CESENATICO - Festa di compleanno per i Nomadi. In una calda cornice di pubblico si celebra la band più longeva d'Italia con tre giornate di iniziative, che si concludono stasera: concerti, incontri, dibattiti, sport. Tutto nel segno dello "spirito nomade". A cinquant'anni dalla fondazione, i Nomadi restano in prima linea con un discorso musicale che abbraccia grandi e piccoli, fan di lunga percorrenza ma anche "normali" appassionati di musica.
È un miracolo?
"Non lo so, se è proprio il caso di parlare di miracolo", risponde Beppe Carletti, fondatore del gruppo. "È una cosa bellissima, inaspettata e, lo confesso, non cercata, ma che stiamo vivendo con gioia, anche se Augusto Daolio ci manca sempre come amico e come artista. Non so spiegarmelo. Come del resto, tanto per fare un esempio, nessuno al mondo il 13 marzo scorso riuscì a spiegare l'elezione di un Papa, Francesco, che con semplicità e coerenza sta riempiendo le chiese. Anche questo per me è un mistero".
Il nuovo pontefice ha fatto breccia anche nel cuore del leader dei Nomadi.
"Sì, ma lo dico con semplicità e rispetto. Senza voler fare nessun paragone con chi lo ha preceduto, Benedetto XVI, un papa di grande cultura, ma diverso per carattere e impostazione. Bergoglio è diverso, è più immediato. Si fa capire e apprezzare subito. Con quel 'Buona sera!' con cui si presentò dopo l'elezione ci conquistò. Anche nella mia famiglia ne fummo subito colpiti. Ecco, papa Francesco ha qualche cosa in più che nessuno sa spiegare".
Beh, anche i Nomadi per centrare i loro primi 50 anni devono possedere qualche cosa in più...
"Non sta a me dirlo. Ma se in ogni nostro concerto - e ne facciamo veramente tanti - si presentano quasi sempre in 3, 4 mila fan pagando il biglietto, vuol dire che qualche cosa di utile e credibile abbiamo e riusciamo tuttora a fare, anche dopo cinquant'anni. Alla base di tanta attenzione metterei comunque al primo posto le canzoni, con le nostre storie, le nostre note. Sono canzoni che rispecchiano in pieno i nostri ideali, i nostri sentimenti, il nostro credo di gente semplice, normale, che non si sottrae mai all'incontro con gli amici e con chi ama ascoltarci".
[[ge:rep-locali:repubblica:61203503]]
Forse è per questo che ai vostri concerti i giovani sono quasi la maggioranza.
"Attraverso le canzoni parliamo ai ragazzi di cose positive, di vita vera, di sentimenti, di valori. E amiamo rivolgerci anche alle famiglie, che numerose accorrono ai nostri concerti anche con i bimbi più piccoli. Dal palco, poi, ci esibiamo ma senza mai atteggiarci a divi o a personaggi di un altro mondo. Noi cantiamo, ma chi ci ascolta sente che siamo come loro e che con le nostre parole entriamo nei loro cuori come amici veri. Finito il concerto, siamo sempre in mezzo alla gente, io a Novellara, gli altri amici nomadi nei loro paesi, ma sempre a contatto con tutti".
Avrebbe mai immaginato nel 1963 che 50 anni dopo i Nomadi sarebbero stati anche sulla breccia e nel cuore di milioni di persone?
"Assolutamente no. Io e Augusto non pensavamo a niente di simile. La musica era la nostra passione. Basta. Tutto quello che è avvenuto dopo ci ha quasi trovati impreparati. Persino quando andammo in classifica tra i dischi più venduti con la raccolta Solo Nomadi, Augusto si spaventò quasi. Ma io voglio vivere tranquillo con la nostra musica, amava ripetere, tutto il resto non mi interessa. Ricordo che quando stavamo provando a Novellara Dio è morto, ci venne a trovare Maurizio Vandelli, già affermato con l'Equipe 84, che ci consigliò caldamente di lasciare Novellara per andare a Milano. Naturalmente dicemmo di no, perché la nostra terra è la nostra terra".
L'ultimo disco dei Nomadi l'avete intitolato Terzo Tempo.
"È il terzo tempo che giocano gli atleti alla fine di partite di rugby o di calcio per scambiarsi saluti, strette di mano, amicizia, al di là dell'esito della partita o degli eventuali scontri avvenuti in campo. È il terzo tempo dell'amicizia, dell'amore, della solidarietà che vogliamo trasmettere a chi ci ascolta. E il risultato raggiunto finora ci sta dando ragione".
A proposito di solidarietà, i Nomadi sono in prima linea anche sul fronte dell'aiuto ai chi soffre o vive nella miseria nei paesi del Terzo Mondo.
"Questa scelta la dobbiamo indirettamente ad Augusto. O meglio, al giorno dei suoi funerali: i tanti fan che seguivano le esequie raccolsero circa 18 milioni di lire da dare in beneficenza. Fu una iniziativa spontanea, nata tra il nostro popolo nomade, che ci offrì l'opportunità di destinare quella cifra, attraverso una Fondazione (si chiama Crescerai) ad aiutare le popolazioni povere. Da allora le offerte si sono moltiplicate e, malgrado la crisi, non accennano a diminuire. Raccogliamo aiuti, in soldi e in oggetti destinati alla scolarizzazione, che con la nostra fondazione facciamo arrivare in Madagascar, in Cambogia, a Cuba, in America Latina. Anche questa è vita nomade".
È un miracolo?
"Non lo so, se è proprio il caso di parlare di miracolo", risponde Beppe Carletti, fondatore del gruppo. "È una cosa bellissima, inaspettata e, lo confesso, non cercata, ma che stiamo vivendo con gioia, anche se Augusto Daolio ci manca sempre come amico e come artista. Non so spiegarmelo. Come del resto, tanto per fare un esempio, nessuno al mondo il 13 marzo scorso riuscì a spiegare l'elezione di un Papa, Francesco, che con semplicità e coerenza sta riempiendo le chiese. Anche questo per me è un mistero".
Il nuovo pontefice ha fatto breccia anche nel cuore del leader dei Nomadi.
"Sì, ma lo dico con semplicità e rispetto. Senza voler fare nessun paragone con chi lo ha preceduto, Benedetto XVI, un papa di grande cultura, ma diverso per carattere e impostazione. Bergoglio è diverso, è più immediato. Si fa capire e apprezzare subito. Con quel 'Buona sera!' con cui si presentò dopo l'elezione ci conquistò. Anche nella mia famiglia ne fummo subito colpiti. Ecco, papa Francesco ha qualche cosa in più che nessuno sa spiegare".
Beh, anche i Nomadi per centrare i loro primi 50 anni devono possedere qualche cosa in più...
"Non sta a me dirlo. Ma se in ogni nostro concerto - e ne facciamo veramente tanti - si presentano quasi sempre in 3, 4 mila fan pagando il biglietto, vuol dire che qualche cosa di utile e credibile abbiamo e riusciamo tuttora a fare, anche dopo cinquant'anni. Alla base di tanta attenzione metterei comunque al primo posto le canzoni, con le nostre storie, le nostre note. Sono canzoni che rispecchiano in pieno i nostri ideali, i nostri sentimenti, il nostro credo di gente semplice, normale, che non si sottrae mai all'incontro con gli amici e con chi ama ascoltarci".
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Forse è per questo che ai vostri concerti i giovani sono quasi la maggioranza.
"Attraverso le canzoni parliamo ai ragazzi di cose positive, di vita vera, di sentimenti, di valori. E amiamo rivolgerci anche alle famiglie, che numerose accorrono ai nostri concerti anche con i bimbi più piccoli. Dal palco, poi, ci esibiamo ma senza mai atteggiarci a divi o a personaggi di un altro mondo. Noi cantiamo, ma chi ci ascolta sente che siamo come loro e che con le nostre parole entriamo nei loro cuori come amici veri. Finito il concerto, siamo sempre in mezzo alla gente, io a Novellara, gli altri amici nomadi nei loro paesi, ma sempre a contatto con tutti".
Avrebbe mai immaginato nel 1963 che 50 anni dopo i Nomadi sarebbero stati anche sulla breccia e nel cuore di milioni di persone?
"Assolutamente no. Io e Augusto non pensavamo a niente di simile. La musica era la nostra passione. Basta. Tutto quello che è avvenuto dopo ci ha quasi trovati impreparati. Persino quando andammo in classifica tra i dischi più venduti con la raccolta Solo Nomadi, Augusto si spaventò quasi. Ma io voglio vivere tranquillo con la nostra musica, amava ripetere, tutto il resto non mi interessa. Ricordo che quando stavamo provando a Novellara Dio è morto, ci venne a trovare Maurizio Vandelli, già affermato con l'Equipe 84, che ci consigliò caldamente di lasciare Novellara per andare a Milano. Naturalmente dicemmo di no, perché la nostra terra è la nostra terra".
L'ultimo disco dei Nomadi l'avete intitolato Terzo Tempo.
"È il terzo tempo che giocano gli atleti alla fine di partite di rugby o di calcio per scambiarsi saluti, strette di mano, amicizia, al di là dell'esito della partita o degli eventuali scontri avvenuti in campo. È il terzo tempo dell'amicizia, dell'amore, della solidarietà che vogliamo trasmettere a chi ci ascolta. E il risultato raggiunto finora ci sta dando ragione".
A proposito di solidarietà, i Nomadi sono in prima linea anche sul fronte dell'aiuto ai chi soffre o vive nella miseria nei paesi del Terzo Mondo.
"Questa scelta la dobbiamo indirettamente ad Augusto. O meglio, al giorno dei suoi funerali: i tanti fan che seguivano le esequie raccolsero circa 18 milioni di lire da dare in beneficenza. Fu una iniziativa spontanea, nata tra il nostro popolo nomade, che ci offrì l'opportunità di destinare quella cifra, attraverso una Fondazione (si chiama Crescerai) ad aiutare le popolazioni povere. Da allora le offerte si sono moltiplicate e, malgrado la crisi, non accennano a diminuire. Raccogliamo aiuti, in soldi e in oggetti destinati alla scolarizzazione, che con la nostra fondazione facciamo arrivare in Madagascar, in Cambogia, a Cuba, in America Latina. Anche questa è vita nomade".