Spettacoli

MUSICA

U2, debutta il tour: l'esperienza e l'innocenza di un "predicatore" chiamato Bono

Il tour "iNNOCENCE+eXPERIENCE," del "commediante rocker" Bono & Co, inaugurato alla Rogers Arena di Vancouver, è pieno di sorprese, sobrio ma spettacolare. Al centro della scena, il criticato "Songs of Innocence" e, ancora, la Dublino "dei dimenticati". Presto la band farà tappa in Italia, il 4 e 5 settembre. Destinazione: Torino

3 minuti di lettura
VANCOUVER - Una lampadina nuda su un palcoscenico spoglio. "Senza di voi staremo ancora a suonare in un garage nel nord della città", grida Bono. Poi rivolgendosi a The Edge: "Ma sarebbe un bellissimo garage". Poche parole, poi un tributo agli idoli - The Miracle (of Joey Ramone) - crudo e potente come se davvero gli U2 si trovassero in una cantina di Dublino, fine anni Settanta. Prevedibile? Il sospetto c'era, stando alla recente elevazione proustiana della band e al bisogno dichiarato di abbandonare gli stadi per riportare il rock in una dimensione più umana. Nient'affatto, invece. Il nuovo tour, inaugurato con i due concerti di ieri e ieri l'altro alla Rogers Arena di Vancouver, in Canada, è una sorpresa dietro l'altra; sobrio ma spettacolare, celebrativo eppure imprevedibile. La verità è che dopo ogni passo falso gli U2 diventano più forti. Sono stati messi in croce per aver fatto arrivare gratis agli utenti Apple Songs of Innocence, il tredicesimo album di studio, pagando in credibilità un prezzo persino più pesante di quel Rattle and Hum che indignò gli americani (poi riscattato da Achtung Baby). Gesto generoso o delirio di onnipotenza di una band con trentacinque anni di carriera, 22 Grammy e 150 milioni di dischi venduti? Per i detrattori era solo spam, per i diffidenti un gesto da furfanti. In realtà, un disco bellissimo, funestato dalle polemiche. La recherche saggiamente iniziata da Bono e compagni prometteva - ad ascoltare il cd senza pregiudizi - sviluppi sorprendenti. E con l'entusiasmo che merita hanno reagito i trentamila che a Vancouver li hanno portati in trionfo decretando in due ore che iNNOCENCE+eXPERIENCE, il tour che approderà in Italia, a Torino, il 4 e 5 settembre, è uno spettacolo non solo toccante, ma di vibrante contemporaneità.
[[ge:rep-locali:repubblica:114458546]]
L'incidente accorso a Bono a New York mentre pedalava a Central Park gli ha lasciato una parestesia che per ora gli impedisce di suonare la chitarra, ma chi ne ha sentito la mancanza? La sua forza è nella voce, in quel carismatico predicare che unisce le platee e ora, dopo Songs of Innocence, nel poetico recupero dell'infanzia e dell'adolescenza dublinesi che s'intrecciano con la Storia e col rock & roll. Molti di quei racconti non li aveva mai fatti neanche agli altri della band, o almeno non nei particolari - son cose di cui gli amici difficilmente parlano tra loro. Ancora l'altra sera in un ristorante di Vancouver (la band è qui da un mese per le prove, a parte frequenti viaggi a New York per apparizioni tv e il viaggio lampo a Dublino del batterista Mullen che ha perso suo padre praticamente alla vigilia del debutto) The Edge chiedeva a Bono se davvero la nuova proprietaria della casa di Cedarwood Road, dove il cantante è nato e cresciuto, conserva sotto il pavimento, senza mai per rispetto avervi curiosato, una scatola in cui il ragazzo nascondeva i suoi carteggi.

Ora chiunque avrebbe immaginato che tutto questo - la perdita della madre Iris quando aveva quattordici anni morta per aneurisma cerebrale al funerale di suo nonno, gli anni del grande sogno, la perdita degli amici, il disagio di convivere col terrorismo quando non era ancora un fenomeno globale - venisse raccontato in un concerto certamente molto intenso ma volutamente dimesso, anche per contrastare le 110 date del precedente 360° Tour (che ha incassato oltre 550 milioni di euro). iNNOCENCE+eXPERIENCE, invece, va persino oltre, è pieno di novità: un palcoscenico aperto che si allunga da una parte all'altra dell'arena e un maxischermo, posto perpendicolarmente al classico stage, che l'attraversa tutta creando con disegni e immagini un effetto sbalorditivo e mai ridondante, modernissimo ma delicato come un racconto di Maupassant; magico semmai, quando Bono si allontana dalla luce del bulbo nudo e entra egli stesso a far parte del mondo proiettato lì dentro, in quella Dublino disegnata da mano esperta e infantile, nella cameretta di diciottenne accanto ai manifesti dei suoi miti, Bowie e Lennon, Kraftwerk e Thin Lizzy, Clash e Sex Pistols; tenero e drammatico quando dalla mamma invoca e invoca un abbraccio, mentre la si vede giovanissima volteggiare tra l'erba o ballare col babbo nella Crystal Ballroom. In un crescendo di emozione Bono interpreta la trilogia della sua fragilità (I Will Follow, Iris e Cedarwood Road). Poi Dublino diventa buia, minacciosa, il messia selvaggio ruggisce Sunday Bloody Sunday, The Troubles, Raised by Wolves e invoca "giustizia per i dimenticati", quei manifestanti uccisi a Londonderry nel 72 e le vittime  dell'attacco terroristico del '74 a Dublino e Monaghan i cui volti scorrono impietosamente sullo skyline della città.

La voce di Bono è al top, il suo potere di entertainer enorme, che esegua l'acustica Every Breaking Wave o si protenda verso il pubblico con una maschera feroce durante Until the End of the World; che predichi affinché i farmaci antiAids siano disponibili a tutti (citando il Paul Simon di Mother and Child Reunion) o inveisca contro il riscaldamento globale. Nel tripudio finale di I Still Haven't Found What I'm Looking For The Edge, in estasi musicale, mette un piede fuori dalla passerella e precipita tra il pubblico in piedi. Il cantante non se ne accorge, rapito dall'adorazione dei fan. Santo Bono, commediante e rocker.