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Stylophonic fa "Boom!" sul palco tra le star
"Mescolo elettronica e pop, mi diverto"

Stasera ai Magazzini Generali il dj festeggia con le canzoni del nuovo disco i suoi 43 anni con Giuliano Sangiorgi, Samuel, Malika Ayane, Dargen D'Amico, Irene Grandi, Saturnino, Emis Killa, Ada Reina.  "Stavolta tutte le canzoni sono in italiano e tutte in duetto. Siamo partiti dal mio background house, hip hop, electro, poi abbiamo svariato..."

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MILANO - Complice il nome d'arte che si è dato, il tipo di sonorità decisamente lontane da quelle nostrane, e un'attività frenetica in tutto il mondo, Stylophonic per i più è un musicista straniero. Invece Stefano Fontana è milanesissimo. E stasera festeggerà i suoi 43 anni dietro l'amata consolle, alla discoteca Magazzini Generali, nella sua città. Un party solo per invitati, i vincitori di un concorso su Internet, ma visibile a chiunque in streaming dalle 22. Un party doppio, visto che in realtà è stato organizzato per un altro motivo, l'uscita del suo terzo album, Boom! E infatti stasera saranno sul palco diversi artisti presenti nel disco: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Samuel dei Subsonica, Malika Ayane, Dargen D'Amico, Irene Grandi, Saturnino, Emis Killa e Ada Reina.

Boom!: è una metafora della sua definitiva esplosione?
"Grazie del complimento, ma io ho pensato a quell'esplosione di emozioni, colori, sensazioni, che per me è la musica. Stavolta tutte le canzoni sono in italiano, e tutte in duetto. Siamo partiti dal mio background personale che è fatto di house, hip hop ed electro, per poi svariare".

Le collaborazioni sono davvero eterogenee: oltre agli ospiti di stasera anche Pau dei Negrita, Emis Killa, Caparezza, il Cile. Come le ha scelte?
"Con un solo criterio: artisti che stimo e rispetto. Mi piace che siano vari, rappresentativi di vari generi, perché la musica è bella sempre. Sono partito da Giuliano, che ha scritto il brano che dà il nome al disco. Il passo successivo è stato Samuel. Agli altri ho scritto e mail tramite amici comuni, mandando alcune basi su cui lavorare, ci sono stati tutti".

Discorso a parte per due particolari presenze in voce: Mina (Sabato notte) e Domenico Modugno (Nel blu dipinto di blu).
"Per la prima volevo una canzone che parlasse del divertimento notturno, che è il mio lavoro. Non conoscevo questa vecchia sigla di Studio Uno del 1961 e me ne sono subito innamorato. Sono contento di avere avuto il permesso di campionare la sua voce. Quanto a Modugno, incideva per la Carosello, come me, quindi è stato più facile, ma i suoi eredi hanno approvato. Volevo una canzone italiana, cosa c'è di meglio?".

Spicca anche un'assenza, quella di Jovanotti, con cui ha lavorato per la canzone (Tanto)³ e il disco Buon sangue, che in sostanza gli ha aperto il mondo della dance elettronica.
"Un caso, era impegnato col tour. I rapporti sono sempre ottimi. Qualcosa prima o poi rifaremo, ne parleremo in qualcuna delle tante cene che ci facciamo".

Oggi compie 43 anni, e da circa 25 è dietro una consolle. Bilanci?
"Beh, non mi sarei mai aspettato niente di tutto questo, quando ho iniziato. Lo facevo per divertirmi, per suonare in discoteca, il resto è venuto da sé, passo dopo passo. Non mi sono mai accontentato, ecco. Devo ancora camminare molto, e ho una gran voglia di farlo".

Cosa è cambiato da allora? Tutto, ovviamente, a cominciare da lei. Ma in particolare?
"Facile dirlo, la tecnologia. È passato il gusto di andare due volte alla settimana nel negozio di dischi a prendere i vinili che mi tenevano da parte quando arrivavano da Chicago. Il digitale ha sicuramente rappresentato una democratizzazione della musica: tutti possono accedervi, tutti possono farla. Ma ne ha anche abbassato il livello. O meglio, lo ha appiattito. Ora è un po' tutta la stessa pappa, prima un dj lo riconoscevi anche da quello che suonava, dallo stile. Adesso è molto più difficile. E infatti i pochi che hanno un'idea buona fanno subito il botto".

Le idee buone però continuano a non mancare, visto che ormai tanti di voi sono considerati delle pop star a tutti gli effetti.
"È vero, la musica elettronica sta rubando un po' di posto al pop, o forse tanto. I dj non sono più icone underground. Qualche giorno fa ero ospite di Martin Solveig a un suo dj set agli East End Studios Milano, e sembrava che fosse un cantante, per l'attenzione che gli davano: pochissimi ballavano, tutti lo osservavano. Prima neppure badava a noi, ci mettevamo in postazione e la gente si scatenava, adesso guardano anche come siamo vestiti. Il male è che per me la cosa più importante è fare ballare il pubblico. Il bene è che raggiungo molte più persone di prima".

Parlava di Milano, che nonostante il successo internazionale resta la città dove vive. Che ne pensa?
"Continuo ad avere il mio studio sui Navigli e ad amare questa città. La trovo vivissima. Ovvio che momenti come il finire degli anni Ottanta, in cui c'era la ricchezza artistica di Londra e New York, sono irripetibili, e ovvio che si potrebbe fare parecchio di più, a livello di serate. Ma c'è sempre tanto fermento, penso alla crew dei Reset!, alle iniziative di Elita o del Trident Management. Qualcosa di bello per l'elettronica c'è sempre".

Il suo successo dura ormai da una decina d'anni, dai tempi di If everybody in the world loved everybody in the world. Allora eravate in pochi a essere noti al di là delle Alpi: lei, Benny Benassi, forse gli Eiffel 65. Adesso si potrebbero citare Planet Funk, Bloody Beetroots, Crookers e tanti altri. Si sente, vi sentite, rappresentanti dell'Italia all'estero?
"Gli altri non so. Io sì, un po', lo ammetto. La cosa che mi rende felice è di non farlo con musiche o sonorità italiane, ma con un linguaggio internazionale. Anche perché per fortuna non mi chiedono 'o sole mio, all'estero. Non oso immaginare cosa ne verrebbe fuori, tra l'altro. Anche per questo Boom! resterà un prodotto italiano e per l'Italia. Sto lavorando a un album per il mercato estero, sarà tutto strumentale e le collaborazioni saranno con diversi dj italiani molto conosciuti all'estero".