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Prince, l'eredità di 150 milioni di dollari a sei parenti, ma è caos sulle sue finanze

Il cantante, morto a 57 anni nell'abitazione-studio di Paisley Park, a Minneapolis, non ha lasciato testamento. Geniale in campo musicale, la gestione della sua fortuna è stata però definita "disastrosa". L'eredità, molto inferiore rispetto alle stime inziali, verrà divisa tra l'unica sorella e cinque tra fratellastri e sorellastre. Giudice nomina una banca amministratore del patrimonio

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Addio Prince, dopo la cremazione i funerali davanti a pochi intimi

Ed è stato proprio su richiesta di Tika che un giudice del Minnesota ha nominato la banca Bremer Trust come amministratore speciale per gestire il patrimonio di Prince, dal momento che la star di 'Purple Rain' non ha lasciato un testamento.

In attesa di risultati precisi dell'esame autoptico - il corpo di Prince è stato cremato il 24 aprile dopo un sobrio funerale celebrato in forma strettamente privata - il mistero di questa brutta storia ancora poco chiara resta sull'entità reale della somma che i parenti dovranno dividersi. Secondo alcune indiscrezioni Prince avrebbe pensato di redigere un testamento ma non lo avrebbe mai fatto fino al giorno della sua improvvisa morte, il 21 aprile. Se si parlava inizialmente di 800 milioni di dollari, poi diventati 300, ora l'ammontare dell'eredità si è ridimensionata appunto alla ben più sorprendente cifra di 150 milioni. "Colpa" della personalità complessa e delle ritrosie dell'artista a "darsi" non al pubblico - in questo era generoso - quanto al "business": un musicista che si è letteralmente ritirato dai circuiti più remunerativi della musica, gestendo la propria immagine - e i propri tour - in maniera del tutto istintiva, senza tenere conto dei tempi organizzativi e promozionali necessari. Dicendo, soprattutto, moltissimi no.

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Secondo il sito TMZ, lo stesso che per primo ha dato la notizia della morte di Prince, il geniale musicista non lo era altrettanto quando si trattava di gestire le proprie finanze. "Disastroso" è il termine, nello specifico, utilizzato per definire il "businessman" Prince. Molte delle persone che lavoravano per lui hanno dichiarato che molto spesso i loro consigli venivano ignorati e che, nei cinque anni precedenti alla sua scomparsa, era letteralmente impossibile ottenere la sua firma su qualsiasi tipo di documento di natura legale. Alcune fonti a lui vicine hanno anche fatto sapere che "si era sentito truffato" in passato, agli inizi della carriera, e che quel sentimento non lo aveva più abbandonato facendolo diventare "paranoico". In poche parole, nessuno riusciva a ottenere la sua piena fiducia. E, dopo poco, licenziava un avvocato per passare al successivo, in una continua e costante ricerca di qualcosa - o qualcuno - che non ha mai trovato. Uno di questi legali ha raccontato che un giorno, all'improvviso, ricevette la chiamata di Prince che voleva ingaggiarlo ma che alla richiesta di tutta la documentazione necessaria per mettersi al lavoro, il cantante gli disse "Non lo so, sono là fuori, da qualche parte". Il giurista non ottenne mai nulla. E nonostante questa crescente ossessione, pare che i suoi consulenti più fidati fossero "giovani modelle, intorno ai 20 anni, senza alcuna esperienza in nulla". Intanto, le uniche notizie certe riguardano i suoi dischi: sono (prevedibilmente) tornati di nuovo in classifica, specialmente in patria, negli Stati Uniti. Molti suoi video sono riapparsi su YouTube per la gioia di fan e anche dei non fan, che li hanno diffusi ampiamente tramite i social network in segno di tributo. L'album The Very Best of Prince, originariamente pubblicato nel 2001, si è addirittura piazzato in testa alla classifica Usa seguito da Purple Rain, il sesto album di Prince e il debutto della sua band Prince and the Revolution, del 1984. A sua volta The Hits/The B-Sides, la compilaton di tre dischi pubblicata nel 1993, è entrato nella top ten scalandola fino alla sesta posizione. L'eredità monetaria, naturalmente, non tiene conto dei lauti guadagni che arriveranno dalla vendita di album e gadget e neppure del valore - stimato in svariati milioni - delle sue proprietà immobiliari. Soprattutto, non tiene conto delle centinaia, forse migliaia, di canzoni mai pubblicate, tra le quali ci sarebbe anche un prezioso album realizzato addirittura con Miles Davis. Un enorme tesoro, questo sì, perché rappresenta la vera anima di un artista che non amava darsi in pasto all'industria musicale. È "custodito in un luogo segreto e in mani sicure", assicurano i parenti. Ma il pensiero che quello che di più importante ci ha lasciato Prince rischi di far molto male alla sua memoria non va via.