Jimmy Somerville? To', chi si rivede. Il falsetto più caratteristico degli anni Ottanta era tempo che non faceva sentire la sua voce e il suo impegno. Nel 1983 con Steve Bronski e Larry Steinbachek formò il primo nucleo dei Bronski Beat, la band che due anni dopo pubblicherà The Age of Consent, titolo polemico che stava a indicare quell'età del consenso ai rapporti omosessuali che nel Regno Unito, in quel momento storico, era fissata a 21 anni, mentre in tanti altri Paesi era di 16. Un manifesto di identità sessuale, politica e musicale che impose all'attenzione la personalità, mai ligia al compromesso e impegnata politicamente a sinistra, del cantante di origini scozzesi. Quarto posto nelle classifiche inglesi e tre singoli di grande successo, tra cui Smalltown Boy: un grido di dolore contro l'omofobia.
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Quell'avventura durò davvero poco: nel giro di un anno Somerville abbandonò i compagni e formò con Richard Cole i Communards: tre anni di hit e un numero uno nelle classifiche britanniche, la cover di Don't Leave Me This Way di Harold Melvin & The Blue Notes. Dopo un'attività solistica più ombre che luci ritorna con un nuovo disco, Homage, che è un vero e proprio tributo alla dance music. "La disco music salverà il mondo", ci dice da Londra. Cassa in quattro, sezione d'archi e fiati, tutto secondo le regole della vecchia e celebrata scuola dance. "Era la musica che mi rappresentava quando ero un adolescente. Ed è anche la musica che ha vinto la lotta contro il tempo e che ancora oggi detta legge".
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Qual è il significato della copertina del nuovo disco?
"È una statua che rappresenta Atlante, figura della mitologia greca che fu costretta da Zeus a tenere sulle spalle l'intera volta celeste. Penso che anche voi abbiate una frase che esemplifichi questa immagine: portare tutto il peso del mondo sulle proprie spalle. Io ho trasfigurato questa potente iconografia per renderla attuale. In Italia siete in prima fila per fronteggiare il dramma delle migliaia di migranti che attraversano il Mediterraneo con imbarcazioni di fortuna per raggiungere le coste della Sicilia, ma incontrano solo la morte. Stiamo vivendo in un mondo in cui disperazione e crisi sono predominanti. Homage è un'opportunità che do all'ascoltatore di fuggire, per almeno un'ora, dalle preoccupazioni del mondo: ecco perché c'è quella strobosfera sulle spalle di Atlante. Danzare è una grande terapia per liberare la pressione e penso che la disco music possa salvare il mondo".
È anche il motivo che l'ha portata a registrare un intero album di musica dance vecchio stile?
"Sì, anche perché è la musica della mia adolescenza. Ed è anche la musica che ha vinto la lotta contro il tempo e anche oggi detta legge. Parla di festeggiamento, liberazione e fuga: insomma ha dentro di sé tutto quello che serve per vivere".
Ricorda il primo momento in cui ascoltò la disco?
"Certo, danzai senza risparmiarmi A Love Trilogy di Donna Summer, prodotto da Giorgio Moroder, era il 1976 e io avevo 15 anni. Pensai: questa è la musica che dà davvero un senso alla mia vita".
Pensa sempre che l'arte e la cultura siano costantemente sotto minaccia?
"Sì, sempre più Paesi investono pochissimo sull'arte. Da noi in Gran Bretagna c'era un tempo una politica per dare la possibilità alle giovani generazioni di scoprire ed esprimere il proprio talento. Gli effetti rivoluzionari degli anni Sessanta e dei decenni successivi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Adesso tutto è finito e stiamo perdendo in modo preoccupante tutto quel patrimonio culturale".
Lei è stato leader di due gruppi: i Bronski Beat e i Communards, ma in entrambi i casi tutto è durato poco. Ha qualche rimpianto?
"Mai, nessun rimpianto. Forse dovrei chiedere scusa a qualcuno, ma non più di tanto. Adesso mi gioco e vivo il presente, adesso voglio pensare a questa intervista con lei e a quello che sto facendo con questo nuovo lavoro e con la carriera solistica".
La sua relazione con la fama e il successo è sempre stata particolare.
"Sì, ho avuto una relazione ambivalente, ma sempre sincera. Tra l'altro non posso dire di essere stato particolarmente fortunato. Sono ancora, forse, un signor nessuno. Quello che importa è che non sono mai stato una celebrità, per me è solo spazzatura".
È sempre in prima linea per la rivendicazione dei diritti dei gay. È cambiato qualcosa nella coscienza delle persone da Smalltown Boy ad oggi?
"In un certo senso sì, anche se non nascondo che ci sono ancora tante difficoltà. Certo, Papa Francesco sta dando l'esempio: è il primo Papa della storia ad aver messo in pratica cosa significhi essere Pontefice. Non era mai accaduto. Non c'è mai stato uno come lui e ne sono davvero contento".
Cosa pensa della polemica tra Elton John e Dolce & Gabbana?
"È una questione davvero seria, ma allo stesso tempo è diventata una barzelletta. Stiamo parlando di tre 'regine' vip che hanno in un certo modo messo in ombra le vere esigenze della gente comune che non comprerà mai i vestiti degli stilisti italiani non perché glielo ha detto Elton John, ma perché sono fottutamente costosi e non se li possono permettere (ride di gusto, ndr). Quello che il cantante ha detto non è giusto, ma penso che sull'argomento delle adozioni a coppie gay e sulla fecondazione in vitro bisogna essere un po' più prudenti e diplomatici e da questo punto di vista sostengo che Elton abbia avuto i suoi buoni motivi, onestamente, per arrabbiarsi".
Se avesse una macchina del tempo come la userebbe?
"Di sicuro la utilizzerei passando tutti i weekend indietro nel tempo per seguire i concerti di Donna Summer, Earth, Wind & Fire e Chic, insomma per assistere alla nascita e allo sviluppo di quella meravigliosa creatura che si chiama disco music".
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Quell'avventura durò davvero poco: nel giro di un anno Somerville abbandonò i compagni e formò con Richard Cole i Communards: tre anni di hit e un numero uno nelle classifiche britanniche, la cover di Don't Leave Me This Way di Harold Melvin & The Blue Notes. Dopo un'attività solistica più ombre che luci ritorna con un nuovo disco, Homage, che è un vero e proprio tributo alla dance music. "La disco music salverà il mondo", ci dice da Londra. Cassa in quattro, sezione d'archi e fiati, tutto secondo le regole della vecchia e celebrata scuola dance. "Era la musica che mi rappresentava quando ero un adolescente. Ed è anche la musica che ha vinto la lotta contro il tempo e che ancora oggi detta legge".
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Qual è il significato della copertina del nuovo disco?
"È una statua che rappresenta Atlante, figura della mitologia greca che fu costretta da Zeus a tenere sulle spalle l'intera volta celeste. Penso che anche voi abbiate una frase che esemplifichi questa immagine: portare tutto il peso del mondo sulle proprie spalle. Io ho trasfigurato questa potente iconografia per renderla attuale. In Italia siete in prima fila per fronteggiare il dramma delle migliaia di migranti che attraversano il Mediterraneo con imbarcazioni di fortuna per raggiungere le coste della Sicilia, ma incontrano solo la morte. Stiamo vivendo in un mondo in cui disperazione e crisi sono predominanti. Homage è un'opportunità che do all'ascoltatore di fuggire, per almeno un'ora, dalle preoccupazioni del mondo: ecco perché c'è quella strobosfera sulle spalle di Atlante. Danzare è una grande terapia per liberare la pressione e penso che la disco music possa salvare il mondo".
È anche il motivo che l'ha portata a registrare un intero album di musica dance vecchio stile?
"Sì, anche perché è la musica della mia adolescenza. Ed è anche la musica che ha vinto la lotta contro il tempo e anche oggi detta legge. Parla di festeggiamento, liberazione e fuga: insomma ha dentro di sé tutto quello che serve per vivere".
Ricorda il primo momento in cui ascoltò la disco?
"Certo, danzai senza risparmiarmi A Love Trilogy di Donna Summer, prodotto da Giorgio Moroder, era il 1976 e io avevo 15 anni. Pensai: questa è la musica che dà davvero un senso alla mia vita".
Pensa sempre che l'arte e la cultura siano costantemente sotto minaccia?
"Sì, sempre più Paesi investono pochissimo sull'arte. Da noi in Gran Bretagna c'era un tempo una politica per dare la possibilità alle giovani generazioni di scoprire ed esprimere il proprio talento. Gli effetti rivoluzionari degli anni Sessanta e dei decenni successivi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Adesso tutto è finito e stiamo perdendo in modo preoccupante tutto quel patrimonio culturale".
Lei è stato leader di due gruppi: i Bronski Beat e i Communards, ma in entrambi i casi tutto è durato poco. Ha qualche rimpianto?
"Mai, nessun rimpianto. Forse dovrei chiedere scusa a qualcuno, ma non più di tanto. Adesso mi gioco e vivo il presente, adesso voglio pensare a questa intervista con lei e a quello che sto facendo con questo nuovo lavoro e con la carriera solistica".
La sua relazione con la fama e il successo è sempre stata particolare.
"Sì, ho avuto una relazione ambivalente, ma sempre sincera. Tra l'altro non posso dire di essere stato particolarmente fortunato. Sono ancora, forse, un signor nessuno. Quello che importa è che non sono mai stato una celebrità, per me è solo spazzatura".
È sempre in prima linea per la rivendicazione dei diritti dei gay. È cambiato qualcosa nella coscienza delle persone da Smalltown Boy ad oggi?
"In un certo senso sì, anche se non nascondo che ci sono ancora tante difficoltà. Certo, Papa Francesco sta dando l'esempio: è il primo Papa della storia ad aver messo in pratica cosa significhi essere Pontefice. Non era mai accaduto. Non c'è mai stato uno come lui e ne sono davvero contento".
Cosa pensa della polemica tra Elton John e Dolce & Gabbana?
"È una questione davvero seria, ma allo stesso tempo è diventata una barzelletta. Stiamo parlando di tre 'regine' vip che hanno in un certo modo messo in ombra le vere esigenze della gente comune che non comprerà mai i vestiti degli stilisti italiani non perché glielo ha detto Elton John, ma perché sono fottutamente costosi e non se li possono permettere (ride di gusto, ndr). Quello che il cantante ha detto non è giusto, ma penso che sull'argomento delle adozioni a coppie gay e sulla fecondazione in vitro bisogna essere un po' più prudenti e diplomatici e da questo punto di vista sostengo che Elton abbia avuto i suoi buoni motivi, onestamente, per arrabbiarsi".
Se avesse una macchina del tempo come la userebbe?
"Di sicuro la utilizzerei passando tutti i weekend indietro nel tempo per seguire i concerti di Donna Summer, Earth, Wind & Fire e Chic, insomma per assistere alla nascita e allo sviluppo di quella meravigliosa creatura che si chiama disco music".