Spettacoli

Travis: siamo rock, il successo non importa

La band scozzese torna in scena dopo cinque anni di silenzio: nuovo album e tour. Li abbiamo incontrati a Berlino

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BERLINO  -  I Travis sono tornati. A distanza da cinque anni dal loro ultimo disco, la band capitanata da Fran Healy si è riaffacciata alle scene con un disco, Where you stand, considerato tra i migliori 10 del 2013. Un bel traguardo per questo quartetto scozzese che seppur fino a dieci anni fa si contendesse la palma di migliore band pop-rock britannica con Oasis e Verve, era uscita dai riflettori.

"Non abbiamo mai rincorso il successo, quello cheavemmo all'epoca fu del tutto accidentale, persino il produttore del nostro terzo album ci disse che rischiavamo di andare incontro ad un suicidio commerciale. Si sbagliava. Ma a noi sarebbe comunque andata bene così, volevamo fare la nostra musica senza condizionamenti" raccontano a Berlino poco prima di un concerto tutto esaurito. In Italia i Travis non passeranno, almeno non a breve. "E' un peccato, in passato abbiamo fatto bellissimi concerti. Chissà, forse la prossima estate potrebbeuscire fuori qualche festival".

Non vi eravate sciolti ufficialmente, ma ad un certo punto sembrava che di voi non si sarebbe parlato ancora per un bel po'. Cosa vi ha spinto ad incidere un nuovo album?
"La voglia di comporre e suonare ancora. Quando nell'ottobre del 2012 ci siamo incontrati in Norvegia volevamo solo ritrovarci e vedere ciò che succedeva. Per fortuna non abbiamo problemi economici ed in ogni caso ormai non è con i dischi che si fanno i soldi. Non fosse scattata la scintilla non avremmo registrato nulla, ed invece ne è uscito fuori un album di cui siamo orgogliosi. Più rock dei precedenti, ma anche più positivo nei testi e negli arrangiamenti".

Questa pausa di cinque anni era preventivata?
"Avevamo bisogno di staccare la spina per un po' e dare più stabilità alle nostre vite. Ora siamo persone diverse, abbiamo quasi tutti dei figli, abbiamo cercato di crescere prima come persone e poi come artisti. Nel 2008 non sapevamo che non avremmo pubblicato per così tanto tempo, ma non abbiamo vissuto questa attesa con ansia".

Nel 2001 l'album The invisible band vendeva più di 5 milioni di copie: perché non siete più riusciti a replicare quel successo?
"Il mercato discografico è cambiato, la gente compra sempre meno dischi, ma non abbiamo mai inseguito la popolarità. Siamo un "artschool band". Abbiamo deciso di vivere la nostra carriera senza vendere né la nostra musica né la nostra immagine".