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Fatoumata Diawara: "La mia musica oltre le differenze, anche quelle della pelle"

La cantautrice maliana sarà in tour in Italia da domenica 24 novembre quando il suo concerto chiuderà l'ultima giornata del RomaEuropa Festival

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Fatoumata Diawara è la nuova voce d'Africa. Originaria del Mali, la cantautrice vive tra Parigi, il lago di Como e Bamako, "anche se la maggior parte del tempo la trascorro in aereo per lavoro", dice parlando piano al telefono per non svegliare il figlio di tre mesi che le dorme accanto. Il marito è italiano. Fatoumata Diawara ha un pregio che qualcuno considera un difetto: non riesce a vedere differenze nel colore della pelle, le uniche differenze importanti per lei sono nel grado di sensibilità "e con mio marito non ci sono differenze, vediamo il mondo allo stesso modo".

Fatoumata Diawara è anche un'attrice: nel suo ultimo film In viaggio con Yao interpreta una ragazza del Mali che accompagna uno scrittore in viaggio in Africa, l'attore Omar Sy. A un check point lei lo invita a pagare i soldati per avere infine il lasciapassare, lui le chiede: "Perché dovrei pagare?" e lei risponde: "Perché sei bianco!", anche se Omar Sy è nero. "Bianco è il colore dei soldi: in Africa tutte le persone ricche sono bianche, anche se sono nere. È il messaggio che arriva dalle fiction in televisione, dai film, si pensa che i bianchi non abbiano mai alcun problema, che siano tutti ricchi e felici, e ovviamente questo non può essere vero, è un cliché. Del resto anche in Africa c'è un po' di razzismo, così come in Cina, dove c'è gente che non vuole rinunciare alle proprie tradizioni. In Mali ad esempio contrastano i matrimoni misti, mio marito è bianco e io lo posso capire bene, ma da anni lavoro su questo, non vedo alcuna differenza nel colore della pelle, e con questo intendo dire che davvero non ha importanza per me, tra bianchi, neri o asiatici se ci conosciamo scopriamo di avere la stessa visione della vita".

Fatoumata sarà domenica 24 novembre all'Auditorium Parco della Musica per la giornata finale del Romaeuropa Festival (nella stessa data si esibiranno anche Ryuichi Sakamoto con Alva Noto, e poi Chassol e Fennesz). Il tour della cantautrice maliana proseguirà poi il 26 novembre ai Magazzini generali di Milano e il 28 all'Auditorium Flog di Firenze per Musica dei Popoli. In concerto Diawara presenterà anche i brani del suo nuovo album Fenfo (Something To Say): "Dicono che sia un album più pop" osserva lei, "in realtà c'è un po' più di elettronica, nel primo non c'era affatto, e questa è l'unica differenza. Per il resto ho continuato a comporre sempre allo stesso modo, voce e chitarra, e nella stessa direzione".  


La prima canzone dell'album di intitola Nterini e parla del fenomeno dell'emigrazione: come considera questo tema?
"Apprestandomi a scrivere mi chiedevo come affrontare l'argomento in un modo positivo perché i migranti mi rappresentano, sono come me, volevo far capire alla gente che non veniamo da un altro pianeta, veniamo da famiglie normali, in alcuni casi anche da famiglie importanti, abbiamo tutti una storia personale. E poi, beviamo caffè al mattino, facciamo colazione come tutti gli altri. I migranti sono insomma persone normali, non dovrebbero perdere la loro dignità o essere considerati indesiderabili solo perché sono dei migranti. Qui li vedono come poveri, strani, hanno paura che gli rubino qualcosa o che li uccidano, nessuno pensa che sono persone come gli altri, esseri umani. Cambia l'aspetto, la lingua, ma la maggior parte di loro sono andati a scuola, sono educati, appaiono solo diversi nell'aspetto. Il nostro dovere come artisti è di dar loro una voce, restituire loro una dignità".


Parla di una normalità che a molti appare come l'eccezione.
"Ci fosse la possibilità di muoversi nel mondo senza bisogno di visti e permessi, nessuno troverebbe strano vedere l'arrivo o la partenza dei migranti per arrivare qui e magari poi per tornare a casa. Sarebbero semplicemente dei cittadini del mondo. E del resto ci sono molti occidentali in Africa, vivono lì da anni senza che mai nessuno li chiami migranti, o espatriati, e questo soltanto perché hanno un permesso per viaggiare. Abbiamo tutti lo stesso sangue, nessuno ha sangue blu, siamo tutti figli di Dio. Il fatto di essere poveri non giustifica la perdita di dignità, puoi essere povero di cose materiali ma ricco se dai amore e se non consideri gli altri con pregiudizi o paure".


Il razzismo è un problema oggi più che un tempo?
"Credo ci sia più paura che razzismo. E la paura è un effetto della crisi economica. Si ha paura per i propri confini, per il proprio lavoro, si teme che gli africani possano diventare dominanti, anche se questo è molto lontano dalla realtà. Il razzismo esiste ancora, certo, ma nei paesi piccoli come la Svizzera o l'Italia, perché in Francia nessuno avverte il razzismo. Ho viaggiato molto in America e lì i neri stanno facendo la differenza, le cose stanno cambiando in un modo positivo. Nelle mie canzoni immagino un mondo diverso ma dobbiamo restare vigili, continuare a lottare per cambiare le cose".

Per una donna nella musica ci sono più difficoltà?
"Se esiste un problema di razzismo nella musica è proprio nei confronti delle donne, è molto difficile per noi arrivare ad essere leader, c'è molta lotta e molte artiste giovani e piene di talento non riescono a sopravvivere, io infatti mi definisco una sopravvissuta".

Cosa pensa del futuro dell'Africa?
"Io penso all'Africa come a un paese soltanto, mi sento africana non sono solo una donna del Mali. Nel mio caso poi, venendo dal Mali, il panafricanismo è davvero necessario perché anche nella politica, come nell'industria discografica, esiste un grave problema di riconoscimento del ruolo femminile, specialmente come leader. Come sopravvissuta, perché io tale mi sento, io non voglio rappresentare solo il mio paese, che manca di leader e che non ha una voce da portare come modello, dunque è necessario per me essere una voce dell'Africa intera, come Miriam Makeba, come tutte le mama Africa".  

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Tra l'attività di attrice e cantante ha capito cosa preferisce?
"Per me è molto facile passare da un'attività all'altra. Sono stata prima attrice, la musica è arrivata dopo, all'inizio cantavo soltanto per me. Lavoravo a teatro in Francia e di tanto in tanto mi capitava di cantare, ogni volta venivano da me dicendomi perché non lo facessi più spesso, che la mia voce era bellissima, ho cominciato a cantare in modo naturale, a teatro avevo capito come controllare e rimanere concentrata in scena e ora potevo applicarlo ad un altro modo di esprimermi. Del cinema mi piace il fatto che puoi essere ogni volta un personaggio diverso, ogni volta una sfida, devi imparare sempre molto. Nella musica sono più me stessa, la mia personalità, la mia libertà, ciò che penso del mondo, posso esprimermi, parlare della mia cultura, della mia famiglia".
 
Come sarà il concerto di questo tour?
"In confronto all'album potrei dire che si tratterà di un concerto più rock, suonerò con la mia band al completo, sarà musica meno intima, con più energia, saremo in cinque sul palco, la chitarra l'ho lasciata per me".