RAVELLO (SA) - Non tutti sanno chi c'è dietro Parlami d'amore Mariù, Vivere e l'evergreen per eccellenza Mamma. Senza Cesare Andrea Bixio, oggi probabilmente parleremmo di un'altra canzone italiana. Bixio fu una figura centrale della cultura popolare nazionale, all'inizio del Novecento inventò letteralmente la forma-canzone, sottraendola ai regionalismi e al dominio della romanza. Il Ravello Festival gli rende omaggio ospitando l'anteprima della mostra C. A. Bixio - Musica e parole nel Novecento italiano, che si potrà visitare fino al 31 ottobre nel chiostro inferiore e nel teatro di Villa Rufolo. "Più che una semplice esposizione è un viaggio alle radici della nostra melodia", assicura Renato Marengo, che ha coordinato gli eventi intorno alla sua figura compreso l'evento musica "Canzoni dal secolo breve", un concerto in cui i suoi motivi più celebri sono stati reinterpretati dall'orchestra guidata da Bruno Biriaco, ex Perigeo.
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La "rivoluzione" operata da Bixio è avvenuta nei 40 anni che collegano la prima guerra Mondiale e il Festival di Sanremo. Partiture, stampe, documenti, foto, apparecchi sonori d'epoca e video ci raccontano un'era che non c'è più. A quel periodo appartengono i suoi classici, come Il tango delle capinere, e oltre 500 brani composti in una carriera che comprende anche 150 colonne sonore e un'attività di innovatore e imprenditore. "L'idea di celebrare papà era nell'aria da anni", dice Franco Bixio, che con il fratello Andrea e l'architetto Giuseppe Pasquali ha curato la mostra. "La grafica dei suoi spartiti, autentiche opere d'arte, ci hanno spinti a mostrarle al pubblico. Nel tempo poi abbiamo scoperto un materiale visivo vastissimo e in collaborazione con l'Università La Sapienza abbiamo scelto un architetto giovane per l'allestimento". "Se si vuole capire il significato delle canzoni di mio padre bisogna venire a Napoli: papà ha regalato Napoli all'Italia", gli fa eco Andrea.
I visitatori della mostra toccano con mano gli archivi e le metodiche di un artigiano della musica. Il nucleo centrale della collezione ruota intorno a tre canzoni Parlami d'amore Mariù, Mamma, Vivere. "La prima - ricorda Bixio - era nella colonna sonora del film Gli uomini che mascalzoni, interpretata da Vittorio De Sica, Mamma invece è stato il primo brano in assoluto a essere composto in Italia su un rapporto così diretto. Mio padre ha colmato un vuoto. Ha capito che era giunto il momento di unire il popolo italiano anche facendolo cantare nella stessa lingua. Prima di lui c'erano solo la canzone napoletana e le romanze di Tosti. All'epoca è stato definito un traditore. Ma si sbagliavano: anche quando è entrato nel mondo delle edizioni musicali ha precorso i tempi".
La sua musica ha ammaliato Parigi e Mistinguett, ha influenzato la carriera di interpreti come Carlo Buti, Luciano Tajoli, Silvana Fioresi, Oscar Carboni, Beniamino Gigli, Natalino Otto e Achille Togliani. Alla fine degli anni '50 - ormai pago - Bixio si trasformò in imprenditore fondando la Cinevox, prima etichetta a occuparsi principalmente di colonne sonore cinematografiche, titolare di successi come Profondo Rosso dei Goblin.
Le sue canzoni non sono mai tramontate. "Nel corso degli anni le hanno interpretate Mina, Giorgio Gaber, Luigi Tenco e anche i La Crus - commenta Bixio -. Domingo, Carreras e Pavarotti le hanno riportate nel mondo grazie ai loro recital e quando Pavarotti ha inciso il suo primo album di canzoni pop erano addirittura nove quelle firmate da mio padre. La musica è sempre stata la sua grande passione. Quando si è ritirato dalla composizione la sua abitazione di Rocca di Papa è diventata meta di tanti interpreti. Ricordo la visita di Domenico Modugno, ancora agli inizi della carriera. Papà aveva già smesso i panni del compositore, ma capì immediatamente il suo valore. Lo definì, immediatamente, 'un grande animale da spettacolo'. Anche quella volta, ci aveva visto giusto".
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La "rivoluzione" operata da Bixio è avvenuta nei 40 anni che collegano la prima guerra Mondiale e il Festival di Sanremo. Partiture, stampe, documenti, foto, apparecchi sonori d'epoca e video ci raccontano un'era che non c'è più. A quel periodo appartengono i suoi classici, come Il tango delle capinere, e oltre 500 brani composti in una carriera che comprende anche 150 colonne sonore e un'attività di innovatore e imprenditore. "L'idea di celebrare papà era nell'aria da anni", dice Franco Bixio, che con il fratello Andrea e l'architetto Giuseppe Pasquali ha curato la mostra. "La grafica dei suoi spartiti, autentiche opere d'arte, ci hanno spinti a mostrarle al pubblico. Nel tempo poi abbiamo scoperto un materiale visivo vastissimo e in collaborazione con l'Università La Sapienza abbiamo scelto un architetto giovane per l'allestimento". "Se si vuole capire il significato delle canzoni di mio padre bisogna venire a Napoli: papà ha regalato Napoli all'Italia", gli fa eco Andrea.
I visitatori della mostra toccano con mano gli archivi e le metodiche di un artigiano della musica. Il nucleo centrale della collezione ruota intorno a tre canzoni Parlami d'amore Mariù, Mamma, Vivere. "La prima - ricorda Bixio - era nella colonna sonora del film Gli uomini che mascalzoni, interpretata da Vittorio De Sica, Mamma invece è stato il primo brano in assoluto a essere composto in Italia su un rapporto così diretto. Mio padre ha colmato un vuoto. Ha capito che era giunto il momento di unire il popolo italiano anche facendolo cantare nella stessa lingua. Prima di lui c'erano solo la canzone napoletana e le romanze di Tosti. All'epoca è stato definito un traditore. Ma si sbagliavano: anche quando è entrato nel mondo delle edizioni musicali ha precorso i tempi".
La sua musica ha ammaliato Parigi e Mistinguett, ha influenzato la carriera di interpreti come Carlo Buti, Luciano Tajoli, Silvana Fioresi, Oscar Carboni, Beniamino Gigli, Natalino Otto e Achille Togliani. Alla fine degli anni '50 - ormai pago - Bixio si trasformò in imprenditore fondando la Cinevox, prima etichetta a occuparsi principalmente di colonne sonore cinematografiche, titolare di successi come Profondo Rosso dei Goblin.
Le sue canzoni non sono mai tramontate. "Nel corso degli anni le hanno interpretate Mina, Giorgio Gaber, Luigi Tenco e anche i La Crus - commenta Bixio -. Domingo, Carreras e Pavarotti le hanno riportate nel mondo grazie ai loro recital e quando Pavarotti ha inciso il suo primo album di canzoni pop erano addirittura nove quelle firmate da mio padre. La musica è sempre stata la sua grande passione. Quando si è ritirato dalla composizione la sua abitazione di Rocca di Papa è diventata meta di tanti interpreti. Ricordo la visita di Domenico Modugno, ancora agli inizi della carriera. Papà aveva già smesso i panni del compositore, ma capì immediatamente il suo valore. Lo definì, immediatamente, 'un grande animale da spettacolo'. Anche quella volta, ci aveva visto giusto".