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MUSICA

Rick Wakeman, il mago del prog manda in orbita la tranquilla provincia piemontese

Leggenda delle tastiere (synth, moog, mellotron e molto altro), virtuoso musicista con gli Yes, è tornato (con tanto di inusuale completo scuro e sneakers bianche) per uno spettacolo in Italia. Il set? Perfetto per accompagnare le sue sinfonie: la piazza, con basilica gotica, di Asti

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ASTI, 8 luglio - La cattedrale è giustamente gotica (e meravigliosa), la piazza di fianco sembra fatta per la musica, l’acustica è pressoché divina: la città è invece intontita per essere diventata di colpo, si dice, uno dei posti più efferati d’Italia, omicidi e altro, l’ultimo una bella signora che gestiva una tabaccheria, trucidata in modo oltraggioso nel negozio, omicidio inspiegabile o forse spiegabilissimo ma ci vuole tempo. E su tutto questo piomba Rick Wakeman: lui, il santone degli storici Yes, oggi perfetto nel portare in giro lo status di “keyboards legend”. Unico concerto italiano, seminascosto in un bel festival estivo, lui da solo, gran pianoforte a coda e dopo due ore le manone che vanno ancora da pazzi sulla tastiera. Asti si fa consolare, sotto le stelle del prog: Wakeman ha 66 anni, si presenta eccentrico – strizzato in un completo estivo scuro, sneakers bianche. Fa soprattutto alcune cose: infila una sequenza memorabile – vista gente trattenere l’emozione a fatica – di cose Yes, cose da Fragile, oppure passa alla lunga suite del Viaggio al centro della terra e nessuno muove un muscolo e così via.

Dopodiché si riappropria di un gioiello del pop mondiale di ogni epoca, quella Morning Has Broken portata ovunque e in ogni tempo da Cat Stevens: l’ha scritta Wakeman, tempo fa scherzando disse in un’intervista che gli scocciava un po’ che tutto il merito se lo fosse preso l’attuale Yusuf. La esegue solo strumentale, ovvio (“Mica vorrete sentirmi cantare?”) e gli smartphone video crepitano come ai rigori di una finale. Poi passa a David Bowie: in Space Oddity e Hunky Dory le tastiere erano sue – e spiega che Bowie, un signore, gli disse: tu suona il piano e io ci canto intorno (“È la cosa migliore che un tastierista può sentirsi dire”). E parte con Life on Mars, sempre in gran piano solitario. E, tra una And You and I e altri ripescaggi a piacere, si viaggia anche in direzione Beatles: spiega che il suo insegnante da giovane gli propose come esercizio due pezzi a piacere di un artista altrettanto a piacere da suonare con lo stile di altri musicisti. E lui rievoca Help ed Eleanor Rigby come suonate da compositori classici francesi e russi. Cose del genere, mentre passa, in standing ovation prolungata, il ricordo di Chris Squire, bassista Yes scomparso di recente: Wakeman esegue, oltre a And You and I anche Wounderous Story e invita tutti a chiudere gli occhi e a ricordare l’amico che non c’è più in un momento del passato, un’immagine, un video, un’emozione. Asti, dentro l’arena e fuori, si fa consolare come con un balsamo, ha il festival musicale più bello di queste lande (ha aperto Paolo Conte, due passi da casa, hanno omaggiato Giorgio Faletti, idem, a un anno dalla scomparsa, sono passati Paolo Fresu e Carmen Consoli, in arrivo Danilo Rea – stasera – e Mannarino, domani. Là fuori l’inquietudine è tanta, quasi quanto la voglia di tornare in una dimensione tranquilla con le sue genialità sparse e i miti della musica che passano di qui una sera solo perché è bello così.