Al terzo album il duo di New York e Atlanta supera il profilo del progetto parallelo e si propone come una delle più interessanti novità del mondo hip hip alternativo
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Run the Jewels, Run the Jewels 3 (Run the Jewels Inc. e RED distribution)
Rap dalla strada. “È la cosa più grande che abbiamo mai realizzato insieme”, dicono entusiastici il produttore e rapper newyorchese El-P e il rapper di Atlanta Killer Mike del loro terzo album. La cui apertura con Down vale anche come un’autopresentazione, una biografia autorizzata: “Spero con tutto me stesso/ di non dover mai tornare indietro nella trappola/ di quei miei giorni a spingere la roba/ sputare fuoco oggi è la mia droga/ frasi che puoi ripetere/ …ora tutti si preoccupano/ di quel ragazzo intelligente come un professore”. Doveva essere solo l’incontro tra due rapper per un progetto parallelo ma album dopo album, da quattro anni in qua, Run the Jewels si va definendo come la novità più interessante nell’ambito del rap alternativo, costruito su ritmiche essenzialmente industrial. Nell’album uscito nei giorni delle elezioni presidenziali, Killer Mike e El-P, dichiarati sostenitori di Bernie Sanders, riflettono anche sul momento che l’America attraversa, come in 2100: “Quanto tempo passerà prima che l’odio che stiamo covando ci porti ad un altro Olocausto?”. Ma ci sono anche pezzi più divertenti come Call ticketron, in cui spavaldi ricordano di aver tenuto un concerto al Madison Square Garden di New York, tempio del rap più commerciale di Jay Z e Kanye West. Insomma, impegno e ode al divertimento. La copertina dell'album "Run the Jewels 3" Album di grandi ospiti. In un album che si divide tra rivoluzione e amicizia, non poteva mancare un parterre di ospiti davvero notevole: in Thursday in the danger room suona il suo sassofono Kamasi Washington, in A Report to the shareholders / Kill your masters c’è la voce dell’ex Rage against the machine Zack De La Rocha, mentre Tunde Adebimpe, voce dei Tv on the radio, canta in Thieves! (Screamed the ghost) e il genietto del nuovo rap Danny Brown aggiunge le sue rime su Hey kids (Bumaye).
Il suono. Un album dal suono ricco, non solo nel fraseggio. Un suono cangiante, nel senso che quando l’ascolto sembra averci portato ad un approdo su un terreno industrial, ecco un sax caldo: quando il beatbox segna il ritmo su declinazioni sintetiche, ecco una batteria e percussioni in mani umane. Un album ricco come il suo finale, affidato ad una suite spettacolare di due brani in uno, o di un brano diviso in due capitoli: A Report to the shareholders / Kill your masters è un manifesto di sei minuti contro le violenze della polizia, contro l’establishment che difende i suoi privilegi alzando muri, pieno di riferimenti ad attivisti neri come Marcus Garvey o a campioni del pugilato come Jack Johnson, Tiger Flowers, Mike Tyson: nomi del passato che tornano come bandiere per una prossima e imminente rivoluzione.