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Dente, altro che indie: "Il muro di Berlino è caduto anche nel mondo della musica"

Ha appena pubblicato il suo primo album per una major, "Almanacco del giorno prima", dopo aver raggiunto lo status di cantautore di culto nell'ambiente indie-pop. "Sono distinzioni che non hanno più senso", assicura, "scrivo indifferentemente per Chiara Galiazzo, Arisa, Marco Mengoni... o per me stesso"

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SI CHIAMA Giuseppe Peveri, ma nel mondo della canzone italiana è più noto come Dente, stella dell'indie-pop nazionale, arrivato oggi al suo primo album per una major, intitolato "Almanacco del giorno prima". "Arrivato? Non mi piace molto l'idea di essere arrivato", dice lui sorridendo, "vorrei piuttosto essere sempre in viaggio senza arrivare mai. Non voglio smettere di camminare e correre. No, non sono arrivato, faccio un altro passo, un altro disco di canzoni come ho sempre fatto. E con l'andare del tempo il pubblico aumenta e le cose vanno meglio".

Dente è in circolazione da parecchi anni, questo è il suo quarto album ed è, come si dice in questi casi, il suo prodotto più maturo e completo. Cantautore moderno, ma sapientemente legato alla migliore tradizione nazionale, Dente ha con intelligente caparbietà percorso negli anni passati le strade del rock indipendente, evitando le buche più dure, come avrebbe detto Battisti e aspettando con calma che le "rigorose" divisioni tra musica indipendente e canzone d'autore finissero pian piano nel dimenticatoio. "Io credo che negli ultimi tempi ci si sia liberati di questa divisione, artisti come Dimartino, Brunori, fanno dischi che sono appetibili al grande pubblico come a quello più selezionato. Ma nessuno di noi fa qualcosa per arrivare, ci siamo semplicemente liberati dal 'facciamo solo per noi'".
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Qualche anno fa non era così facile, anche se aveste voluto.
"Negli anni Novanta la distinzione era più marcata, era una nicchia per una nicchia, era impossibile immaginarsi con un pubblico diverso, si sapeva che quel pubblico non si poteva allargare. Non so per quale congiunzione astrale ci siamo messi a fare canzoni che possono partire dal piccolo, come tutte le cose vere, per poi espandersi. Eravamo appetibili anche 5 o 6 anni fa, ma la situazione era diversa, i grandi network radiofonici non ci trasmettevano, i grandi media non ci davano retta, seguivano la regola 'non si parla di uno sconosciuto'".

Indipendenti, alternativi, ma di successo. Zibba, ad esempio, ha vinto il Tenco, ma ha anche scritto la canzone di Michele Bravi che ha vinto X Factor...
"Io ho scritto per Chiara Galiazzo, Arisa, Marco Mengoni. C'è chi vuole tenere i mondi separati, ma in realtà non lo sono, ci conosciamo, ci apprezziamo, collaboriamo, ed è una cosa molto positiva. Il 'muro di Berlino' è caduto anche nella musica, a me piacciono Il Teatro degli orrori e Sergio Endrigo, non faccio musica indie, l'indipendenza non è un genere. Scrivo musica italiana come la scrive Tiziano Ferro o De Gregori o Brunori".

E adesso, dopo il nuovo disco, si torna a suonare dal vivo.
"Il tour parte a metà marzo, una quindicina di date nei teatri, giriamo un po' tutta la nazione, nei teatri, perché mi piacerebbe far sentire bene la musica. Ci saranno cinque musicisti, quindi il disco andrà in scena con tutti i suoni dal vivo, senza rinunciare a nulla, e avremo la possibilità di 'spennellare' anche i vecchi pezzi".