Neil Young e 'Homegrown', l'album perduto nella fine di un amore
Ernesto Assante
Esce dopo 45 anni il disco che l'artista aveva chiuso in un cassetto: "Avrei dovuto pubblicarlo un paio di anni dopo 'Harvest', era il lato triste di una storia d'amore. Qualche volta la vita fa male, sapete quello che voglio dire"
3 minuti di lettura
Le canzoni spesso raccontano la verità. E alle volte la verità può essere dolorosa e il dolore troppo intenso per essere condiviso con chi le ascolta. È quello che è accaduto 45 anni anni fa a Neil Young. Il 1974 fu un anno ricco e complesso per Young: l'anno precedente era stato segnato dalla produzione di Tonight's the night, che Neil decise di non far uscire, e poi dalle session per On the beach che avrebbe dovuto vedere la luce nell'estate dello stesso anno. Poi il raduno con Crosby, Stills e Nash, per un disco che non fu fatto e per il loro clamoroso tour negli stadi, apice della loro avventura collettiva. Young stava attraversando un periodo difficile, la relazione con l'attrice Carrie Snodgress alla quale era legato dal 1971 stava finendo e molte delle canzoni che stava scrivendo erano riferite a quella vicenda. Canzoni "troppo personali", disse Young a Cameron Crowe in un intervista per Rolling Stone dell'epoca: "Probabilmente non le pubblicherò mai, penso sarei molto imbarazzato a farlo, sono un po' troppo vere". E così fece, mise via il progetto, chiuse le canzoni in un cassetto, e decise di pubblicare invece il leggendario Tonight's the night, non meno personale, non meno doloroso, scuro e profondissimo.
Neil Young Archive, il tutorial: ecco come esplorare 50 anni di musica
Young arrivava dal clamoroso successo di Harvest, album perfetto sotto molti punti di vista, disco che aveva trasformato Neil in una superstar ancor più di quanto non lo fosse già con Crosby, Stills e Nash, e dopo il bellissimo On the beach uscito nel luglio del 1974, e in molti aspettavano il seguito. L'album a cui stava lavorando e che decise di non far uscire all'epoca era intitolato Homegrown e dopo 45 anni vede finalmente ufficialmente la luce, venerdì 19 giugno.
Homegrown è un gran bel disco ed è un bene che Young, dopo così tanti anni abbia finalmente deciso di condividere con noi le sue canzoni. Alcune in realtà le avevamo già ascoltate, sia in concerto sia in album degli anni successivi, ma la maggior parte sono rimaste completamente inedite. Lo scorso anno, annunciando la pubblicazione di Homegrown, Young si era scusato con i suoi fan: "Avrei dovuto pubblicarlo un paio di anni dopo Harvest, era il lato triste di una storia d'amore, il danno fatto, il cuore spezzato, semplicemente non potevo ascoltarle, ma avrei dovuto condividerle, sono belle. Qualche volta la vita fa male, sapete quello che voglio dire". Sì, è un disco che parla d'amore e dolore, impastato con la malinconia e a tratti con la disperazione di un cuore spezzato; lo fa senza nascondere nulla, senza mezzi termini, è la fotografia in diretta della fine di un amore, con tutto il peso che questo comporta.
Secondo Young l'album, rivisto oggi, è il "missing link" tra Harvest e Comes a time, un ponte tra momenti diversi di luminosità, passando per gli album degli anni oscuri, Tonight's the night, On the beach, Zuma. Stiamo parlando degli anni più incredibili della creatività di Young, segnati da album magnifici fino alla fine degli anni Settanta, a quel Rust never sleeps che chiuderà il decennio e un'era. Homegrown pubblicato finalmente e già in streaming sul sito di Young, è figlio di quegli anni, di quella tensione creativa, di dolori intensi come quello della separazione e quello della morte degli amici Danny Whitten e Bruce Berry, quelli della tensione con Csn, quelli del clamoroso successo e in qualche modo della follia, tra oscurità e poesia. E mantiene le promesse, inanellando cinque canzoni che già Young aveva pubblicato e sette del tutto inedite.
Separate ways apre il disco, in maniera splendida, un brano che sarebbe potuto diventare un classico e che Young ha ripreso negli anni dal vivo. Try è un gioiello leggermente più ottimista, con la collaborazione di Emmylou Harris e Levon Helm, e Young l'aveva proposta da solo al piano nel tour di Chrome Dreams II. Mexico è breve e intensa, un sogno di fuga dal dolore, Love is a rose è la canzone più nota dell'intero progetto, portata al successo da Linda Ronstadt nel 1975 e pubblicata da Young su Decade. Homegrown, la canzone che dà il titolo all'album è una delle più belle, anche questa proposta diverse volte dal vivo negli anni, chiudeva un bellissimo album del 1977, American stars 'n bars in una bella versione con i Crazy Horse, qui è meno chitarristica ma non meno bella.
Decisamente meno interessante, potremmo quasi definirla un "filler", è Florida, ma subito dopo arriva un'altra canzone che ha per titolo il nome di uno stato americano, la terza per essere precisi, Kansas, anche questa suonata qualche volta dal vivo negli anni Duemila. Dimenticabile e piuttosto confusa, anche se il testo è chiaro sul rifiuto dell'uso delle droghe, è We don't smoke it anymore, mentre White line è un altro gioiello realizzato, giusto prima del grande concerto finale allo stadio di Wembley con Crosby, Stills e Nash, con Robbie Robertson, apparso su Ragged Glory nel 1990. Altro brano completamente inedito, scritto con la penna intrisa di malinconia, è Vacancy, mentre Little wing (nessuna parentela con il brano di Hendrix), è una perla già apparsa in apertura di Hawkes and doves nel 1980. Qui è dove avrebbe dovuto essere in origine e la versione è identica a quella apparsa poi. Star of Bethlehem, ben nota dai tempi di American Stars 'n Bars chiude meravigliosamente l'album, con l'aiuto di Emmylou Harris.