ROMA - Eravamo abituati a vederli suonare in scena su astronavi e pedane semoventi, tra schermi giganteschi e caleidoscopici, ma per questo "Unsustainable tour", il primo nei grandi stadi da quando sono on the road, e ormai sono quasi vent'anni, i Muse hanno decisamente voluto esagerare, a cominciare dalle sei ciminiere che sovrastano il palco (un'enorme struttura di quattro piani) che sputano alte lingue di fuoco nel cielo di Roma. I gabbiani che sorvolano la città, capìta l'antifona, girano al largo, la vampata di calore si avverte fin sugli spalti. Alle nove un'esplosione al centro della passerella avverte che si può iniziare e contribuisce a surriscaldare l'atmosfera, già infuocata di suo.
Non c'è nulla come un tour negli stadi per consacrare una band. Un successo conquistato per gradi, nel caso dei Muse, grazie a un pop rock che mette assieme in modo magistrale progressive e hard rock, romanza classica e rock sinfonico. Solo tre o quattro anni fa i Muse si esibivano nei palasport, ora il tour mondiale tocca i maggiori stadi nelle città più importanti e a Roma il concerto conclusivo del tour italiano, sabato sera, è arrivato dopo i due tutto esaurito nel nuovo stadio Olimpico di Torino. L'Olimpico di Roma è quello delle grandi occasioni, preso d'assalto da 60 mila tifosi, caos e traffico impazzito in tutta la zona Nord della capitale, parcheggio introvabile per i moltissimi spettatori provenienti dal centro Italia, si ascoltano dialetti toscani, campani, umbri, marchigiani.
L'inizio con Supremacy e Panic Station è esplosivo, per Plug in baby il palco si illumina come una stazione lunare con le sei ciminiere che non smettono di alzare colonne di fumo nel cielo di Roma. Sullo schermo passa un pontefice a cartoni animati con la fascia antisudore, ma somiglia più a Wojtila che a uno dei due papi contemporanei. Su Resistance il bassista Christopher Wolstenholme segue Bellamy in una delle sue corse lungo la passerella di quasi cento metri. L'impressione del live è ancora una volta stupefacente in quanto a tecnica e resa sonora e acustica: i Muse fanno miracoli quando si tratta di far suonare strutture senza alcuna acustica, nello stadio il suono è ancora una volta perfetto.
Su Animals gli schermi si riempiono di quotazioni di borsa, Bellamy parla dell'Euro e della lira, sul palco dopo un po' appare un banchiere in vestito blu come fosse alla City di Londra che strappa banconote, le lancia verso il pubblico, un'esplosione al centro della passerella ne manda migliaia in mille pezzi come coriandoli. Lo show è molto teatrale, il più teatrale tra i tour in circolazione, eppure il gigantismo ha tolto qualcosa alle capacità visuali dei concerti dei Muse, il tour precedente nei palasport era più coerente da questo punto di vista.
L'intro di Ennio Morricone con The Man with a Harmonica per Knights of Cydonia regala un momento magico, come quando più avanti lo stadio si illumina di mille telefonini accesi. E sono di nuovo (potenziali) fiamme e teatro sulla cover Feeling Good con un'attrice che raggiunge una pompa di benzina e si fa una doccia. Quindi Bellamy dedica Follow Me al figlio parlando in buon italiano, memoria del periodo italiano vissuto sul lago di Como.
Per Madness, uno dei migliori singoli del loro repertorio insieme a Supermassive Black Hole e a Undisclose desire, Bellamy indossa un paio di occhiali con lenti a cristalli liquidi che mostrano a tutti, grazie ai maxischermi, le parole del testo via via che le canta. Time is running out viene introdotta dale note di House of the Rising Sun che il pubblico canta in coro sostenuto soprattutto dall'arpeggio di chitarra di Bellamy. Ormai è un tripudio di computer grafica, laser ed effetti pirotecnici: per Stockholm Syndrome lo schermo si scompone in decine e decine di piccoli televisori. Ma il colpo di teatro, una vera trovata in stile Cirque du Soleil, arriva su Unintended e su Guiding Light quando un enorme pallone aerostatico a forma di lampadina porta sulla testa degli spettatori in platea un'acrobata ballerina appesa nel vuoto e sembra quasi di poterla toccare.
La prova degli stadi è superata, i Muse sono entrati così nel ristretto club dei grandi: il suono e le canzoni ci sono, lo spettacolo è diventato pop quanto basta per accontentare la platea da 60 mila spettatori. I bis tra fiamme e robot giganti telecomandati su Supermassive black hole, Survival, Isolated System e Starlight sono un trionfo.