"È una specie di risveglio. Mi sento come se fossi ritornato alla fonte di ogni cosa dopo un periodo non facile. Ero stanco di me stesso e della mia stessa specie". Il successo spesso logora chi ce l'ha e David Gray non potrebbe che essere d'accordo. Il suo decimo disco in studio, Mutineers (in uscita il 1 luglio), è diventato un pretesto per ripartire e anestetizzare, almeno per un po', tutte le forti aspettative dopo quattro lunghi anni di assenza dai contrastanti esiti di Foundling. "Con gli ultimi album mi sentivo come se avessi l'obbligo di realizzare ogni volta un lavoro sempre più impegnativo, definitivo, come se rappresentasse la fine di un'era. Avevo bisogno di riscoprire il flusso dell'eccitazione per qualcosa di nuovo", ci dice da Londra il quarantacinquenne musicista. "Ho capito, dopo alcune false partenze, che per fare un disco avevo bisogno di un produttore (Andy Barlow dei Lamb, ndr) che avesse le chiavi per la città dei suoni. È stato difficile fare entrare un'atra persona dentro il mio lavoro lasciandogli magari distruggere idee che venivano dal mio personale mondo creativo. È stato un confronto-scontro estremo, ma ne è valsa la pena".
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Number one, un'arma a doppio taglio. Voce increspata con venature soul - non ci stupiamo quando ci confessa di amare Van Morrison e Nina Simone - Gray ha immerso il folk crepuscolare e romantico in miasmi elettronici sobri ed efficaci. Non si potrebbe immaginare la rinascita del cantautorato inglese degli anni Zero (Damien Rice e James Blunt, su tutti) senza la sua lezione. Il suo rapporto col successo è stato singolare, per lunghi tratti anche beffardo. Ignorato per sette anni e 3 dischi (dall'esordio del 1993, A Century Ends, passando per Flesh, 1994, e Sell, Sell, Sell del 1996) ha conosciuto la celebrità, ma solo a scoppio ritardato. White Ladder, pubblicato originariamente nel 1998, esplose nelle chart inglesi oltre due anni dopo; numero uno, 151 settimane in classifica, 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo e una nomination nel 2002 ai Grammy Awards come miglior nuovo artista. "La mia relazione col successo (ride di gusto, ndr)? È molto complicata. Mi ha dato una bella casa e vacanze di lusso. Anche se, su tutto, domina il rapporto con chi ascolta la mia musica: qualcosa di realmente unico di cui faccio tesoro. Il successo è una creatura complicata. Così come la gloria è l'ascesa dall'oscurità verso l'ubiquità. Arrivi lì felice, ma all'improvviso sembra tutto molto evanescente. È come vivere in una stanza piena di specchi".
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Una "scala bianca", quella del quarto fortunato cd, tesa verso il cielo stellato della fama che si è trasformata subito in un trampolino traballante. Dall'album furono tratti cinque singoli di successo tra cui Babylon (centomila copie vendute solo in Irlanda), talmente contagiosa da essere utilizzata, in modo improprio e assurdo, come strumento di tortura nel carcere di Abu Ghraib, nei pressi di Baghdad, provocando il forte disappunto dell'artista contro i vertici militari USA. In seguito, nonostante altri due album che hanno debuttato in classifica al numero uno (A New Day At Midnight, 2002; Life In Slow Motion, 2005), l'artista inglese non è riuscito mai a bissare lo straordinario best seller White Ladder, diventato nel tempo una prigione dorata dalla quale cerca costantemente di evadere. "Sono orgoglioso di quel lavoro, ma per molti anni ho provato a fuggire da quel disco perché non volevo vivere nel passato. I miei problemi sono iniziati allora. Mutineers però ha una tale intensità che adesso so che quel capitolo è definitivamente chiuso: sono andato oltre la preoccupazione di pensare ad eguagliare quel 'mostro'. Ho costantemente cercato di giustificarmi per provare il mio valore agli occhi del pubblico, della stampa o di chiunque altro. Ma era come nascondersi dal niente. Ho capito che l'unica cosa che serve a convincere le persone di qualcosa è la gioia. Questo è il posto in cui bisogna trovare se stessi. La gioia è il luogo dove cantare la saggezza. Il successo provoca un sacco di conseguenze complesse. Ed è molto dura aggirarlo, anche perché è una fottuta lunga strada quando cammini a piedi".
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La rinascita è già nel titolo. Il titolo dell'album, Mutineers, non nasconde la volontà dell'artista di sabotare e di ribellarsi allo stato delle cose e a se stesso. "Ho scelto questo titolo perché è semplice, incisivo, intrigante, ma anche perché nella realizzazione del disco ero allo stesso tempo il capitano della nave e la ciurma degli ammutinati. Dovevo gettarmi nella mischia per capire chi fossi e cosa volessi ottenere realmente". E per farlo ha cambiato tutto. A partire dal metodo di lavoro. "Rompere la musica in tanti pezzetti e particelle e ricominciare tutto daccapo: così ho reso il mio processo creativo più interessante. Avevo bisogno di qualcosa di nuovo. Ero come un animale alla caccia di un minerale. Così invece di partire dagli accordi verso le parole, il mio metodo usuale, ho iniziato un lavoro inverso: partivo dal ritmo per andare verso una linea melodica. Mi si è aperta un'autostrada di idee musicali più complesse e più astratte, punto di partenza per i testi. Ho scoperto che così facendo, come trasportato da un flusso inarrestabile e in parte improvvisato, si è più liberi e creativi. Ho lavorato all'incontrario, obliquamente, in tutti i tipi di direzione, trovando poi tutte le risposte in quello che realizzavo".
Come il volo di un uccello: imprevedibile e libero nel disegno di traiettorie fantasiose e allo stesso tempo evocative. "Gli uccelli sorvolano alti su tutto, parlano direttamente al mio cuore, non importa dove io sia o cosa faccia, una parte di me ha sempre un desiderio struggente di essere nella terra dei gabbiani. Quando ero un bambino amavo disegnare immagini di uccelli e li ammiravo cantare, volare nel loro essere altro, qualcosa di magico. E in questo disco soprattutto (sebbene ci siano stati molti riferimenti anche in passato) ho scritte tre canzoni sul tema (As The Crow Flies, Birds of The High Arctic e Gulls). Il desiderio di essere un simbolo di libertà sopra le umane sofferenze. Loro spiccano il volo per posti lontani. E questa è più di una metafora".
Per celebrare l'uscita del nuovo lavoro, dopo un tour sold out negli Stati Uniti, David Gray è atteso in Inghilterra per suonare in luoghi prestigiosi: la Birmingham's Symphony Hall (23 giugno) e la Royal Albert Hall (24 giugno). E per quanto riguarda l'Italia? "Vorrei suonare nel vostro Paese, ma tutto dipenderà dalle vendite del disco. La struttura che portiamo in giro per il mondo è costosa e non possiamo improvvisare. Mi piacerebbe fare da voi un tour acustico. Vedremo". Anche la fama deve fare i conti con la crisi.
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Number one, un'arma a doppio taglio. Voce increspata con venature soul - non ci stupiamo quando ci confessa di amare Van Morrison e Nina Simone - Gray ha immerso il folk crepuscolare e romantico in miasmi elettronici sobri ed efficaci. Non si potrebbe immaginare la rinascita del cantautorato inglese degli anni Zero (Damien Rice e James Blunt, su tutti) senza la sua lezione. Il suo rapporto col successo è stato singolare, per lunghi tratti anche beffardo. Ignorato per sette anni e 3 dischi (dall'esordio del 1993, A Century Ends, passando per Flesh, 1994, e Sell, Sell, Sell del 1996) ha conosciuto la celebrità, ma solo a scoppio ritardato. White Ladder, pubblicato originariamente nel 1998, esplose nelle chart inglesi oltre due anni dopo; numero uno, 151 settimane in classifica, 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo e una nomination nel 2002 ai Grammy Awards come miglior nuovo artista. "La mia relazione col successo (ride di gusto, ndr)? È molto complicata. Mi ha dato una bella casa e vacanze di lusso. Anche se, su tutto, domina il rapporto con chi ascolta la mia musica: qualcosa di realmente unico di cui faccio tesoro. Il successo è una creatura complicata. Così come la gloria è l'ascesa dall'oscurità verso l'ubiquità. Arrivi lì felice, ma all'improvviso sembra tutto molto evanescente. È come vivere in una stanza piena di specchi".
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Una "scala bianca", quella del quarto fortunato cd, tesa verso il cielo stellato della fama che si è trasformata subito in un trampolino traballante. Dall'album furono tratti cinque singoli di successo tra cui Babylon (centomila copie vendute solo in Irlanda), talmente contagiosa da essere utilizzata, in modo improprio e assurdo, come strumento di tortura nel carcere di Abu Ghraib, nei pressi di Baghdad, provocando il forte disappunto dell'artista contro i vertici militari USA. In seguito, nonostante altri due album che hanno debuttato in classifica al numero uno (A New Day At Midnight, 2002; Life In Slow Motion, 2005), l'artista inglese non è riuscito mai a bissare lo straordinario best seller White Ladder, diventato nel tempo una prigione dorata dalla quale cerca costantemente di evadere. "Sono orgoglioso di quel lavoro, ma per molti anni ho provato a fuggire da quel disco perché non volevo vivere nel passato. I miei problemi sono iniziati allora. Mutineers però ha una tale intensità che adesso so che quel capitolo è definitivamente chiuso: sono andato oltre la preoccupazione di pensare ad eguagliare quel 'mostro'. Ho costantemente cercato di giustificarmi per provare il mio valore agli occhi del pubblico, della stampa o di chiunque altro. Ma era come nascondersi dal niente. Ho capito che l'unica cosa che serve a convincere le persone di qualcosa è la gioia. Questo è il posto in cui bisogna trovare se stessi. La gioia è il luogo dove cantare la saggezza. Il successo provoca un sacco di conseguenze complesse. Ed è molto dura aggirarlo, anche perché è una fottuta lunga strada quando cammini a piedi".
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La rinascita è già nel titolo. Il titolo dell'album, Mutineers, non nasconde la volontà dell'artista di sabotare e di ribellarsi allo stato delle cose e a se stesso. "Ho scelto questo titolo perché è semplice, incisivo, intrigante, ma anche perché nella realizzazione del disco ero allo stesso tempo il capitano della nave e la ciurma degli ammutinati. Dovevo gettarmi nella mischia per capire chi fossi e cosa volessi ottenere realmente". E per farlo ha cambiato tutto. A partire dal metodo di lavoro. "Rompere la musica in tanti pezzetti e particelle e ricominciare tutto daccapo: così ho reso il mio processo creativo più interessante. Avevo bisogno di qualcosa di nuovo. Ero come un animale alla caccia di un minerale. Così invece di partire dagli accordi verso le parole, il mio metodo usuale, ho iniziato un lavoro inverso: partivo dal ritmo per andare verso una linea melodica. Mi si è aperta un'autostrada di idee musicali più complesse e più astratte, punto di partenza per i testi. Ho scoperto che così facendo, come trasportato da un flusso inarrestabile e in parte improvvisato, si è più liberi e creativi. Ho lavorato all'incontrario, obliquamente, in tutti i tipi di direzione, trovando poi tutte le risposte in quello che realizzavo".
Come il volo di un uccello: imprevedibile e libero nel disegno di traiettorie fantasiose e allo stesso tempo evocative. "Gli uccelli sorvolano alti su tutto, parlano direttamente al mio cuore, non importa dove io sia o cosa faccia, una parte di me ha sempre un desiderio struggente di essere nella terra dei gabbiani. Quando ero un bambino amavo disegnare immagini di uccelli e li ammiravo cantare, volare nel loro essere altro, qualcosa di magico. E in questo disco soprattutto (sebbene ci siano stati molti riferimenti anche in passato) ho scritte tre canzoni sul tema (As The Crow Flies, Birds of The High Arctic e Gulls). Il desiderio di essere un simbolo di libertà sopra le umane sofferenze. Loro spiccano il volo per posti lontani. E questa è più di una metafora".
Per celebrare l'uscita del nuovo lavoro, dopo un tour sold out negli Stati Uniti, David Gray è atteso in Inghilterra per suonare in luoghi prestigiosi: la Birmingham's Symphony Hall (23 giugno) e la Royal Albert Hall (24 giugno). E per quanto riguarda l'Italia? "Vorrei suonare nel vostro Paese, ma tutto dipenderà dalle vendite del disco. La struttura che portiamo in giro per il mondo è costosa e non possiamo improvvisare. Mi piacerebbe fare da voi un tour acustico. Vedremo". Anche la fama deve fare i conti con la crisi.