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Frah Quintale e l'harakiri con l'autotune

Il concerto collettivo dell'etichetta Undamento al Maxxi di Roma. Il cantautore e rapper milanese ha interpretato molte delle canzoni con un pesante effetto sulla voce. Con lui sul palco anche Joan Thiele, Dola, Ceri e la band Dutch Nazari
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Come nella migliore tradizione degli showcase collettivi nei quali le case discografiche presentavano i loro nuovi artisti alla stampa, e poteva anche capitare di ascoltare, in un colpo solo, alcuni esordienti eccellenti come Fugees, Fiona Apple e Maxwell, l'etichetta Undamento ha messo giovedì sera in mostra (è proprio il caso di dire) al museo Maxxi di Roma i suoi nomi di punta: per prima è salita sul palco la cantautrice soul italo colombiana Joan Thiele, bella sorpresa che nel nuovo brano Le vacanze esordisce in italiano, il frusinate Dola con il suo rap massiccio, il cantautore molto sui generis Ceri e la band Dutch Nazari, il cui cantante e autore riesce a descrivere attraverso rapidi bozzetti la vita di provincia che poi in fondo non è più così diversa rispetto alla marginalità universalmente imposta dalla situazione economica alle nuove generazioni.
 
La serata è stata conclusa dall'artista più atteso, Frah Quintale, rapper migrato verso una forma di canzone molto melodica e allo stesso tempo decisamente ritmica. Occasione ghiotta per chi lo stima e per i suoi fan, visto che non si esibiva dallo scorso marzo e non è previsto a breve un suo concerto. Frah ha subito avvertito che il suo concerto, non avendo avuto molte prove, sarebbe stato per gran parte improvvisato con il suo sodale produttore Ceri alle tastiere e ai computer. Ciò che non ha detto è che si sarebbe lasciato prendere la mano dall'autotune e da una lettura di conseguenza iper-romantica dei suoi brani. Che come tutti gli estimatori di Frah sanno corrono su quella linea molto sottile (e fragile) che divide il versante drammatico delle sue storie e quello più sognante.
 
Prendete un brano come Nei treni la notte: specialmente se lo hai scritto, se ne conosci tutte le implicazioni, non puoi cantarlo con l'autotune, a meno di non volerti sottoporre ad un harakiri. Perché Nei treni la notte, specialmente Nei treni la notte, è la storia d'amore con la tua città, il rapporto che ti lega a lei anche se a volte la odi, e dentro ci sono i suoi e i tuoi mille rivoli di degradazione. Le canzoni di Frah sono decisamente melodiche, hanno una melodia molto romantica anche quando raccontano storie drammatiche. Lo sono, melodiche, a maggior ragione quando le storie sono romantiche, ma l'autotune rende tutto simile, indistinguibile, una melassa dolciastra e appiccicosa e stucchevole. Ceri non ha sbagliato, nelle sue variazioni alle tastiere; mentre in Frah, spesso senza le basi ritmiche, dev'essere subentrata l'idea di un vuoto da riempire con i vocalizzi. Sarebbe stato decisamente meglio virare sull'intimo, persino con un filo di voce.