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I Nomadi e un nuovo album pieno di ricordi, "ma non ci piace guardare indietro"

In uscita il 15 aprile "50+1", un doppio in cui, a fianco di due inediti, ci sono 32 canzoni storiche del gruppo reinterpretate da Cristiano Turato. Un viaggio nel tempo che parte dagli anni Sessanta. "Cosa ci fa andare avanti? La passione, l'odore del palco"

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MILANO - Un anno dopo le celebrazioni del cinquantennale, della grande festa e dei ricordi, Beppe Carletti è ancora lì, con il solito sorriso, un nuovo disco dei Nomadi sotto il braccio ma poca voglia di guardarsi indietro. "È stato bellissimo quello che è successo l'anno scorso - spiega - ma non è nella mia natura rimanere con lo sguardo rivolto al passato per troppo tempo. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare per rendere omaggio a una storia importante come la nostra, ma adesso è ora di ripartire, di continuare ad aggiungere altri capitoli". E allora - in uscita il 15 aprile - ecco 50 + 1, nuovo doppio album in cui - a fianco di due inediti - ci sono trentadue canzoni storiche dei Nomadi, da Io vagabondo a Ala bianca reinterpretate però da Cristiano Turato, ovvero l'ultima voce del gruppo chiamato a sostituire Danilo Sacco nel 2012.
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"Abbiamo voluto sposare passato e presente, facendo cantare a Cristiano anche le canzoni che solitamente tutti i fan conoscono interpretate da Augusto (Daolio, leader storico del gruppo scomparso nel 1992, ndr). La scelta l'abbiamo fatta assieme, prendendo non solo i brani più famosi come Dio è morto o Il pilota di Hiroshima, ma anche cose meno note come Ti voglio - la cover di I want you di Bob Dylan che facemmo nel 1967 - oppure Mamma giustizia, che scrivemmo per un film (per No, il caso è felicemente risolto di Vittorio Salerno, del 1973, ndr). Sono felice, perché so che molti ragazzi le ascolteranno qui per la prima volta".

Il risultato è un viaggio nel tempo che inizia dai sogni a colori degli anni Sessanta, continua con i successi degli anni Settanta e transita anche per i bistrattati e poco generosi anni Ottanta che, in realtà, ai Nomadi regalarono alcuni dei loro migliori dischi, da Ancora una volta con sentimento a Ci penserà poi il computer. E Turato rilegge con grande rispetto, ma anche con molta personalità, le canzoni che fu proprio la voce - assolutamente non replicabile - di Daolio a rendere immortali. "Augusto era unico e inimitabile, nessun paragone, ma Cristiano è stato bravo a non voler mai imitare nessuno da quando è entrato nel gruppo - riflette Carletti - cosa mi fa andare avanti dopo cinquantuno anni di musica? La passione, l'odore del palco, la sensazione unica del far parte di una band. E poi, ovviamente, non dimentico che come Nomadi abbiamo una grande responsabilità verso il nostro popolo, ormai non più legato unicamente dalla musica. Oggi i fan è come se tifassero per una squadra: magari a volte perdi o pareggi, magari una canzone è peggio di un'altra, ma l'importante è lo spirito comune che ci lega. Tutti quanti".

E allora, a cinque decenni da quell'inverno del 1963 che vide nascere i Nomadi, gli strumenti sono ancora tutti nel furgone, pronti per un nuovo tour estivo di cui Carletti sta ultimando la sistemazione delle date. "C'è ancora grande richiesta, e questa è la cosa più lusinghiera per me, per noi, perché significa che c'è ancora voglia di Nomadi". Tanto che, per una delle strane coincidenze della storia del rock, il prossimo luglio in Italia si incroceranno - seppur virtualmente - le due band più longeve della scena, ovvero i Rolling Stones, fondati nel luglio del 1962, e i Nomadi, nati solo sei mesi dopo. "Ma quel Jagger lì mica molla, eh? - ride Carletti - io sto aspettando che faccia almeno la mossa per riuscire a superarli, ma mi sembra non abbia nessuna intenzione. E lo capisco bene: quando hai la musica dentro, non vorresti più scendere dal palco, neanche se ti tirano giù".