Francesco Di Bella: "Le mie canzoni per superare ciò che ci divide"
Carlo Moretti
Esce "'O diavolo", il nuovo album del cantautore partenopeo. Nove canzoni in cui torna anche lo stile dub e reggae degli anni Novanta, quando Di Bella era il frontman dei 24 Grana
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Sono canzoni di una poesia semplice, parlano di gite al mare, di canti melodiosi di uccelli, di giardini nascosti e incantati. Ma dentro al disco ci trovi anche racconti di stelle nere, percorsi di vita finiti in un vicolo cieco, persone dimenticate dentro notti senza luna. E’ la vita secondo Francesco Di Bella, giunto con questo suo bell’album al quarto lavoro solista dopo la sua avventura come cantante dei 24 Grana.
Il nuovo album di Di Bella si intitola ’O diavolo, il diavolo che semina zizzania ma anche l’elemento dionisiaco che si manifesta attraverso la musica, il ritmo che fa ballare. “In effetti non c'è figura nella storia che divida di più di quella del diavolo" spiega Di Bella, "ora spauracchio e capro espiatorio delle malefatte umane, ora fonte di piaceri proibiti e carnali. ’O diavolo è anche un modo di raccontare questi anni di iper-narcisismo in un momento in cui anche il nostro paese è molto diviso. Mi è sembrato calzante, una figura ambigua sempre presente anche nelle canzoni, dal blues al folk al rock. Il ritmo poi mi aiuta a mantenere il mio stile, con l’obiettivo di realizzare sempre un ponte tra l’antico e il contemporaneo”.
'O diavolo' Francesco Di Bella
Prodotto da Andrea Pesce, già tastierista nei Tiromancino e nell’Orchestra di piazza Vittorio, l’album è un lavoro controcorrente rispetto a quanto si ascolta di questi tempi, ci sono pezzi in cui Di Bella riprende dub e reggae nello stile e con le sonorità degli anni 90. In generale si tratta di un album che va ascoltato con attenzione, non il mordi e fuggi tipico del nuovo modo di fare e di ascoltare la canzone. “In effetti mi trovo più a mio agio con il long playing che con questa moda imperante dei singoli” osserva Di Bella, “l’album mi permette di ragionare e di raccontare la realtà attraverso un impianto narrativo non necessariamente autobiografico”.
A giudicare da titoli come Notte senza luna e Stella nera, si potrebbe pensare a un disco pessimista, in realtà ci sono momenti di luce, ad esempio il dub di Rivelazione o Scinne ambresso. “Nessun pessimismo, è la mia età che mi permette di raccontare le cose con una serenità diversa, di non avere troppa paura del buio, come dicevano gli Afterhours di Manuel Agnelli”, spiega Di Bella. “Se prima le mie reazioni potevano essere più violente nel senso musicale del termine, oggi mi sento molto più forte della mia esperienza e questo voglio raccontare: la possibilità di reagire”.
Una ricerca che appare quanto mai necessaria per venirne fuori, “infatti la stella nera è un paradosso, è impossibile da vedere a occhio nudo, come un buco nero. Si tratta di una ricerca piena di speranza nella convinzione che ci sia sempre la possibilità di una via di uscita”. Il brano Rub-a-dub style si collega in modo diretto alla tradizione giamaicana: “E’ un esperimento nato improvvisando versi su una base musicale, una modalità di scrittura del tutto diversa rispetto a quando compongo al pianoforte e alla chitarra: è il mio passato musicale di cui mi riapproprio, cercando di evolverlo”.
Di Bella resta convinto che il passato sia fondamentale se si vuole rivitalizzare la canzone d’autore, “viverla attraverso gli stili che mi porto dietro, non solo arrangiamenti tendenti al pop ma verso stili più underground come il reggae e il dub”. Il suo confronto con la scena continua: “Sono in contatto con Colapesce, Brunori e altri colleghi cantautori, mi interessa seguire il loro lavoro, confrontarmi con loro sul mio modo di vedere la musica. Mi piacciono anche i nuovi autori che puntano verso l’elettronica, come Cosmo, quasi rave. Li trovo molto interessanti, rivitalizzano dei canoni non solo nella scrittura dei versi ma anche nel suono, per quanto restituiscono alla gente in termini di pulsazione: anch’io sono figlio dell’epoca dei club, mi piace arrivare su certe vibrazioni per raccontare le mie storie”.
Cambia il mercato, il download e lo streaming dei brani prevale sull’attenzione per gli album, eppura per Di Bella la passione per la musica resta intatta: “E’ fondamentale trovare sempre dei motivi per rimpolpare il tuo songwriting. Accanto alla mia attività di musicista coltivo anche quella dell'insegnamento, tengo seminari sul songwriting: ne ho fatti diversi, a Salerno, Napoli, Torino, anche con Filippo Gatti e Riccardo Sinigallia: in Italia si comincia a capire che scrivere una canzone è un’arte che può essere insegnata e acquisita”.