"Non ho mai negato di sentirmi in simbiosi con lui. Anche il suicidio di Keith Emerson mi ha scioccato. Era venuto a fare una session con noi a Los Angeles, all'epoca di Chocabeck". Lo addolora ammettere che in quella lista scritta disordinatamente a penna non ci sono i nomi di Joe e Keith. L'amicizia con gli artisti stranieri, un tempo oggetto di facili ironie, è ormai un punto d'orgoglio per Zucchero; nel recente Black cat, a rinsaldare un'antica fratellanza, c'è anche una canzone, Streets of surrender, scritta da Bono degli U2 e ispirata alla notte di sangue del Bataclan.
Segreti e ospiti, Zucchero racconta i retroscena di 'Black Cat'
"È possibile. Ecco alcuni nomi che dovrebbero esserci, a meno di impegni dell'ultim'ora: oltre a Bono, Jeff Beck, Phil Collins, Peter Gabriel e Carlos Santana".
Ma la lista che ha in mano sembra ben più lunga...
"Infatti, alcuni però devono essere confermati. Marc Knopfler, che è anche nel mio ultimo cd, dovrebbe esserci, come Elvis Costello e Eric Clapton, che purtroppo ha qualche problema di salute. Sono anche in contatto con Bonnie Raitt, che a Los Angeles mi ha riempito di complimenti. Mi piacerebbe ci fosse Nile Rodgers, già mio ospite al Madison Square Garden. Di certo arriveranno i 2Cellos, con cui ho inciso Il libro dell'amore. Vorrei Paolo Nutini - sono rimasto fulminato dal suo concerto a Lucca. Anche i Simple Minds hanno chiesto di partecipare, si tratta solo di concertare in quale data. Iggy Pop ha appena confermato. Ora sto lavorando su Robert Plant e Lana Del Rey".
Zucchero all'Arena di Verona per undici serate con 'Black Cat'
'Black Cat' è il titolo del nuovo album di inediti di Zucchero, che arriva a sei anni di distanza dal precedente 'Chicabeck' e segna un ritorno alle sonorità rock-blues. Prodotto da tre grandi nomi del panorama internazionale, T Bone Burnett (Elvis Costello, Elton John, Tony Bennett e altri), Brendan O’Brien (Bruce Springsteen, Pearl Jam, Bob Dylan e altri) e Don Was (The Rolling Stones, Iggy Pop, Bob Dylan e altri), 'Black Cat' presenta13 brani tra cui i singoli 'Partigiano reggiano', 'Voci' e '13 buone ragioni'. Al disco hanno collaborato ospiti del calibro di Bono, che in seguito alla tragedia avvenuta al Bataclan di Parigi ha scritto con Zucchero il brano 'Streets of surrender (S.O.S.)' e di Mark Knopfler, che suona la chitarra sia nel brano 'Streets of Surrender (S.O.S.)' che in 'Ci si arrende'. 'Black Cat' verrà presentato live da Zucchero a settembre, in anteprima mondiale all’Arena di Verona, nei suoi unici 11 concerti in Italia per tutto il 2016, prima tappa di un tour che impegnerà l’artista in tutto il mondo. 11 serate (a partire dal 16 settembre) in cui l’artista porterà in scena uno spettacolo in cui proporrà nuovi e vecchi successi
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"Non voglio ospiti tirati lì a caso, solo presenze che abbiano un senso, e magari qualche sorpresa dell'ultimo momento, ospiti non annunciati. Sono stato due giorni a Londra per un'intervista alla Bbc in vista dei due concerti alla Royal Albert Hall e ho incontrato Brian May, che non può mancare a questo appuntamento. Ho voluto riarrangiare tutto il repertorio sulla linea di Black cat, non ce la farei a ricantare le vecchie canzoni alla solita maniera. Voglio suonarle ruvide, come faccio nella House of Blues che ho fatto costruire nella mia tenuta in Lunigiana, la copia in miniatura di quella di Los Angeles, un capannone di mille metri quadrati tra vigne e cavalli. Sul palco, insieme ai miei storici musicisti, ci saranno Queen Cora, una batterista di colore che ha collaborato con Prince e Beyoncé, Tonya Boyd-Cannon, una portentosa corista di New Orleans, Lillie Mae, la violinista di Jack White che ho conosciuto a Nashville. E Brian Auger, 70 anni, campione dell'organo Hammond. L'ho ascoltato in concerto in un club di Los Angeles, suona ancora da dio. Non pensavo avrebbe accettato di unirsi alla band per l'intero tour".
Non ha mai rischiato di perdere l'entusiasmo? Non sono tempi facili per la discografia.
"È la curiosità a spingermi avanti. Per la realizzazione di Black cat ci siamo stabiliti per sei mesi in America, dopo aver girato gli Usa in lungo e in largo nel tour del 2014, trentotto piazze diverse, molte nel Sud dove non ero mai stato: Nashville e Memphis soprattutto, che per me sono posti mitici. E tutto con lo sleeping bus, come si faceva una volta, per contenere i costi. Raramente vado in vacanza, mi piace riempirmi di suoni e di idee in qualche parte del mondo più che su una spiaggia solitaria. Questa volta volevo fare qualcosa di diverso da quel che passa il convento, fregandomene dei suoni che le radio pretendono, un album ruvido. Per questo ho voluto il produttore T-Bone Burnett, adoro la sua "sporcizia", quei suoni poco gentili che sembrano arrivare da un camion di lamiere; la melodia vestita al minimo, come nei dischi di Johnny Cash o Neil Diamond prodotti da Rick Rubin".
Spesso parla di "Oro incenso e birra", il suo quinto album del 1989, come del disco della svolta, quello che ha creato un prima e un dopo.
"Oro incenso e birra è un capolavoro che ha conquistato anche colleghi stranieri come Eric Clapton e Brian May, il tentativo di fare finalmente il mio blues. Le canzoni scaturivano dalla mia rabbia, dal periodo difficile che stavo attraversando. Ero in crisi con mia moglie, tornando dal mare disperato, gridai "Ho bisogno d'amore perdio, sto male", tre accordi e via. Il pubblico comprese l'importanza di quell'album, un milione e 840 mila copie sono tata roba anche per quell'epoca. Per me è stato come un raggio di sole".
L'inizio di un periodo di grande libertà.
"Esatto, in quel momento non avevo granché da perdere. Ero ancora agli inizi, mi buttavo. Diamante ce l'avevo lì da cinque anni, l'inciso mi venne dopo, infine con Francesco (De Gregori) facemmo la strofa. I dischi migliori arrivano quando non ci perdi troppe notti, macini canzoni, frughi nei cassetti".
Ha collaborato con i più grandi, chi manca all'appello?
"Amy Winehouse, che purtroppo non c'è più, Jimmy Page, Aretha Franklin. E Adele. Chi non vorrebbe duettare con Adele?".