Spettacoli

LA CRITICA

Battisti e psichedelia, le canzoni sballate di Giorgio Poi

Dopo l'esperienza con i Vadoinmessico, in 'Fa niente' il musicista torna a cantare in italiano frullando stili diversi

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Giorgio Poi, Fa Niente (Bomba Dischi/Universal)

Cervelli in fuga. Un argomento sempre attuale, un dibattito aperto nella realtà come nei mondi paralleli della finzione artistica. L’ultima riuscita versione l’ha fornita il secondo capitolo della trilogia di Smetto Quando Voglio che affronta con dinamica e scorretta leggerezza - propria di una commedia d’azione dal respiro internazionale - un problema centrale del nostro paese, quello della valorizzazione del talento delle nuove generazioni. Sul perché fuggono credo sia abbastanza evidente... Ma dove vanno a finire questi cervelli? Nel caso di Giorgio Poi è stata una fuga artistica e di vita, prima a Londra e poi a Berlino. Nella capitale inglese si è diplomato in chitarra jazz e ha fondato i Vadoinmessico – splendido il loro album del 2012 Archaeology Of The Future - mutati poi in Cairobi, il cui disco omonimo, anch’esso molto intrigante, è fresco di stampa. E se in effetti il suo corpo non è poi così lontano dall’Italia, la mente e le sue creazioni musicali hanno trovato rifugio in una dimensione assai più remota ed esotica, dolcemente psichedelica, dove la melodia regna sovrana anche quando le impalcature sonore si fanno più eccentriche e soavemente sperimentali. E così dopo aver esplorato le possibilità della musica pop/rock/folk all’interno di un collettivo e con l’inglese come idioma ufficiale ecco il disco che non t’aspetti. Fa Niente il suo esordio da solista e in italiano.
 
Psichedelia portami via. Un passo laterale che riprende il mondo psichedelico nel quale ha codificato l’immaginario degli altri progetti e lo tappezza di polaroid della terra natia che osserva e vive a distanza. Volendo leggere tra le righe i riferimenti al nazional popolare erano già presenti nelle precedenti incarnazioni, a partite dal nome Vadoinmessico. Galeotto fu il verso nel ritornello di Vado al massimo? Fa Niente - sette brani e due brevi strumentali elettronici – è un collage a schema libero nel quale l’obiettivo, centratissimo, è quello di far convivere nella stessa stanza/canzone le sue attuali passioni musicali e i ricordi di un’estate italiana di tanti anni fa. E così ecco frullati tutti insieme Animal Collective, Lucio Battisti, Unknown Mortal Orchestra, Rino Gaetano, Connan Mockasin, Tricarico, Jacco Gardner...
 
La copertina dell'album 
I testi giocano tra assonanze/dissonanze (tematiche e linguistiche), l’apparente no sense delle descrizioni oniriche e alcune lucidissime ammissioni: “I sogni degli altri/che noia mortale/doverli ascoltare/i miei/non li racconto mai”. Una voce acuta, un po’ nasale, avvolta dagli effetti, stravolta dagli affetti, ma a suo modo confidenziale racconta delle storie private un po’ vere, un po’ sognate che mischiano i ricordi con i desideri. E se i singoli Niente di strano - con un ritornello mantra che ti risucchia come un vortice e con un imperdibile Luca Marinelli nel video – e Tubature sono degli ottimi antipasti, il meglio Giorgio Poi lo dà in altri episodi come l’animalcollectivesca Paracadute e Acqua minerale, pezzone che strizza tutto quello che può strizzare al Battisti soul/psichedelico e Doppio nodo con il suo treno ritmico e ideale Termini-Bogotà.
 
 Nostalgia canaglia. “Ho comprato una macchina friggitrice per i brutti pensieri e ce li ho messi dentro. Così imparano”. Che si sa, una volta fritta ogni cosa diventa più buona. Solo un italiano all’estero poteva concepire un verso del genere. Fa Niente è un inno alla nostalgia, un modo per celebrarla ed esorcizzarla. Per trasformarla in qualcosa di concreto. In questo caso ottime canzoni pop/rock/soul dal forte gusto psichedelico. La nostalgia della terra natia, del quadrilatero irregolare e latino sole/cuore/mare/amore. La nostalgia dei ricordi e delle immagini che col tempo, la distanza e il bombardamento di input tendono a svanire dalla memoria. Col senno di Poi e delle sue canzoni la nostalgia non è mai stata così colorata e piena di buone vibrazioni.

Un disco che spazza via in mezz’ora le recenti tossine di Sanremo e tutto il suo rituale, retorico melodramma pop. Un piccolo grande sballo che trasporta l’ascoltatore altrove, sempre vicino al mare, ma su delle “palafitte a forma di astronave”.