DOPO dieci anni di silenzio torna a farsi sentire uno dei produttori più importanti dell'hip hop italiano, il milanese Fritz Da Cat. Il beatmaker lombardo ha concesso una lunga intervista esclusiva a la Repubblica XL (in edicola dal 30 agosto) e il magazine propone anche in allegato un suo cd a richiesta, "Leaks", che propone in anteprima 10 brani estratti dal suo ultimo lavoro, "Fritz", che uscirà il prossimo ottobre per la Universal. È la sua nuova fatica dopo quel "Basley Click", registrato assieme a Fabri Fibra e a Fede dei Lyricalz, che, come racconta a XL, "non era stato capito". Il rap allora "era un genere d'avanguardia in Italia ed era difficile viverci", e non poteva garantire alcun tipo di entrate mensili. Non è un caso se quasi tutti i dischi italiani più importanti in ambito hip hop sono stati prodotti da etichette indipendenti, che davano voce ad una scena molto underground, lontana dai facili guadagni, vicina alle periferie di città come Bologna, Milano, Roma e Napoli.
Alessandro Civitelli (vero nome di Fritz) muove i suoi primi passi nel 1991, nel periodo delle posse, crew di artisti legati ai movimenti antagonisti dei centri sociali. L'hip hop era immerso in un clima politicamente impegnato, legato alle lotte portate avanti dagli spazi occupati, con una ritmica influenzata dai grandi nomi come Public Enemy, NWA, Run DMC o Eric B. & Rakim e con basi imbevute di funk ed eseguite da campionatori analogici. I suoi primi tentativi sono stati sia come mc che come dj, emulando gli artisti che andavano all'epoca, cercando di capire se fosse più adatto a stare dietro al microfono o ad occuparsi delle basi. Dopo aver realizzato che era quest'ultima la strada da prendere inizia a concentrarsi sul beatmaking, prima con il Roland DJ 70, poi con l'Akai 950 (campionatore fondamentale per la sua carriera, che dal quale prenderà il nome del suo secondo album "Novecinquanta").
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Come molti producer di quegli anni, da una parte c'era l'amore per l'East Coast e dall'altra quello per la vecchia musica nera, in particolare Isaac Hayes, Barry White, Quincy Jones e i The Brothers Johnson, ma anche per le colonna sonore dei cartoni animati giapponesi. Questo è stato il suo background, sul quale si sono formati i suoi primi due dischi, "Fritz Da Cat" del 1998 e "Novecinquanta" del 1999, ormai entrati a far parte dei classici del genere. In questi lavori Civitelli ha radunato alcuni trai migliori nomi della scena del periodo, come Neffa, Dj Gruff, Kaos One, Lord Bean, Dj Lugi, Esa, Bassi Maestro e Fabri Fibra. Questi ultimi due artisti sono presenti anche su "Leaks", assieme a personaggi più giovani, protagonisti del rap di oggi, come Clementino, Salmo, e Noyz Narcos (presente con i Calibro 35, band milanese che solitamente ripropone le colonne sonore di film poliziotteschi degli anni '70). È un disco che riprende il discorso interrotto con "Basley Click" nel 2001, quando le vecchie influenze funk si mischiavano al nuovo suono digitale ed elettronico, che poi avrebbe segnato la nuova scuola hip hop.
Protagonista di questa commistione di suoni, Fritz Da Cat oggi guarda al rap del presente riproponendo il suo background attraverso Logic, un programma per fare musica contenuto nei computer della Apple. Tutti i nomi da lui coinvolti nel nuovo lavoro sono ben consci del suo talento e del suo ruolo nel genere. "Sarebbe banale dire di essere cresciuto con Novecinquanta di Fritz. Perché avrei voluto essere quello che lo aveva fatto", confessa Mondo Marcio. "In Italia sono rari i produttori capaci di offrire un sound originale, in pochi hanno un identità, penso che Fritz Da Cat sia uno di questi", aggiunge Fabri Fibra nell'intervista di XL, firmata da Christian Zingales.
Alessandro Civitelli (vero nome di Fritz) muove i suoi primi passi nel 1991, nel periodo delle posse, crew di artisti legati ai movimenti antagonisti dei centri sociali. L'hip hop era immerso in un clima politicamente impegnato, legato alle lotte portate avanti dagli spazi occupati, con una ritmica influenzata dai grandi nomi come Public Enemy, NWA, Run DMC o Eric B. & Rakim e con basi imbevute di funk ed eseguite da campionatori analogici. I suoi primi tentativi sono stati sia come mc che come dj, emulando gli artisti che andavano all'epoca, cercando di capire se fosse più adatto a stare dietro al microfono o ad occuparsi delle basi. Dopo aver realizzato che era quest'ultima la strada da prendere inizia a concentrarsi sul beatmaking, prima con il Roland DJ 70, poi con l'Akai 950 (campionatore fondamentale per la sua carriera, che dal quale prenderà il nome del suo secondo album "Novecinquanta").
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Come molti producer di quegli anni, da una parte c'era l'amore per l'East Coast e dall'altra quello per la vecchia musica nera, in particolare Isaac Hayes, Barry White, Quincy Jones e i The Brothers Johnson, ma anche per le colonna sonore dei cartoni animati giapponesi. Questo è stato il suo background, sul quale si sono formati i suoi primi due dischi, "Fritz Da Cat" del 1998 e "Novecinquanta" del 1999, ormai entrati a far parte dei classici del genere. In questi lavori Civitelli ha radunato alcuni trai migliori nomi della scena del periodo, come Neffa, Dj Gruff, Kaos One, Lord Bean, Dj Lugi, Esa, Bassi Maestro e Fabri Fibra. Questi ultimi due artisti sono presenti anche su "Leaks", assieme a personaggi più giovani, protagonisti del rap di oggi, come Clementino, Salmo, e Noyz Narcos (presente con i Calibro 35, band milanese che solitamente ripropone le colonne sonore di film poliziotteschi degli anni '70). È un disco che riprende il discorso interrotto con "Basley Click" nel 2001, quando le vecchie influenze funk si mischiavano al nuovo suono digitale ed elettronico, che poi avrebbe segnato la nuova scuola hip hop.
Protagonista di questa commistione di suoni, Fritz Da Cat oggi guarda al rap del presente riproponendo il suo background attraverso Logic, un programma per fare musica contenuto nei computer della Apple. Tutti i nomi da lui coinvolti nel nuovo lavoro sono ben consci del suo talento e del suo ruolo nel genere. "Sarebbe banale dire di essere cresciuto con Novecinquanta di Fritz. Perché avrei voluto essere quello che lo aveva fatto", confessa Mondo Marcio. "In Italia sono rari i produttori capaci di offrire un sound originale, in pochi hanno un identità, penso che Fritz Da Cat sia uno di questi", aggiunge Fabri Fibra nell'intervista di XL, firmata da Christian Zingales.