Spettacoli

MUSICA

Willis Earl Beal, lo strano caso dell'artista naïf
disposto a tutto (ma non a fare la popstar)

Si esibiva per strada, dove spesso dormiva, con una cassetta stile karaoke e strani strumenti raccattati in giro. Ai passanti allungava i suoi flyer offrendosi a domicilio come cantante o vignettista. Ora ha un contratto importante. A settembre pubblica il secondo disco, "Nobody Knows"

3 minuti di lettura
LONDRA - Un outsider geniale e bizzarro. Un artista estroso, condannato per indole all'eterna naiveté. Una stella conclamata nel firmamento della musica popolare. Tra poche settimane Willis Earl Beal, 27 anni, afroamericano, saprà a quale delle tre ipotesi sarà associato definitivamente il suo nome. Il prossimo 10 settembre arriva infatti Nobody Knows, il secondo album dell'aspirante Tom Waits nero. La sua storia favolosa e Acousmatic Sorcery, il disco di debutto sgangherato quanto emozionante, uscito ad aprile 2012, hanno già cambiato il corso del suo destino. Ma adesso, dove andrà a parare?
[[ge:rep-locali:repubblica:64908163]]
Il senzatetto e i suoi strani volantini. Beal ne ha passate di tutti i colori, è sopravvissuto ai rovesci della vita con invidiabile serenità, infine ha materializzato un sogno. La storia inizia nel South Side di Chicago, Illinois, dove Willis Earl nasce e cresce con la nonna. Ma è un ragazzo che scalpita per diventare adulto. A vent'anni si fa reclutare dalla US Army e raggiunge Fort Leonard Wood, nel Missouri. Non coltiva sogni di gloria, ambisce più umilmente a un salario dignitoso. Neanche passa la visita medica, però. Gli diagnosticano un guaio all'apparato intestinale e lo rispediscono a casa. Dove non trova un lavoro degno di questo nome. Così cade in depressione. Autentica, profonda. Il ricovero in ospedale dura cinque mesi. I più terribili della sua vita, probabilmente.

Nel 2007 decide di cambiare aria e si trasferisce ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, attratto dall'idea romantica del deserto: "Lo confesso, l'atmosfera desolata è sempre stata nella mia mente". Qualche notte riesce a farsi ospitare qui e là, ma più spesso finisce a dormire sulla strada. La strada d'altronde è il palscoscenico della sua vita, come lo è per tanti busker sparsi nel mondo. Come loro, Beal canta nei luoghi affollati, alle fermate della metropolitana, alla stazione ferroviaria. Diversamente da loro, però, distribuisce flyer scritti a mano, con il numero di telefono e l'invito a chiamarlo a domicilio, a tutte le ore, perché lui è sempre disponibile a offrire una canzone personalizzata. O, in un volantino alternativo con disegno incorporato, offre a cifre modiche i ritratti e i fumetti che lui stesso disegna. Dal tratto magari un po' grezzo, ma accattivante.
[[ge:rep-locali:repubblica:64370749]]
Compagno di scuderia di Adele e Radiohead. Mezzo hobo, e non per scelta, Willis in realtà è un lavoratore indefesso. Volentieri lo spilungone nero accetta l'offerta di fare il portiere notturno in un motel. Così si regala la chance di mangiare a pranzo e a cena senza dipendere dall'umore dei clienti intercettati per strada. Finché uno dei suoi volantini viene scoperto dal Found Magazine, e la rivista investe su di lui sbattendo la sua faccia in copertina. E pubblicandogli pure un cofanetto a tiratura limitata, The Willis Earl Beal Collection: 17 canzoni, qualche poesia e un artwork bislacco.

Viene contattato da un centinaio di fan. Gli telefona un tale che si qualifica come Mos Def e gli propone di fargli da coautore per sceneggiare la sua vita in un film. In fondo, il suo caso somiglia a quello di Sixto Rodriguez, il genio inafferrabbile raccontato in Searching for Sugar Man, il film che ha sbancato il Sundance Film Festival. Addirittura viene invitato alle audizioni televisive di American Idol, l'X Factor americano... ma non è quello il suo terreno.

Poi, gli capita quello che gli uomini di fede chiamano "miracolo". La XL Recordings, l'etichetta di Adele, Radiohead, Prodigy, Sigur Ros, Jack White, Vampire Weekend, accoglie in blocco il suo estro mercuriale e l'armamentario di strada - una cassetta stile karaoke, un microfono da 20 dollari, la chitarra scordata e gli altri strumenti raccattati sui banchi dei mercatini - e gli fa firmare un contratto per quattro album. Acousmatic Sorcery è il primo, e definirlo lo-fi (bassa fedeltà) neanche dà l'idea. Per ammissione dello stesso Willis Earl: "Questo disco è stato registrato con apparecchiature scadenti (una chitarra elettrica rossa, chitarre dimenticate, un'arpa bielorussa denominata Nepenenoyka, che è anche il titolo del brano strumentale che apre il  disco, nda), una batteria di pentole e padelle... Mi piace così, spero che piaccia anche a voi". Grazie sì, però un disco che sfrigola tra fruscii, dissonanze assortite, distorsioni e suoni inauditi non può essere un boom commerciale. In compenso, Willis Earl Beal cattura l'attenzione della critica specializzata e graffia l'anima degli appassionati che detestano la programmazione in heavy rotation delle radio commerciali.

Nessuno sa, lui mette le mani avanti. Attenzione, però. Rumori a parte, quel primo disco "sporco" rivela un talento d'autore e di interprete di prima categoria. Beal alterna il canto soul, morbido come la seta, alle asprezze dolenti del bluesman. Racconta storie di vita vera che grondano dolore, speranza, redenzione. Storie di disincanto e di romanticismo ruspante. Le racconta passeggiando indolente, con spirito anarchico, tra paesaggi di rhythm'n'blues, gospel, indie rock, attitudine punk, country e rap, libero da qualsivoglia vincolo di genere. Nobody Knows, adesso, potrebbe testimoniare il passaggio dell'autore a una forma evoluta di maturità, il decisivo passo avanti rispetto all'ormai riconosciuta, attraente stravaganza.

Ma lui mette le mani avanti e preannuncia un disco dagli arrangiamenti "radicati un po' ovunque, dal blues orchestrale all'ambient R'n'B, dalle filastrocche delicate alla cacofonia pura". Non esattamente roba da stadio osannante. In un brano, Coming Through, ospita una sua fan speciale, Cat Power - che compare come Chan Marshall - un'altra che ama condividere la propria originalità con i colleghi fatti della stessa pasta. E il Nobody del titolo sapete chi è? Sempre lui, Willis Earl Beal, che con quello pseudonimo si autoproduce l'album e chiarisce (si fa per dire): "Io sono nessuno. Voglio essere l'ombra, non la persona che la genera".

Chiaro il concetto? Sia quel che sia, Beal si prepare anche a portare sui palchi d'Europa il suo The Church of Nobody Tour, a ridosso dell'uscita dell'album. Tredici date, a partire dal 20 settembre, ma nessuna in Italia. Per ora. I fan però lo attendono fiduciosi. Al limite, anche per una sola canzone a domicilio.