Spettacoli

<a href="https://puntoitalia.online/spettacoli/musica/" title="https://puntoitalia.online/spettacoli/musica/">MUSICA</a>

Francesco Renga si racconta in "Tempo reale": "Cambio, canto e mi tuffo nell'attualità"

"Sono sempre andato dove mi porta il cuore, seguendo più l'istinto della ragione. Stavolta ci ho messo molta testa".  Per il nuovo album l'artista ha cambiato etichetta e gruppo di lavoro. Tra gli autori, Elisa, Sangiorgi, Kekko dei Modà, e tra i musicisti Vinnie Colaiuta e Michael Landau

2 minuti di lettura
Il titolo è già una dichiarazione di intenti, Tempo reale, tanto per dire che Francesco Renga è qui e ora, vuole raccontare se stesso "in diretta", vuole proporsi al pubblico per quello che è oggi, con i suoni di oggi, con la musica di oggi. Perché l'urgenza è quella di raccontare e raccontarsi senza filtri, senza mediazioni, gettandosi a capofitto nel mondo e nella realtà, bella o brutta che essa sia. E il risultato è ottimo, perché dopo tanti anni di tentativi, di ipotesi, di progetti, spesso uno diverso dall'altro, che lo hanno portato a provare strade e sonorità differenti, oggi Renga tira le fila e realizza un album che, nella ricchezza dei suoni, nella meraviglia delle melodie, è tra i migliori del pop italiano odierno. Come dimostrerà nei due concerti anteprima del tour a maggio, il 19 a Milano al Teatro degli Arcimboldi e il 21 a Roma all'Auditorium Parco della Musica. Di certo hanno aiutato le canzoni scritte da autori come Elisa, Giuliano Sangiorgi, Kekko Silvestre dei Modà, Fortunato Zampaglione, Roberto Casalino, Ermal Meta, Filippo De Paoli e lo stesso Renga, sicuramente conta la presenza di musicisti del calibro di Vinnie Colaiuta, Reggie Hamilton, Jeff Babko, Michael Landau. Ma soprattutto conta la voce di Francesco Renga, potente e controllata, emozionante e appassionata, ma soprattutto "diversa" dal solito, in grado di toccare corde nuove e interessanti.
[[ge:rep-locali:repubblica:80674596]]
"Volevo cambiare, ancora una volta, avevo l'urgenza di mettere mano alle mie cose, dopo la bellissima esperienza di Orchestra e Voce, e tuffarmi nella contemporaneità. È ovvio che io abbia una vocalità che mi connette naturalmente al Bel Canto e alla migliore tradizione italiana, ma avevo bisogno di un bagno di attualità e in questo l'aiuto di Michele Canova è stato fondamentale".

I cambiamenti sono stati tanti...
"Sì, ho cambiato casa discografica, quella con la quale ho condiviso tanti successi, ho cambiato gruppo di lavoro, ho cambiato produttore, ho lasciato alle spalle le cose che conoscevo e alle quali ero abituato, per tuffarmi in una condizione nuova e guardare tutto con occhi diversi. Credo che mi abbia fatto comunque bene, che ci volesse uno scossone, per riprendere il filo di tutto quello che ho fatto".

Un gran vagare, dal rock dei Timoria al palco di Sanremo, dalla musica con orchestra a quella del nuovo album. Difficile dire quale sia esattamente la "musica di Renga".
"Sì, avevo bisogno di cambiare anche in questo senso. Ho sempre fatto di testa mia, sono sempre andato 'là dove mi portava il cuore', cercando di seguire l'istinto più che la ragione. In questo nuovo lavoro invece, complice la presenza di Canova, ho messo molto la testa, non solo il cuore, ho cercato di capire quello che volevo, capire e non solo farlo. Anche perché Michele mi ha chiesto di ricominciare tutto daccapo, con l'intento forte e determinato di esplorare nuovi suoni, di ricercare una nuova voce, di mettersi in viaggio verso una nuova destinazione".
[[ge:rep-locali:repubblica:80674354]]
E finalmente il disco sembra mettere insieme tutte le ipotesi di tanti anni in un unico lavoro. Quello che le somiglia di più?
"Non sono io a doverlo dire, forse. Ma penso che sia vero, che dentro questo album ci siano tutte le cose che amo, il mio modo di cantare, le mie passioni, i miei pensieri. Credo che sia il frutto di tanti anni di girovagare nella musica, dai Timoria ad oggi, un modo per tirare le somme. Anzi no, un modo per cominciare una strada nuova, bella, avventurosa".

Senza l'ansia del successo?
"No, l'ansia del successo non mi appartiene, non è mai stata parte del mio modo di essere e di lavorare. Trovo che già fare un lavoro come il mio sia un privilegio assoluto, mi sento fortunato, non potrei chiedere di più. Finché me lo fanno fare...".