"MI FANNO tutti la stessa domanda. Tutti hanno la stessa percezione. Ebbene, abbiamo iniziato a lavorare all'album a gennaio, il titolo c'era già, cosa c'entra il fatto che sono stato costretto a cancellare dei concerti? Tutto gira solo intorno a questo, adesso?". Ian "Lemmy" Kilmister, classe 1945, il vecchio leone del rock'n'roll, ruggisce ancora. E con i suoi modi sbrigativi rispedisce al mittente l'interpretazione di un paio di canzoni del nuovo album dei Motörhead, Aftershock, come il racconto da incubo del periodo di riposo forzato a cui è stato costretto la scorsa estate a causa delle condizioni di salute.
Attesissimi al rock festival di Wacken, in Germania, i Motörhead - ovvero il cantante/bassista Lemmy, il chitarrista Phil Campbell e il batterista Mikkey Dee - furono costretti in quella occasione a ridurre il loro show a soli sei brani, poi a cancellare molte date estive, compresa quella di Milano. E i medici fermarono Lemmy a cui, secondo voci riportate sul sito ufficiale, pare sia stato impiantato un defibrillatore. Per spingere un cuore provato da 68 anni di musica vissuta all'estremo, tra esperienze psichedeliche, un consumo di sigarette da asfaltarci l'equatore, milioni di chilometri macinati in tour, donne e notti brave.
Ecco perché un titolo come Aftershock spinge verso la traduzione letterale: "shock post-traumatico". E ad esso riportare i risvegli in piena notte, la disperazione, i fantasmi che ti inseguono dopo averti concesso anni di vantaggio, il rifiuto di guardare i telegiornali e la richiesta a qualcuno di restarti accanto in una stanza. Che poi sono alcuni passaggi tratti dai primi due brani del nuovo disco, Hearbreaker e Coup de Grace. Titoli, tra l'altro, perfetti per il collettivo depistaggio dei critici.
"Ok, allora chiariamo subito", taglia corto Lemmy. Aftershock è un buon titolo. Volevamo intitolare l'album After The War. Ci siamo detti: 'After' va bene, ma non quel 'The'. Così, Mikkey (Dee, il batterista, ndr) ha proposto Aftershock. Il titolo, dunque, è di Mikkey. Quanto alle canzoni: Heartbreaker non può essere una canzone su qualcuno che ti ha spezzato il cuore? E Coup De Grace, non può parlare di qualcuno che si trova nel braccio della morte?".
Ok, scusi Lemmy. Ma un'ultima domanda sulla salute deve concedercela. Proprio Mikkey Dee, lo scorso anno, ci raccontò che il leader stava provando a smettere di fumare. Di per sé, una notizia clamorosa. Com'è andata? E ricorda la sua prima sigaretta? "La prima sigaretta... Ricordo solo che ero molto giovane, troppo giovane. Sì, ho smesso di fumare. Più o meno...".
Parliamo di amicizia. Durante la sosta forzata, Slash twittò un messaggino molto rassicurante sulla ripresa di Lemmy. "Vero. A quanto pare ho molti amici", una risposta che non fa nulla per nascondere il corrosivo humour britannico, unico buon ricordo che l'inglese Lemmy ha conservato della madrepatria, lasciata senza rimpianto per Los Angeles, dopo aver sperimentato il poco rispetto dei media e delle tante etichette che hanno gestito i primi anni della band più dura, sporca e amata del rock, anno di fondazione 1975.
Lemmy sa di avere tanti amici anche in Italia. Amici che sono soprattutto volti senza nome, ragazzi conosciuti prima e dopo i concerti. Anni fa raccontò di essersi trovato, in una notte italiana, in auto con sei persone. Ma i "simpatici" italiani questa volta sono esclusi dal tour europeo dei Motorhead. "Sorry man, dovete prendervela con agenti e promoter!".
E allora torniamo al nuovo album. End Of Time non cambia di una virgola la visione di un mondo egoista e paranoico, dove il crimine impera col silenzio assenso di tutti, governato da politica e religione, "immondizia fino al midollo".
Neanche Obama e Papa Francesco riescono ad accendere una speranza? "Spiegami bene cosa stanno facendo per aiutare le classi svantaggiate! Diciamo che Obama era partito bene, del Papa invece non parlo".
In Aftershock torna prepotente il tema della morte. La paura della morte in Queen Of The Damned, l'ineluttabilità del destino in Knife, il senso di ingiustizia che a volte la accompagna in Paralyzed. Perché parlarne tanto? Sembra un esorcismo. "Perché la morte è l'unica cosa che tutti abbiamo veramente in comune".
Si canta di Messico, classica mèta di chi è in fuga negli States (Going To Mexico) e di New Mexico (Death Machine), sul lato oscuro della scienza. "Quella canzone parla del primo test atomico. Sai, leggo tantissimo. E guardo sempre History Channel".
In un album tiratissimo come da 38 anni a questa parte, i Motörhead infilano due outsider: Lost Woman Blues e la bluesy Dust And Glass. Non è una novità, era gia accaduto ad esempio con Whorehouse Blues su Inferno, in cui la voce cavernosa di Lemmy era entrata perfettamente nella parte. Perché non pensare a un intero album blues, o a un album-tributo al blues? "Difficile, non siamo una blues band e probabilmente io sono l'unico dei tre a riconoscere influenze blues, che è poi la ragione per la quale facciamo quei pezzi. Ma i Motörhead devono suonare da Motörhead".
Beh, Lemmy potrebbe realizzare un album blues da solo. A proposito, si favoleggia da anni di un album come solista, con una lunga lista di ospiti, tra cui Joan Jett e Dave Grohl. Vedrà mai la luce? "Spero il prossimo anno, solo pochi ritocchi. E sono ancora intenzionato a fare una canzone con gli Skunk Anansie, ma è difficile coordinare le nostre agende".
Lemmy, quel celebre motto tatuato da sempre sull'avambraccio: "Born To Lose, Live To Win". Guardando al passato, alla guerra tra i Motörhead e le etichette, i media, i manager senza scrupoli, la fame, e pensando ai servizi patinati che oggi dedicano alla band le riviste più prestigiose e insospettabili, sente di aver vinto? "Non sono mai stato in guerra con nessuno. Ho sempre agito nel modo che sentivo fosse buono e giusto per i Motörhead. La questione, qui, non è mai stata vincere".
Non vincere, ma vivere, non solo sopravvivere. E' il sogno del rock'n'roll, che Lemmy spedisce alle future generazioni con una canzone che è un messaggio in bottiglia (meglio non usare la parola "testamento"): Do You Believe. "Buona o cattiva, amo la mia vita (...) il rock'n'roll dice sempre la verità, abbi fede e non sbaglierai (...) credo nelle canzoni, credo nel rock'n'roll".
Ma Lemmy è davvero convinto che sia ancora possibile credere nella musica e perdersi in essa, dando un'occhiata a cosa succede nelle charts, a come si ascolta oggi la musica, all'omologazione forzata dai talent show, a come l'industria musicale si sia quasi autoannientata? "Poche storie, Do You Believe, il credo nel rock'n'roll, durerà ancora per mille anni. Nessuno canterebbe la canzone di un codardo".