Spettacoli

LA CRITICA

Dente, perché le canzoni d'autore non vanno servite scotte

'Canzoni per metà' è il nuovo album del cantautore di Fidenza: venti composizioni che vanno dalle canzoni compiute a brevi intuizioni melodiche

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Dente, Canzoni per metà (Pastiglie/Sony)
 
Lo chef consiglia/Anniversari. Se le canzoni fossero un bene di consumo commestibile tra i consigli dello chef ci sarebbe sicuramente quello di cucinarle il meno possibile, di provarle al naturale, quasi crude. O al limite al Dente. Lo chef in questione è Giuseppe Peveri, in arte Dente, con dieci anni di carriera “solista” ormai va considerato uno dei cantautori più autorevoli, soprattutto in ambito amoroso, della sua (non) generazione. Dieci anni e sei dischi, dall'esordio ultra carbonaro con Anice in bocca (prima stampa 300 copie, vendute solo ai concerti) fino al nuovo Canzoni per metà. E in mezzo almeno due piccoli/grandi classici contemporanei della nostra canzone d'autore come gli incensati e premiati Non c'è due senza te (2007) e L'amore non è bello, con la trovata geniale di pubblicarlo il giorno di San Valentino (14 febbraio 2009).
La copertina dell'album "Canzoni per metà" 
 
Canzoni al Dente/Due passi indietro verso il futuro. Essenziale e ricercato, nei testi come nella scelta degli arrangiamenti, lo è sempre stato. Un (doppio) marchio di fabbrica che lo ha accompagnato e caratterizzato fino a oggi. E così dopo un paio di dischi più pop e ariosi eccolo compiere un po' a sorpresa due passi indietro. Uno relativo alla casa discografica, Dente torna per metà indipendente con il debutto della propria Pastiglie per quanto riguarda la versione digitale del disco. L'altro, ben più importante, è il ritorno a un suono più scarno e diretto, “da cameretta” o da sala prove, nel quale Dente ha suonato tutto in prima persona, unendo strumenti classici e sample elettronici. Un modo (forse) per chiudere il cerchio del suo primo decennio artistico e anche la soluzione più funzionale al disco in questione. Canzoni per metà è composto da venti brani, una metà quasi compiuta e cotta a puntino come la spassosa e rinogaetiana 'list song' Geometria sentimentale. L'altra invece è fatta di crisalidi pop, di intuizioni melodiche o tematiche accennate o ripetute quanto basta.

La scusante dell'apparente work in progress permette a Dente di giocare con gli strumenti e con i generi. Ed ecco quindi il pop venato di reggae del singolo Cosa devo fare o alcuni episodi elettronici e nostalgici che possono ricordare i primi Baustelle. Gli unici contributi esterni sono arrivati da Andrea Appino (Zen Circus) per le registrazioni e missaggio e dal collage artist di Buenos Aires, Federico Alfonso aka FEFHU, autore della sirena al contrario scelta per la copertina.

Le parole dello stesso Dente mettono ulteriormente a fuoco tutto il progetto Canzoni per metà: “Raccoglie canzoni un po' anomale, apparentemente non sviluppate, come se fossero state lasciate a metà appunto. Resta il fatto che nella mia visione della musica queste non siano ovviamente canzoni incompiute, ritengo infatti che le canzoni sincere e ben fatte abbiano una loro dignità indipendentemente dal numero di strofe e ritornelli che contengono. Tutte queste canzoni, anche se non lo sapevano, erano destinate a una sorte comune: questo album”.
 
Cantare l'amore/Le parole sono importanti. L'estrema cura con cui sceglie le parole, crea dei nessi semantici, dei giochi linguistici che vanno a ridisegnare il senso comune delle cose, dei comportamenti e dei sentimenti è da sempre una delle qualità principali di Dente. Ulteriore conferma è arrivata lo scorso anno nel suo esordio come scrittore, con Favole per bambini molto stanchi. Una raccolta ancora più stringata, surrealista e agrodolce delle mitiche Favole al telefono di Gianni Rodari. Nell'arte di Dente tutto ruota intorno alla melodia, alle parole e all'amore. L'amore vero, presunto, sognato, immaginato, incompreso, frainteso, teso, disteso, consumato.
Perché come dice Nanni Moretti “Le parole sono importanti”. Soprattutto in amore. Anche quando non ci sono, come nello strumentale che chiude il disco, Senza testo? 2.0. E questo Dente lo sa (fare) benissimo. Anche in un album curioso e riuscito a metà come questo.