Spettacoli

MUSICA

Cristiano Turato, l'ultimo erede di Daolio
"Come un sogno. I Nomadi sono una famiglia"

Cristiano Turato è entrato nel gruppo un anno fa, rimpiazzando Danilo Sacco. "È una magnifica avventura, alla quale non ero preparato. Ma anche i fan mi hanno accolto benissimo"

1 minuti di lettura
CESENATICO  -  Cristiano Turato è da un anno la nuova voce solista dei Nomadi. Ma è, soprattutto, l'erede del grande Augusto Daolio, fondatore con Beppe Carletti della band che sta festeggiando i cinquant'anni di carriera. Una bella responsabilità, che Turato pare vivere senza stress. "Non mi sento né l'ultimo né il nuovo entrato nei Nomadi. Sono solo uno dei tanti musicisti che hanno fatto e fanno tuttora parte di questa splendida famiglia chiamata Nomadi. È una bellissima avventura alla quale, lo confesso, non ero preparato".

Quarantenne, padovano, figlio di imprenditori, Turato è sposato dal 2001 e padre di Francesco, 4 anni. Nel suo ruolo è stato chiamato nel 2012 dopo una lunga esperienza di musicista rock con i Madelaine. Raccoglie l'eredità di Daolio prima, e di Danilo Sacco poi. "Quanto di bello è successo nell'ultimo anno non lo immaginavo nemmeno lontanamente, è come un sogno. Ho avuto pure la fortuna di essere accolto bene da tutta la famiglia nomade. Certo, ho dovuto imparare tante cose, concentrarmi, abituarmi alla dimensione dei live. Mi pare comunque che tutto stia andando bene, visto anche l'accoglienza dei fan".

Come è iniziata questa sua avventura?
"Casualmente e a mia insaputa. E lo devo a un mio amico che, senza dirmi niente, quando si seppe che il gruppo era alla ricerca di un nuovo cantante, portò a Cico Falzone un mio cd con quattro mie canzoni. E da lì è venuto poi tutto il resto".

Passare dai Madelaine ai Nomadi è stato un passo notevole.
"Col mio gruppo originario ci sentiamo spesso, quando posso suoniamo ancora insieme. Certamente il salto verso i Nomadi è stato bello, importante, lo vivo come il coronamento di una vita, ma non l'approdo finale. È una nuova partenza. È come un fiume che scorre e dopo aver toccato città, campagne, villaggi, sfocia in mare aperto per iniziare una nuova grande avventura. Io mi sento come quel fiume che ora, dopo essere sfociato nel grande mare dei Nomadi, attraversa gli oceani come un Vagabondo alla ricerca di nuove mete, nuove sensazioni. È il fiume della vita che non si arresta mai".

Con la band precedente suonavate rock pesante, eppure il suo gruppo si chiamava Madelaine, cioè Maddalena. Una scelta curiosa...
"Scegliemmo quel nome con i miei amici musicisti perché la Maddalena è una figura del Vangelo altamente simbolica, carica di significato per tutti, specialmente per chi soffre, per chi si sente escluso. La Maddalena, grazie all'incontro con Cristo, cambia vita e si redime. Questo vuol dire che Dio dà a tutti la possibilità di cambiare e di redimersi. Una lezione di 2000 anni fa, ma sempre attuale e necessaria. Una lezione di vita che ci arriva, per di più, da una donna".