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Papà Lionel Richie a quello di Miley Cyrus: "Dio ti benedica Billy, ne avrai bisogno"

Sua figlia Nicole per anni ha occupato le prime pagine dei giornali con storie di eccessi e arresti per droga e alcol. Amica intima di Paris Hilton, è stata una preoccupazione che oggi l'autore di "Say You, Say Me" condivide con un altro padre, il cantante country Billy Ray Cyrus: "Se qualcuno pensa di poterli controllare dopo i tredici anni, è fuori strada"

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WASHINGTON - "God bless you!". Poche parole. In questo modo Lionel Richie esprime la sua solidarietà a Billy Ray, cantante country e padre di Miley Cyrus, costretto a fare i conti con una figlia nota per le performance sexy-kitsch, più che per i meriti artistici. "Dio ti benedica Billy, ne avrai bisogno". Se si tratta di figli ribelli, Lionel può parlare. La figlia adottiva Nicole, amica intima di Paris Hilton, per anni ha occupato le prime pagine dei giornali con storie di eccessi, arresti per droga, alcol e rock'n'roll.

"Capisco perfettamente cosa sta provando ora il papà di Miley. Penso a quello che è successo con Nicole, anche se ovviamente si tratta di due esperienze completamente diverse. Grazie a Dio quel periodo per me è passato. Oggi lei ha trovato la sua strada. Ma abbiamo avuto momenti davvero duri. Non è stato facile per me, non lo è per Billy ora", ha detto l'autore di Dancing on the Ceiling, 1986, quattro milioni di copie vendute.
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Richie non dà consigli, offre comprensione. "In realtà non ho nulla da criticare. Miley sta percorrendo quella che ritiene essere la strada giusta. Però capisco le preoccupazioni di suo padre". Genitori e figli, una battaglia di posizione. "Se qualcuno pensa di poterli controllare dopo i tredici anni, è fuori strada. Tutti i ragazzi cercano di ribellarsi all'autorità dei genitori. È normale. L'ho fatto anch'io con i miei, mi sono riconosciuto in molti degli atteggiamenti di Nicole".

Com'era lei da ragazzo?
"Non ero turbolento, ma sicuramente ero fuori dalla norma. All'ultimo anno di college, un giorno tornai a casa e dissi ai miei: 'Mamma, papà mi sono unito a una band, ci chiamiamo Commodores e saremo i Beatles Neri'. Eravamo in Alabama, negli anni Sessanta. Potete immaginare la faccia che fecero vedendomi con un'enorme chioma afro, scarpe con zeppe assurde ed eccentrici abiti di scena".

Poi un giorno i ruoli si invertono. E il papà è lei.
"Guardavo mia figlia negli occhi e le dicevo: per favore mantieni alto l'onore della tua famiglia. Un tipico discorso da padri. Tra i 16 e i 25 anni l'occupazione principale dei figli è ignorare sistematicamente i tuoi consigli. Il vero problema è capire quanto tempo durerà questa ribellione e quanto lontano li porterà. Nessuno può prevedere le conseguenze".

Essere ricchi e famosi complica le cose.
"Ai miei figli ho dato la possibilità di partire da un livello molto più alto di quello dal quale avevo iniziato io. Spesso gli ho detto: 'Ragazzi, io ho lavorato duro per ottenere quello che ho adesso, sono partito dai piani bassi. Ho cercato di guadagnarmi ogni giorno una buona reputazione'. Per loro è molto difficile da capire. Ed hanno ragione: non partono dal piano terra, ma da casa mia!".
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Il momento migliore?
"Quello della nascita, quando hai il completo controllo di tutto. Sai dove sono, ti prendi cura di loro e loro dipendono interamente da te. È tutto lineare e ordinato. Poi arriva il giorno in cui il tuo bambino comincia a camminare. E i giochi hanno inizio. Però quella è anche la parte più emozionante. Accompagnarli nel mondo ti riempie di responsabilità e di gioia!".

Quale eredità lascia?
"Una robusta dose di amore. Voglio che riescano a comprendere totalmente cosa vuol dire essere amati incondizionatamente. A volte mi rendo conto che ci sono situazioni in cui non occorrono tante parole, tante spiegazioni. Basta semplicemente un grande, lungo abbraccio".

Lei è considerato un padre anche da tanti giovani artisti. Un modello da seguire.
"Ogni generazione ha il compito di giocare la sua partita e di farlo a modo suo. Penso a me, a quando ero giovane come loro e iniziavo la mia carriera. Un giorno Henry Mancini mi ha detto: 'Anni fa ti vidi con quegli enormi capelli, con quelle stranissime scarpe e mi dissi: quello è il futuro del business. E così è stato'. Aveva avuto fiuto. Col tempo le cose che contano sono rimaste, quelle meno importanti sono scivolate via".

Ha fiducia nei giovani?
"La mia generazione ha avuto personaggi del calibro di Springsteen, Prince, Michael Jackson o Madonna. Ora una nuova generazione è in arrivo. La vera questione è, chi resterà?".

Sembra che oggi la musica non sia la componente essenziale del successo.
"Prima o poi tutti torneranno alle 12 note. È inutile girarci intorno, nel nostro mondo la parte più importante è la melodia, il resto non conta. La melodia è e resterà la regina assoluta. Alla gente col tempo non importerà più che tipo di vestiti indossi o non indossi, che pettinatura hai, il tuo stile. Queste cose passano, la moda passa. Quel che resta sono le canzoni. La gente vuole cantare con te, lasciarsi catturare dalla musica".

È quello che accade ai suoi concerti.
"Io sono una persona benedetta, perché quando salgo sul palco, la gente canta con me. Non importa in quale angolo del mondo mi trovi. Succede anche in Cina. Ho scoperto che lì insegnano inglese nelle scuole con i miei testi".

In fondo anche in Italia non c'è Natale in cui i bambini non concludano la recita scolastica con We are the world, che lei ha scritto con Michael Jackson.
"Se hai una melodia che la gente può cantare, vivrai per sempre. Ma non sarai tu ad essere immortale, lo saranno le tue canzoni".