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'Good Vibrations', il gioiello pop dei Beach Boys compie 50 anni. E festeggia a colori

Considerata tra le più influenti della musica popolare, la canzone del gruppo di Los Angeles festeggia il mezzo secolo il 10 ottobre. E, per l'occasione, esce in vinile multicolor. Storia del rivoluzionario brano firmato da Brian Wilson

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“Non esiste la distinzione tra musica alta (classica) e bassa (leggera). Esiste solo musica buona o cattiva”. Kurt Weill con questa affermazione aveva sdoganato la musica pop come forma d’arte. Certo, lui che morì nel 1950, non avrebbe conosciuto Elvis Presley, Bob Dylan e i Beatles. Non avrebbe conosciuto e apprezzato la versione dei Doors della sua Alabama Song né quella di Lou Reed di September Song. Soprattutto non avrebbe avuto il piacere di conoscere quell’enfant prodige di Brian Wilson che appena 23enne, a partire dal 1966, si mise in testa di rivoluzionare il rock. Come lo fece? Prima con il capolavoro, Pet Sounds, 50 anni a maggio scorso. Nel frattempo con un brano: Good Vibrations, 50 anni il 10 ottobre. E per celebrare il mezzo secolo di vita della canzone, il 7 ottobre è stato pubblicato un 12 pollici in vinile picture, virato con i colori del sole che contiene, oltre alla versione originale del 45 giri, registrazioni del brano alternative, più una strumentale e  una dal vivo tratta dalle prove a Honolulu, dell’agosto 1967; il tutto confezionato con un package che raffigura la versione originale giapponese e quella pubblicata negli Stati Uniti.
  Ma cosa ha fatto questo brano per essere indicato come uno dei più grandi singoli di tutti i tempi, prima dal mensile inglese, Mojo (primo posto), e poi dal settimanale New Musical Express (al quarto posto)? Proviamo a dare un po’ i numeri:

4 studi e 17 sessioni di registrazione. Ha affermato Brian Wilson: “È stato un lungo processo, ma ero determinato a spuntarla prima o poi. Ci vollero sei settimane per registrare. Lo abbiamo costruito in studi differenti e ho scritto ogni parte musicale sullo spartito. Registrammo le strofe al Gold Star, il ritornello agli studi di registrazione Western e il bridge al Sunset Sound. Le voci furono registrate tutte agli studio della Columbia a Los Angeles”.
 

RepTv News, Silenzi: Beach Boys, l'ossessione di Brian Wilson per quelle "Good vibrations"

Da febbraio a settembre 1966, Wilson dedicò diversi mesi della sua vita a questa singola traccia, con la sua band di studio Wrecking Crew, spesso confusa su come le varie sezioni autonome del brano potessero mai convergere l’un l’altra in una canzone coerente. Carol Kaye, la session woman bassista, ricorda: “Era come se Brian stesse girando un film. Tutto quel tempo per Good Vibrations – ogni session durava tre ore almeno – è tanto, tantissimo tempo per solo una canzone. Era tutto molto insolito. Tutti noi sapevamo, però, che lui stava provando a perfezionare una grande hit. E sapevamo pure che lo stava facendo alla grande”.
 
15 mila i dollari spesi per la registrazione del Theremin/Tannerin. In realtà, non si trattò del Thererim, ma del più semplice e affidabile (in fatto di intonazione) Tannerin: un piccolissima tastiera elettrica inventata da Paul Tanner e Bob Whitsell che simulava il suono del più complesso strumento inventato nel 1928 da Leon Theremin: due antenne di metallo posizionate a distanza di circa un metro che producevano suono muovendo le mani tra di esse, controllando l’intonazione e il volume. Sempre Wilson afferma: “Ero elettrizzato dal suono prodotto dal theremin di Tanner. Era pauroso quel suono, ma di un pauroso piacevole”.
 
5 i minuti necessari per scrivere il testo. Mike Love, cugino dei fratelli Brian, Carl e Dennis Wilson scrisse le liriche molto velocemente. “La mia prima impressione su Good Vibrations fu che la band si fosse trasformata nei Famous Flames di James Brown. C’erano numerose versioni del brano e solo dopo alcuni mesi mio cugino Brian si decise su quale doveva essere quella giusta e mi affidò la cura di scrivere il testo. Ci vollero cinque minuti e l’ispirazione mi venne mentre guidavo con accanto mia moglie Suzanne, incinta, che scriveva il testo sotto mia dettatura”.
 
1 milione le copie vendute negli States. È il singolo dei Beach Boys più venduto. 230 mila copie nei primi 4 giorni di pubblicazione. Paradossalmente segnerà l’inizio del declino della band. Il brano non apparirà in nessun album, eccetto Smiley Smile, un anno dopo la sua pubblicazione. Prima posizione raggiunta negli USA e in UK. Al Jardine, chitarra ritmica dei Beach Boys, sostiene: “La riluttanza di Brian nell’includere Good Vibrations su Pet Sounds si spiega col fatto che al suo posto c’era Sloop John B. La Capitol insistette per Good… Ma Brian voleva riservarlo per Smile (l’album “perduto” di Brian Wilson/Beach Boys che ha visto la luce per la prima volta nella sua completezza solo nel 2004, ndr).
 
Tra 50 mila e 75 mila dollari il costo per registrare il brano. Record per l’epoca. La Capitol a quel punto, dopo il flop del capolavoro Pet Sounds era davvero nei guai. Ma dovette ricredersi e le sue finanze anche.
 
90 le ore complessive di nastro registrato, racchiuse in 3 minuti e 35 secondi, spiccioli di tempo distillati in arte pop. Qualcuno disse che potevano essere le stesse ore che ci sarebbero volute per leggere, canticchiando, le oltre mille e 600 pagine di Guerra e Pace, di Tolstoj. Per il loro PR, Derek Taylor, già responsabile del marketing dei Beatles, Good Vibrations era “una sinfonia tascabile”. E così, la canzone come opera d’arte aveva intrapreso il suo primo lungo cammino, appena 50 anni fa.