MILANO - Nessuno è profeta in patria. A meno di fare un giro e poi tornare dal Via, come al Monopoli. E così hanno fatto quei giocherelloni dei Selton, che hanno raggiunto la celebrità nel loro Brasile dopo anni di carriera in Italia. Il quartetto di Porto Alegre da anni vive a Milano, dove ha fatto fortuna prima interpretando canzoni di Enzo Jannacci in portoghese, poi con brani loro, allegri e pop. Adesso in pochi mesi hanno fatto non uno ma due tour in Brasile (l'ultimo appena terminato), con un gran successo: "Ci siamo sorpresi anche noi", dice il cantante Ramiro Levy alla vigilia di un nuovo giro di concerti, stavolta in Italia. "La risposta di pubblico e mass media è stata eccezionale, ma inattesa".
Come mai? In fondo giocavate in casa
"Fino a un certo punto. Sa, ormai manchiamo dal Brasile da una decina d'anni, e quando siamo partiti non eravamo musicisti, solo ragazzi qualsiasi. Prima ci siamo trasferiti a Barcellona a fare gli artisti di strada e ci siamo incontrati lì perché prima non ci conoscevamo. Poi a Milano, dove siamo ormai da sette anni. Quindi paradossalmente ci siamo sentiti lontani da casa, anche rivedendo amici e parenti".
Curioso, visto che il vostro ultimo disco si chiama proprio Saudade.
"Vero, ma bisogna intendersi sulla parola: voi italiani la collegate al calcio e ai giocatori brasiliani che vogliono tornare a casa. In portoghese invece saudade è anche un rimpianto bello, il ricordo di quel che ci ha fatto stare bene. In realtà io, Ricardo, Daniel ed Eduardo siamo così cittadini del mondo che ovunque andiamo stiamo bene ma allo stesso tempo abbiamo saudade delle altre città nelle quali non ci troviamo. Ma addirittura si può avere saudade di un posto anche standoci, proprio pensando alle cose belle che ci ha dato".
Aneddoti su queste trasferte brasiliane?
"Beh, tanti. L'interesse della gente in generale ci ha davvero incuriosito, sia in metropoli come San Paolo che in paesi più piccoli. La cosa più bella è stata a Piracicaba, dove a un certo punto ci hanno chiesto Ho visto un re. Ci è sembrato surreale, che in una città così lontana da tutto il pubblico conoscesse questa canzone, che non è la più famosa di Enzo anche se è bellissima. Avrebbe apprezzato la situazione, lui".
Lo pensate spesso?
"È inevitabile, e non solo perché nei nostri concerti la scaletta comprende tante sue canzoni. In effetti non immagino una nostra carriera senza lui e il suo aiuto. Anche se certo da allora siamo cambiati. Anche musicalmente. Prima eravamo chitarra, basso e batteria, adesso abbiamo aggiunto tante sonorità, ukulele, drum machine ed elettronica. Siamo cresciuti".
[[ge:rep-locali:repubblica:70582831]]
Un'altra curiosità su di voi è che Saudade è stato fatto col crowdfunding, chiedendo denaro su Internet in cambio di cose come una copia del disco con autografi, un concerto su Skype e così via. Ora è una moda tra i musicisti indipendenti, ma voi siete stati fra i primi. Avete pagato tutti i debiti?
"Sì. Anche quelli più strani, come andare a casa di qualcuno a cucinare una cena brasiliana e fare un concertino privato. A un altro abbiamo dovuto scrivere un pezzo apposta. Mentre un americano ci ha mandato una sua canzone da incidere, ma è stranissima, scombinata, è venuta fuori una cosa assurda. È stato così divertente che non escludiamo affatto che il prossimo disco raccoglierà le prestazioni musicali con cui ci siamo pagati Saudade".
Per intanto però c'è questo tour, e il nuovo singolo Across the Sea.
"Al momento abbiamo Cavriago il 9, Modena il 15, Torino il 22, Roma il 30, e a dicembre Mariano Comense (6), Crema (13), Livorno (14) e Treviso (20), ma speriamo di aggiungerne altre. Across the sea è la storia di un pirata che si innamora per la prima volta, ed è un ritorno al concetto di sdoppiamento che attraversa tutto il disco e forse la nostra vita. In fondo siamo degli apolidi emotivi, la nostra patria è essere una band".
Come mai? In fondo giocavate in casa
"Fino a un certo punto. Sa, ormai manchiamo dal Brasile da una decina d'anni, e quando siamo partiti non eravamo musicisti, solo ragazzi qualsiasi. Prima ci siamo trasferiti a Barcellona a fare gli artisti di strada e ci siamo incontrati lì perché prima non ci conoscevamo. Poi a Milano, dove siamo ormai da sette anni. Quindi paradossalmente ci siamo sentiti lontani da casa, anche rivedendo amici e parenti".
Curioso, visto che il vostro ultimo disco si chiama proprio Saudade.
"Vero, ma bisogna intendersi sulla parola: voi italiani la collegate al calcio e ai giocatori brasiliani che vogliono tornare a casa. In portoghese invece saudade è anche un rimpianto bello, il ricordo di quel che ci ha fatto stare bene. In realtà io, Ricardo, Daniel ed Eduardo siamo così cittadini del mondo che ovunque andiamo stiamo bene ma allo stesso tempo abbiamo saudade delle altre città nelle quali non ci troviamo. Ma addirittura si può avere saudade di un posto anche standoci, proprio pensando alle cose belle che ci ha dato".
Aneddoti su queste trasferte brasiliane?
"Beh, tanti. L'interesse della gente in generale ci ha davvero incuriosito, sia in metropoli come San Paolo che in paesi più piccoli. La cosa più bella è stata a Piracicaba, dove a un certo punto ci hanno chiesto Ho visto un re. Ci è sembrato surreale, che in una città così lontana da tutto il pubblico conoscesse questa canzone, che non è la più famosa di Enzo anche se è bellissima. Avrebbe apprezzato la situazione, lui".
Lo pensate spesso?
"È inevitabile, e non solo perché nei nostri concerti la scaletta comprende tante sue canzoni. In effetti non immagino una nostra carriera senza lui e il suo aiuto. Anche se certo da allora siamo cambiati. Anche musicalmente. Prima eravamo chitarra, basso e batteria, adesso abbiamo aggiunto tante sonorità, ukulele, drum machine ed elettronica. Siamo cresciuti".
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Un'altra curiosità su di voi è che Saudade è stato fatto col crowdfunding, chiedendo denaro su Internet in cambio di cose come una copia del disco con autografi, un concerto su Skype e così via. Ora è una moda tra i musicisti indipendenti, ma voi siete stati fra i primi. Avete pagato tutti i debiti?
"Sì. Anche quelli più strani, come andare a casa di qualcuno a cucinare una cena brasiliana e fare un concertino privato. A un altro abbiamo dovuto scrivere un pezzo apposta. Mentre un americano ci ha mandato una sua canzone da incidere, ma è stranissima, scombinata, è venuta fuori una cosa assurda. È stato così divertente che non escludiamo affatto che il prossimo disco raccoglierà le prestazioni musicali con cui ci siamo pagati Saudade".
Per intanto però c'è questo tour, e il nuovo singolo Across the Sea.
"Al momento abbiamo Cavriago il 9, Modena il 15, Torino il 22, Roma il 30, e a dicembre Mariano Comense (6), Crema (13), Livorno (14) e Treviso (20), ma speriamo di aggiungerne altre. Across the sea è la storia di un pirata che si innamora per la prima volta, ed è un ritorno al concetto di sdoppiamento che attraversa tutto il disco e forse la nostra vita. In fondo siamo degli apolidi emotivi, la nostra patria è essere una band".