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Fritz da Cat, il maestro del rap italiano torna in tour con Ensi e Noyz Narcos

Dopo dieci anni di assenza il "senatore" della scena hip hop pubblica un nuovo album, "Fritz", e dall'8 novembre riprende a girare nei club partendo dal Brancaleone di Roma. "Credetemi, oggi la nostra scena rap è forte e credibile. Io e i miei compagni di tour non abbiamo mai concesso nulla alla marchetta..."

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SE C'È un artista che merita il ruolo di "senatore" della scena hip hop italiana questo è Fritz Da Cat, al secolo Alessandro Civitelli. Il suo album d'esordio è uscito ben quindici anni fa, quando molti dei rapper che oggi vanno per la maggiore portavano ancora i pannolini. È stato un pioniere, insomma, e come produttore, oltre che rapper, ha realizzato alcuni dei brani che vengono giustamente considerati come dei "classici" del repertorio nazionale. Per dieci anni, dal 2001 al 2011, Fritz si era sostanzialmente ritirato dalle scene, ma negli ultimi anni, collaborando con molti artisti della nuova generazioni, Fritz ha intensificato la sua attività e, dopo aver pubblicato nel settembre scorso un album in esclusiva con XL, intitolato Leaks, poche settimane fa ha dato alle stampe un nuovo attesissimo lavoro, Fritz. E dall'8 novembre il rapper veterano sarà in tour per un giro di concerti che parte dal Brancaleone di Roma e lo vedrà nei migliori club italiani assieme a due personaggi particolarmente in vista, Ensi, leggenda del freestyle di casa nostra, e il "truce poeta urbano" Noyz Narcos.

La sua storia, la sua lunga avventura musicale, le sue indubbie doti di produttore, musicista e rapper, lo pongono tra i personaggi più importanti della scena hip hop italiana, una scena che negli ultimi due anni è letteralmente esplosa. Gli chiediamo di spiegarci, dal suo punto di vista, il perché: "La prima ragione", dice Fritz Da Cat, "è un banalissimo allineamento ai gusti internazionali. In parte è strano che non sia successo prima, vista la circolazione della musica oggi e il grande successo del rap in tutto il mondo, ma d'altro canto è anche vero che non abbiamo avuto le colonie e quindi la forte componente di immigrati che negli Ottanta già c'era ha fatto si che in altri paesi il fenomeno prendesse piede prima. In Italia c'è voluto il suo tempo. Il che può essere letto in due modi, come un bene, perché finalmente l'hip hop si è diffuso nel nostro paese, e come un male, perché segna una perdita d'identità, perché tutti suonano la stessa cosa in ogni parte del mondo.
Per i temi, il suono e il linguaggio il rap italiano di oggi ha una forte credibilità. Dieci anni fa non era così...
In realtà il rap italiano di una volta era credibile proprio nel suo essere pionieristico. Adesso è più capillare, è entrato a occupare tutte le nicchie, ce n'è di tutti i tipi, quello da reality show, cotto e mangiato, quello più aggressivo, quello più sentimentale e italiano, c'è un po' di tutto, e la varietà più completa lo rende forte".

In questa varietà c'è spazio per una proposta come la sua...
"Sì, sono propenso a vedere questa come un'occasione, che il tiro musicale del paese si sposti verso qualcosa di congeniale alle cose che faccio io è un buon segno. E il fatto che il mio disco, che non è come quelli di Fedez o Moreno, animato da un gusto musicale molto più difficile, trovi riscontro presso i giovanissimi, mi da molta speranza per il futuro".

Il problema dell'hip hop è quello di sfuggire alle formule, alla ripetitività di immagini, suoni, gesti...
"La sfida grossa a cui io intendo partecipare è proprio questa, credo di avere messo un mattoncino con questo disco. L'importante e che la scena non si adagi su stilemi preconfezionati, da cibo in scatola, Quello che intendo fare è dare un contributo alla crescita e fare sì che questa capacità che il rap ha avuto di rigenerarsi, mescolandosi con altro e prendendo spunto da altro, venga coltivata. Credo sia mio dovere provare a fare della ricerca musicale una parte della mia cifra estetica. L'importante è non stare nel gregge e uscire".

È vero che anche il rap italiano ripete stilemi un po' stanchi, sesso, donne, soldi....
"Ma non è assurdo. Perché in realtà il rap veramente ha dimostrato di essere qualcosa che rispecchia i tempi. Questi sterotipi di individualismo, che sconfinano spesso nell'arroganza, fanno parte dei tempi e fanno parte del rap, è la conseguenza diretta. Sono tempi ignoranti e il rap li mette in scena".

Andare in tour con Ensi e Noiyz Narcos è una selta ben precisa.
"Vuol dire unire dei percorsi musicali singolari. Il mio è assai particolare, sono uno che ha smesso di fare musica per dieci anni e ora si diverte da quasi quarantenne a farla un po' per scherzo e molto seriamente. E lo faccio assieme a due colonne dell'hip hop italiano di oggi, molto diversi tra di loro, ma veraci, Ensi come Noyz. Abbiamo in comune un percorso vero, suona retorico ma è così, non abbiamo mai concesso nulla alla marchetta. Sarà un tour al massimo livello, verace e forte".