Giorgio Giampà, l'autore di colonne sonore che fa fortuna all'estero: "È come stare su un'astronave"
giulia echites
Foto di Pamela Pianezza
In Italia ha lavorato a 'Il padre d'Italia' e la serie 'Il cacciatore', ma il musicista romano è candidato ai Felix, gli Oscar latinoamericani, per la musica del film 'Tiempo compartido' del regista messicano Sebastián Hofmann, vincitore all'ultimo Sundance Festival
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L'ultima colonna sonora che ha scritto, quella che gli è valsa una nomination ai Premi Fenix (gli Oscar latinoamericani), l'ha immaginata di fronte a un quadro di Bruegel. Giorgio Giampà, 36 anni di Roma, scrive musiche per il cinema e l'ultimo lavoro che ha realizzato pubblicato oggi su tutte le piattaforme digitali dall'etichetta hollywoodiana Varèse Sarabande, la principale del settore, quella che in 40 anni di attività ha pubblicato le colonne sonore di film come Ghost, Blue Velvet, Taxi Driver, il recente Tre Manifesti a Ebbing, Missouri o le serie tv Games of Thrones e Lost. Il film per il quale Giampà ha realizzato l'apprezzato accompagnamento musicale è Tiempo Compartido, del regista messicano Sebastián Hofmann, vincitore all'ultimo Sundance Festival per la migliore sceneggiatura. "Racconta la storia di due uomini che si incontrano in un paradiso tropicale, in uno di quei resort a cinque stelle – dice Giampà – entrambi però hanno la sensazione che la multinazionale proprietaria della catena di alberghi stia tramando qualcosa per portare via le loro famiglie". Tiempo Compartido è dunque una commedia nera "che parte dalle vicende di due uomini per arrivare a una critica del capitalismo£. Giampà e Hoffman si sono incontrati due volte per discutere della colonna sonora, "la prima a Roma, la seconda a Rotterdam perché il film è una co-produzione olandese. Siamo entrati in un museo di arte fiamminga e davanti a La Torre di Babele di Bruegel gli ho detto: "questo è il tuo film". Nel quadro, infatti, il punto di vista dall'alto svela una torre che ha forma piramidale e degli individui piccolissimi, insignificanti. Gli alberghi del film hanno pure una forma piramidale – continua Giampà – e nel sistema capitalista che ormai ha preso il sopravvento, noi siamo come criceti dentro una ruota che non sanno cosa stanno facendo. La mia musica sarebbe stata quell'occhio sadico che nel quadro guarda tutto dall'alto".
'Tiempo compartido', il musicista italiano Giampà alla conquista degli Oscar latinoamericani
Perché per Giorgio Giampà, conosciuto ormai in tutto il mondo per i suoi lavori in film svedesi, russi, canadesi, francesi, tedeschi, britannici, degli Emirati Arabi e, naturalmente, italiani, il compito di una colonna sonora è quello di aggiungere al film una storia che non si vede: "la musica può o interpretare un personaggio che nella storia non c’è o andare a raccontare una vicenda parallela. Io alla musica do un ruolo". E poi conta condividere esperienze con i registi: "Una volta cercare l'ispirazione andando in giro e passando tempo insieme era cosa comune tra gli autori di un film", dice Giampà. "Mi ricordo che lo scenografo di Monicelli diceva: 'prima di iniziare a lavorare su un film prendevamo e ce ne andavamo via per dei mesi a cercare location'". In Italia Giorgio Giampà ha scritto la colonna sonora, ad esempio, del film Fraulein, Il Padre d’Italia per la quale è stato nominato nel 2017 ai Ciak d'Oro insieme con Giuliano Taviani & Carmelo Travia, Giuliano Sangiorgi, Enzo Avitabile e Franco Piersanti. Ha scritto le musiche di documentari come SmoKings o Butterfly, che sarà presentato alla prossima edizione della Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre) nella sezione Alice nella Città, della serie tv Il Cacciatore e è autore pure di una canzone scritta con il frontman dei Jet, Nic Cester, inserita nella colonna sonora de La Profezia dell’Armadillo, il film tratto dal fumetto di Zerocalcare. E se è già confermato il suo impegno per la seconda stagione della serie Il Cacciatore è all'estero che Giorgio Giampà guarda sempre, ma questo per un istinto che ha fin dall'adolescenza.
"A sedici anni suonavo la batteria e la chitarra in un paio di band indie rock e già giovanissimo ho iniziato ad andare in tour: a diciotto anni avevo girato l’Europa e il Giappone. A venti il Nord America. Ho aperto una etichetta discografica con i soldi di una borsa di studio e ho iniziato a lavorare subito. Poi ho anche provato il Conservatorio, a Roma, ma non faceva per me. Così ho continuato a prendere lezioni private, scegliendo gli insegnanti che mi piacevano di più". La prima colonna sonora Giorgio Giampà l’ha scritta per fare un favore a un amico: "nel 2004, un mio amico mi chiese di scrivere le musiche per un cortometraggio che aveva girato. Il risultato fu carino. Col tempo sono arrivate altre proposte, da diversi Paesi, e non ho più smesso". All'estero, Giampà ha cercato di coniugare l'esperienza fatta con le band con il cinema, "il cinema italiano mi piace tantissimo, ma per me è stato automatico non pensare che le cose si concludessero all'interno del confine. Amo il cinema del resto del mondo perché mi fa entrare in contatto con luoghi e linguaggi diversi, è come partire su un'astronave". Per Giorgio Giampà ogni colonna sonora ha una storia diversa e nasce in modo diverso, "al di là dell'evoluzione del metodo di lavoro, da quando il pianista in sala serviva a coprire il rumore del proiettore alle grandi orchestre a disposizione delle produzioni hollywoodiane, tutto dipende dalle storie, dal tempo a disposizione, se inizio a lavorare in fase di sceneggiatura o quando il film è praticamente già finito. In quel caso devo correre". A sorpresa dice di essere fan dei registi "che non usano musica perché il loro linguaggio può fare a meno di strumenti per narrare storie", ma il suo sogno più grande è quello di "firmare la colonna sonora di uno dei film del megamondo di Harry Potter".