La mostra sui Pink Floyd arriva a Roma, Nick Mason: ''Gratificato di essere un pezzo d'arte''
"Il momento migliore? Senz'altro l'enorme ologramma con il prisma rotante della copertina di The dark side of the moon". Parola di Nick Mason, il batterista e membro fondatore dei Pink Floyd, consulente della mostra e per questo presente alla presentazione in Campidoglio a Roma con il vicesindaco e responsabile della Cultura capitolina Luca Bergamo, il commissario del Palazzo delle Esposizioni Innocenzo Cipolletta e Glenn Orscher, della CPI BV, la società americana che produce la mostra.
Pink Floyd, 50 anni di storia, apre a Londra 'Their Mortal Remains', la mostra retrospettiva
Apre, nel bellissimo Victoria & Albert Museum di Londra, la prima grande retrospettiva dedicata ai Pink Floyd, 'Their Mortal Remains': dal 13 maggio al primo ottobre, un percorso multisensoriale trasporterà lo spettatore all'interno di una serie di sale allestite con cimeli, progetti, scenografie e naturalmente musiche di un dei gruppi più importanti e influenti del mondo. In occasione del 50esimo anniversario della pubblicazione del primo singolo, 'Arnold Layne', 'The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains' sarà una mostra fuori dal comune: "Il Victoria & Albert è il posto giusto per illustrare il grande contributo artistico, non solo musicale ma anche visuale, che una band come i Pink Floyd ha dato alla cultura del nostro tempo", ha dichiarato Martin Rotj, direttore del museo. "Una band che ha creato non solo musica straordinaria, ma anche spettacolari show musicali, copertine di album diventate icone e un’espressione creativa senza eguali".
Mostra che a Roma riprodurrà praticamente quella di Londra, fatta eccezione per la diversa disposizione di alcune parti, dovute alle inevitabili differenze di location, e di una trentina di oggetti che saranno sostituiti da altri, più legati alla storia della band in Italia: "Sì, ci saranno oggetti utilizzati per il film-concerto a Pompei e per il live a Venezia", ha confermato Mason, "non sono invece sicuro che si potranno essere testimonianze del nostro passaggio alla fine degli anni Sessanta al Piper di Roma", aggiunge con un mezzo sorriso complice il musicista inglese.
"Il successo della mostra è dovuto alla sua autenticità e al forte coinvolgimento della band" aggiunge Orscher. "Dopo Londra ci siamo chiesti dove portare l'esposizione per la seconda tappa: molte città si erano proposte da tutto il mondo, tra queste Parigi. Ma la risposta che ci siamo dati è anche scritta in un vecchio modo di dire: "Tutte le strade portano a Roma". Del resto in Italia ci sono tanti fan dei Pink Floyd e la relazione della band con il paese è stata sempre speciale".
Il 19 gennaio per l'inaugurazione Nick Mason ci sarà di sicuro, "e credo ci sarà anche Roger Waters. Non se questo doveva rimanere un segreto, se così fosse mi dispiace ma ormai l'ho detto". Poi, dopo aver ringraziato alla memoria Syd Barrett e Richard Wright, Mason rivela i dubbi che lo colsero all'inizio dell'impresa, che arriva ora in Italia grazie agli organizzatori della Mondomostre: "Non riuscivo a decidermi perché non sapevo se saremmo mai riusciti a fare una cosa che era stata fatta così bene prima di noi da David Bowie. Pensavo avessimo bisogno di tante cose e molte di queste erano andate perdute: ad esempio" aggiunge Mason con una punta di perfidia, "credevo fosse imprescindibile una maglietta come quella indossata dai Sex Pistols con la scritta "I hate Pink Floyd", ma si erano tutte ristrette".