Al Parco della Musica di Roma la data finale del tour europeo dei due cantautori tropicalisti, un concerto di grande bellezza chiuso sulle note di Marley
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Roma, Auditorium Parco della Musica. La sala grande “Santa Cecilia” è gremita, il pubblico siede anche negli spazi alle spalle e sui lati del palco, solitamente chiusi. È venerdì 6 maggio, la data che chiude la parte europea del tour di Gilberto Gil e Caetano Veloso, un’occasione da non mancare e infatti il pubblico ha risposto numeroso. L’aria è elettrica, un applauso fragoroso e urla di felicità accolgono i due tropicalisti in scena: il palco è spoglio, solo un tappeto, due sedie, due chitarre, un bicchiere di vino rosso per Veloso, un bicchiere d’acqua per Gil. Iniziano con Back in Bahia, un brano che spogliato degli arrangiamenti psichedelici del ’72, affidato all’insistito giro di accordi di settima e diminuita delle due chitarre, non perde la sua forza, riflette sugli anni in cui la dittatura militare in Brasile prima li rinchiuse in carcere, poi li obbligò entrambi a lasciare il paese. Una canzone che lancia insieme il tema della serata, la saudade, che non significa solo nostalgia di casa, ma anche gioia dei ricordi, forza degli affetti, potere della fantasia. Dice anche molto sull’amicizia che lega questi due artisti, entrambi 73 anni, sulla magica alchimia tra due poeti della canzone che nel concerto si rilanciano la palla, si sostengono ognuno con il suo stile, più melodioso, affascinante e delicato Veloso; più ricercato, complesso, capace di vertigini liriche e melodiche Gil, maestro assoluto della chitarra e della composizione.
Veloso & Gil, il tour
Gilberto Gil e Caetano Veloso al Parco della Musica di Roma per la data finale del tour europeo
Un’amicizia che appare indissolubile e significa anche reciproca ammirazione: a un certo punto Veloso prende la parola e spiega che c’è una canzone che vuole assolutamente cantare proprio in questa data finale del tour, una canzone che ha interpretato tante volte in passato ma mai in questo giro di concerti e che è stata scritta da Gilberto Gil: si intitola Meu amigo, meu heroi, un inno a un legame che dopo 50 anni e due formidabili carriere artistiche, ora intrecciate ora parallele, li porta ancora a esibirsi e a raccontarsi sul palco fino a mettersi metaforicamente a nudo di fronte al pubblico. Due amici ma anche due fratelli, si potrebbe dire, entrambi di Bahia, entrambi impegnati a voltare la bossa nova nel tropicalismo, sposando tradizione e modernità, avanguardia e ritmi africani. Si ascoltano Coração vagabundo, Tropicália, Éluxo só da João Gilberto. Il concerto è intimo per tutta la sua estensione, poi sul finale si allarga a una volontà popolare che passa per i cori da affidare anche al pubblico grazie a Toda menina bahiana, São João xangô menino, Nossa Gente (Avisa Lá) e Andar come fé. Il concerto sarebbe stato bello anche senza un finale volutamente corale, ma due artisti così non smettono mai di pensare allo spettacolo, mettono sempre la loro arte a disposizione. Chiudono con Filhos de Gandhi, che interpretano con il pensiero rivolto ancora a Bahia e al suo carnevale. Ci sono due bis, il pubblico non vorrebbe lasciarli mai andare via, al terzo bis Veloso lascia la scena al suo amico, al suo eroe, e Gil lo ripaga con il reggae del Marley di Redemption song. Perché anche i più grandi maestri hanno maestri da omaggiare.