Icona riconosciuta della cultura afroamericana, con una forte personalità e un carattere non sempre facile, ma soprattutto artista dalla voce sublime, era nata a Memphis il 25 marzo 1942. La sua ultima esibizione è stata lo scorso novembre a New York al gala della fondazione di Elton John per la lotta all'Aids. Il suo ultimo concerto, invece, risale al giugno 2017 mentre nel 2009 aveva cantato per l'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca rifiutandosi, invece, di farlo quando è stata la volta di Donald Trump.
Non si può dire di conoscere la storia del Novecento se non si è mai ascoltata la voce di Aretha Franklin. Anzi, se ci è consentito dirlo, non si è vissuto pienamente se non si è ascoltata, almeno una volta, la voce di Aretha Franklin. È possibile immaginare una vita senza Natural Woman, o I Say a Little Prayer, o pensare alla liberazione delle donne senza Respect, o sognare l'amore senza I Never Loved a Man (The Way I Love You)? No, Aretha Franklin è stata la voce femminile del Novecento, al pari di Frank Sinatra, è stata la più grande interprete che abbia mai calcato un palcoscenico e le sue canzoni hanno segnato stagioni, epoche, hanno segnato in maniera indelebile la Storia, senza se e senza ma.
'Respect', Aretha Franklin in 'Blues Brothers 2000'
Sono solo canzonette, dirà ancora qualcuno, dimenticando che dal Dopoguerra a oggi la musica è stata "anche" intrattenimento ma soprattutto racconto, e Aretha ha saputo raccontare la vita come nessun'altra cantante è mai riuscita a fare. Soul, gospel, blues, ma anche pop, rock, jazz, canzone, non c'è nulla che Aretha non abbia cantato in maniera magistrale, imponendo al mondo della vocalità il suo stile, la sua personalità, la sua passione. Non c'è cantante, uomo o donna che sia, che non debba a lei qualche cosa, anche quelli che sembrano stilisticamente o tecnicamente più lontani, perché Aretha ha trasformato l'uso della voce in una meravigliosa arte, complessa e raffinata.
Aretha Franklin, dalla parrocchia alla fama mondiale
Aretha Franklin nasce a Memphis il 25 marzo del 1942. La mamma è una cantante gospel e va via di casa quando Aretha ha sei anni. Dopo la separazione la piccola va a vivere a Detroit con il papà, predicatore battista. Aretha è tra i musicisti della parrocchia e vuole diventare professionista. Nel 1961 sposa Ted Whitem che diventa suo manager. Il matrimonio dura fino al 1969, poi il divorzio: il marito si dimostra un violento. Ma per Aretha ci sono i grandi successi professionali grazie a brani come 'Respect' di Otis Redding, che diventa uno dei simboli delle minoranze di colore americane. Alcune cover dei Beatles o di Simon and Garfunkel restano nella storia della musica. Nel 1980 è nel film cult 'The Blues Brothers'. Negli anni Ottanta diventano celebri i duetti con George Benson, Eurythmics, George Michael. Freddie Mercury è stato un suo grande fan. Nel 2017 annuncia in radio che non terrà più concerti. Lo scorso marzo Aretha annulla, su indicazione dei suoi medici, gli impegni live precedentemente assunti, rinunciando alla performance al New Orleans Jazz and Heritage Festival che si sarebbe tenuto il mese successivo
Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Mahalia Jackson, Dinah Washington, Bessie Smith, Nina Simone, hanno tutte aperto la strada alla incredibile, micidiale, perfetta sintesi che Aretha Louise Franklin ha saputo realizzare. Una sintesi alla quale è arrivata in anni di duro e instancabile lavoro, perché lei, fin da giovanissima, sapeva che la musica era la sua strada, voleva percorrere quella strada. Aveva iniziato giovanissima, con le sorelle, nella chiesa battista del padre, alla scuola del gospel, e già negli anni Cinquanta erano molte le case discografiche che volevano metterla sotto contratto. Vinse la Columbia, con la quale Aretha realizzò i suoi primi singoli, ma è nel 1967, quando passò alla Atlantic e incontrò i due leggendari produttori Jerry Wexler e Arif Mardin che Aretha iniziò a mettere a fuoco il suo stile, mescolando le diverse influenze, trovando una sua personale cifra, superando in un sol balzo la necessità di dover restar legata a un genere, a un suono.
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Il genere era il suo, il suono era il suo, la voce era straordinariamente avvincente, le inflessioni che dava alle parole, le rotondità e gli spigoli che ricavava all'interno delle melodie, anche di quelle già celebri e consumate, tutto convergeva verso uno stile che non aveva eguali. Soul music, si è detto, ovvero qualcosa che ha più a che vedere con l'anima e con il cuore che non con uno stile, e Aretha era la regina del soul. In ogni sua nota c'era la sua anima, in ogni sua canzone la sua vita: lo aveva imparato da Ray Charles, lo aveva visto fare da Otis Redding, ma lei, a differenza dei primi due, aveva valicato un confine, aveva portato la musica nera, definitivamente, nella cultura popolare americana e, ovviamente, del mondo intero. E nessuno avrebbe più potuto tornare indietro.
Cinquanta anni fa, non a caso, nel bel mezzo della "rivoluzione" giovanile del 1967/1968, Aretha portò dieci singoli consecutivi nella top ten, dal 1968 vinse per otto anni consecutivi il Grammy e divenne un simbolo: per le donne, perché rappresentava un'idea femminile libera e indipendente, per i neri, nel bel mezzo dell'esplosione del "black power", perché era in grado di affermare la libertà del suo popolo in ogni nota che cantava, per gli artisti, perché era in grado di vivere il suo tempo, con perfetta sintonia con quanto accadeva nel rock e nel pop, senza dimenticare le radici. Time le dedicò una copertina, definendola semplicemente "singer", cantante, definizione perfetta, in fin dei conti, perché dava dignità a un mestiere, a un'arte, che fino ad allora era stata confinata nell'universo dell'intrattenimento.
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Non si è mai arresa Aretha Franklin, non lo ha fatto negli anni Settanta, quando il trionfo della disco music l'aveva messa in disparte, non lo ha fatto negli anni Ottanta, quando dopo il successo di The Blues Brothers, che ha trasformato la sua Think in un classico assoluto, è tornata ai vertici (vincendo altri tre Grammy), o negli anni Novanta quando è stata al passo con i tempi dell'R&B e dell'hip hop. E non si è arresa nemmeno alla fine, quando nel 2010 le è stato diagnosticato un cancro, contro il quale ha combattuto strenuamente.
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Come Sinatra, Aretha Franklin è stata "The Voice", la voce, non una voce qualsiasi, ma la voce che ha saputo cantare i nostri dolori, le nostre gioie, i nostri amori, le nostre difficoltà, come noi avremmo voluto cantarle. Una voce che ha cantato la nostra anima.