Spettacoli

Leonard Cohen, lo sberleffo postumo: "Kanye West non è Picasso"

Il poemetto scritto dal cantautore canadese nel marzo 2015, pubblicato nella raccolta di inediti 'The Flame', mette alla berlina il rapper che più volte si era paragonato al maestro cubista
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NEW YORK - Leonard Cohen contro Kanye West. La sfida impossibile del cantautore canadese scomparso a 82 anni nel 2016, che dall'oltretomba prende in giro il rapper nero Kanye West: con una poesia. Sì, un poemetto intitolato Kanye West is not Picasso, e cioè Kanye West non è Picasso, scritto nel marzo 2015 e parte della raccolta di inediti The Flame, appena pubblicata negli Stati Uniti. Versi che mettono alla berlina il vanitoso musicista che più volte si era paragonato al grande maestro cubista e - senza falsa modestia - perfino a Michelangelo, Walt Disney, Steve Jobs, l'apostolo Paolo, ripetendo in concerti e interviste: "Sono più influente di loro e lo rimarrò nei prossimi 1000 anni".
Ma che ora, dopo il recente incontro del rapper nero con Donald Trump alla Casa Bianca, hanno subito assunto un significato nuovo: e attualissimo. Se n'è accorta per prima la cantautrice Amanda Shires, condividendo per prima il testo del poemetto su Twitter proprio mentre West con tanto di cappellino rosso "Make America Great Again" usciva dallo Studio Ovale dopo l'incontro conclusosi con l'abbraccio con Trump e lo scambio di complimenti reciproci.

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Kanye West is not Picasso è subito diventato virale: rendendo popolarissima anche la versione letta dall'attore Michael Shannon per l'audiolibro che accompagna il volumetto. "Io sono il Kanye West che Kanye West pensa di essere" dice fra l'altro la poesia. "Quando lui ti spinge fuori dal palco / io sono il vero Kanye West".

Ma non tutti su social e giornali condividono l'idea che con quella poesia Cohen intendesse prendersi gioco di West. Secondo Carl Wilson, critico musicale del magazine online Slate, si tratta semmai di un omaggio. Stilistico, s'intende: dove il vecchio cantautore, autore di brani come Suzanne e Hallelujah, giocava a misurarsi con la nuova generazione riprendendone il linguaggio freestyle, comparando il suo ego di gigante della musica a quello del rapper vanitoso. Anche perché, spiega Wilson, Cohen aveva più volte detto in diverse interviste di essere interessato al rap: "lo stile musicale che più si avvicina alla poesia".