ELISA conosce bene l'arte della musica. La frequenta da quando è bambina. Ma con l'arte della parola, quella che le consente di scrivere le sue canzoni e di raccontare le sue storie, ha avuto un rapporto più particolare.
Elisa, le piace raccontarsi, parlare, così come fa nel nostro Home Session?
"Una volta non mi piaceva per niente, in generale non mi è mai piaciuto molto parlare. Anzi, volendo essere esatti, ho passato una lunghissima fase della mia vita in cui non mi piaceva parlare, assai lunga, tra i dodici e i trent'anni. Non è sempre stato così, da piccola ero estremamente loquace e estroversa, poi sono cambiata molto, sono diventata introversa, silenziosa, non mi piaceva aprirmi attraverso le parole. Poi con l'arrivo dei figli, con i bambini, questa nuova vita, sono tornata ad essere come prima. Adesso mi piace parlare, certo dipende, nel senso che non sempre è facile raccontarsi. Sicuramente con Enrico Silvestrin è stata una bella esperienza".
[[ge:rep-locali:repubblica:88687345]]
Parlando con altri le è mai capitato si scoprire qualcosa di se stessa?
"Si, perché chi ti guarda e ti conosce, scopre di te cose che tu naturalmente non puoi vedere. Spesso siamo molto piu duri con noi stessi, ci vediamo peggio di quello che siamo, spesso gli altri sono un po' più buoni e ti consentono di mettere in luce alcune cose che tu spesso lasci poco illuminate".
Cosa cattura la sua attenzione e la sua creatività oggi?
"Ho iniziato una nuova sfida, per ora nei ritagli di tempo. Lavorando sule cose nuove ho scoperto che mi piacciono le cose più veloci, quelle con una componente di gioia non banale. È molto difficile, in realtà, scrivere cose allegre, creare della musica che ti fa muovere, che non sembri stupida, inutilmente leggera".
Non sarà che la gioia libera e pura dei bambini l'ha influenzata...
"Magari mi avranno influenzato, può essere che derivi da loro, ma per me non era così scontato. Certo, ho sempre amato la musica che ti fa stare bene, con un ritmo particolare o forte, da Bob Marley ai Chemical Brothers, sono cose belle che muovono il corpo e lo spirito, danno gioia pura e non banale. Ma lo ripeto, è difficile creare cose così che non siano banali, sembrano semplici, ma non lo sono".
Se arrivassero oggi degli alieni e le chiedessero, dopo averla ascoltata cantare, cosa fa, che gli direbbe?
"Gli direi che quello che faccio è trovare modi veloci per raggiungere un sentimento".
Elisa, le piace raccontarsi, parlare, così come fa nel nostro Home Session?
"Una volta non mi piaceva per niente, in generale non mi è mai piaciuto molto parlare. Anzi, volendo essere esatti, ho passato una lunghissima fase della mia vita in cui non mi piaceva parlare, assai lunga, tra i dodici e i trent'anni. Non è sempre stato così, da piccola ero estremamente loquace e estroversa, poi sono cambiata molto, sono diventata introversa, silenziosa, non mi piaceva aprirmi attraverso le parole. Poi con l'arrivo dei figli, con i bambini, questa nuova vita, sono tornata ad essere come prima. Adesso mi piace parlare, certo dipende, nel senso che non sempre è facile raccontarsi. Sicuramente con Enrico Silvestrin è stata una bella esperienza".
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Parlando con altri le è mai capitato si scoprire qualcosa di se stessa?
"Si, perché chi ti guarda e ti conosce, scopre di te cose che tu naturalmente non puoi vedere. Spesso siamo molto piu duri con noi stessi, ci vediamo peggio di quello che siamo, spesso gli altri sono un po' più buoni e ti consentono di mettere in luce alcune cose che tu spesso lasci poco illuminate".
Cosa cattura la sua attenzione e la sua creatività oggi?
"Ho iniziato una nuova sfida, per ora nei ritagli di tempo. Lavorando sule cose nuove ho scoperto che mi piacciono le cose più veloci, quelle con una componente di gioia non banale. È molto difficile, in realtà, scrivere cose allegre, creare della musica che ti fa muovere, che non sembri stupida, inutilmente leggera".
Non sarà che la gioia libera e pura dei bambini l'ha influenzata...
"Magari mi avranno influenzato, può essere che derivi da loro, ma per me non era così scontato. Certo, ho sempre amato la musica che ti fa stare bene, con un ritmo particolare o forte, da Bob Marley ai Chemical Brothers, sono cose belle che muovono il corpo e lo spirito, danno gioia pura e non banale. Ma lo ripeto, è difficile creare cose così che non siano banali, sembrano semplici, ma non lo sono".
Se arrivassero oggi degli alieni e le chiedessero, dopo averla ascoltata cantare, cosa fa, che gli direbbe?
"Gli direi che quello che faccio è trovare modi veloci per raggiungere un sentimento".