The Beach Boys: una storia di spiagge, surf e 'Good vibrations'
Sono stati la band simbolo della cosidetta 'surf music' californiana, eppure quasi nessuno di loro sapeva nuotare. Le canzoni dei Beach Boys hanno segnato la storia musicale degli anni 60, e i loro duelli artistici a distanza con i Beatles hanno contribuito a elevare la qualità del pop a livelli fino ad allora sconosciuti. 'Good vibrations', una delle loro canzoni più celebri, compie 50 anni. “È stato un lungo processo - ha raccontato il leader e compositore Brian Wilson - ma ero determinato a spuntarla prima o poi. Ci vollero sei settimane per registrare. Lo abbiamo costruito in studi differenti e ho scritto ogni parte musicale sullo spartito"
4 studi e 17 sessioni di registrazione. Ha affermato Brian Wilson: “È stato un lungo processo, ma ero determinato a spuntarla prima o poi. Ci vollero sei settimane per registrare. Lo abbiamo costruito in studi differenti e ho scritto ogni parte musicale sullo spartito. Registrammo le strofe al Gold Star, il ritornello agli studi di registrazione Western e il bridge al Sunset Sound. Le voci furono registrate tutte agli studio della Columbia a Los Angeles”.
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15 mila i dollari spesi per la registrazione del Theremin/Tannerin. In realtà, non si trattò del Thererim, ma del più semplice e affidabile (in fatto di intonazione) Tannerin: un piccolissima tastiera elettrica inventata da Paul Tanner e Bob Whitsell che simulava il suono del più complesso strumento inventato nel 1928 da Leon Theremin: due antenne di metallo posizionate a distanza di circa un metro che producevano suono muovendo le mani tra di esse, controllando l’intonazione e il volume. Sempre Wilson afferma: “Ero elettrizzato dal suono prodotto dal theremin di Tanner. Era pauroso quel suono, ma di un pauroso piacevole”.
5 i minuti necessari per scrivere il testo. Mike Love, cugino dei fratelli Brian, Carl e Dennis Wilson scrisse le liriche molto velocemente. “La mia prima impressione su Good Vibrations fu che la band si fosse trasformata nei Famous Flames di James Brown. C’erano numerose versioni del brano e solo dopo alcuni mesi mio cugino Brian si decise su quale doveva essere quella giusta e mi affidò la cura di scrivere il testo. Ci vollero cinque minuti e l’ispirazione mi venne mentre guidavo con accanto mia moglie Suzanne, incinta, che scriveva il testo sotto mia dettatura”.
1 milione le copie vendute negli States. È il singolo dei Beach Boys più venduto. 230 mila copie nei primi 4 giorni di pubblicazione. Paradossalmente segnerà l’inizio del declino della band. Il brano non apparirà in nessun album, eccetto Smiley Smile, un anno dopo la sua pubblicazione. Prima posizione raggiunta negli USA e in UK. Al Jardine, chitarra ritmica dei Beach Boys, sostiene: “La riluttanza di Brian nell’includere Good Vibrations su Pet Sounds si spiega col fatto che al suo posto c’era Sloop John B. La Capitol insistette per Good… Ma Brian voleva riservarlo per Smile (l’album “perduto” di Brian Wilson/Beach Boys che ha visto la luce per la prima volta nella sua completezza solo nel 2004, ndr).
Tra 50 mila e 75 mila dollari il costo per registrare il brano. Record per l’epoca. La Capitol a quel punto, dopo il flop del capolavoro Pet Sounds era davvero nei guai. Ma dovette ricredersi e le sue finanze anche.
90 le ore complessive di nastro registrato, racchiuse in 3 minuti e 35 secondi, spiccioli di tempo distillati in arte pop. Qualcuno disse che potevano essere le stesse ore che ci sarebbero volute per leggere, canticchiando, le oltre mille e 600 pagine di Guerra e Pace, di Tolstoj. Per il loro PR, Derek Taylor, già responsabile del marketing dei Beatles, Good Vibrations era “una sinfonia tascabile”. E così, la canzone come opera d’arte aveva intrapreso il suo primo lungo cammino, appena 50 anni fa.