Renato Zero: "Canto contro chi svilisce il talento nella musica". E lancia un appello per i lavoratori dello Spettacolo
di
Carlo Moretti
Esce il "Volume due" di "Zerosettanta", il secondo capitolo della trilogia avviata un mese fa dal musicista romano nel giorno del suo compleanno. Un album dedicato all'amore "perché solo così si può sfidare il mondo" ma con un duro attacco ai politici e contro la scena musicale contemporanea
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Esce il secondo capitolo della trilogia con la quale Renato Zero ha deciso di festeggiare i suoi primi 70 anni, compiuti il 30 settembre. Il Volume due di Zerosettanta, anche questo realizzato in collaborazione con Phil Palmer, Alan Clarke e Adriano Pennino,viene pubblicato il 31 ottobre, a un mese dalla pubblicazione del primo capitolo, e anticipa di un mese il terzo e conclusivo album della trilogia.
Contemporaneamente, dopo aver liquidato con una battuta l'eventualità di un concerto virtuale, "Manco a li cani" è stato il suo commento, Zero è intervenuto sul tema degli aiuti agli "Invisibili", le maestranze dello spettacolo dal vivo messe in ginocchio dal lockdown, e ha lanciato un appello ai suoi colleghi: "Questo non è un lockdown è un blackout. Per aiutare il settore donerò ad Agorà, la mia famiglia di tecnici, maestranze, trasportatori, uomini del palco, con la quale ho lavorato fino a questo momento, parte di quello che ricaveremo con Zerosettanta. Ma mi rivolgo ai miei colleghi: bisognerebbe autotassarci. Soffrendo noi meno per questo blocco dell'attività, dovremmo mettere a disposizione la nostra energia per permettere a queste persone di superare questo guado senza troppi patimenti. Quando avremo la possibilità di aprire un borderò Siae, dovremmo parlare con gli impresari e gli organizzatori ed elargire alla fine della serata una percentuale da devolvere a copertura di certe sofferenze. E fatemi dire che chi dice oggi che la cultura non dà da mangiare è un incapace e forse non è neanche un buon italiano".
Il cantante romano ha deciso come filo rosso del nuovo disco il tema dell’amore convinto che, come dice presentandolo, “è solo in questo modo, con l’amore, che si può sfidare il Mondo. Nell’album ci sono anche varie canzoni di protesta, che mi fu cara” aggiunge Zero, “ma è la canzone d’amore che mi sollecita di più la sensibilità”.
Non mancano però le provocazioni: in un brano, intitolato Vergognatevi voi, Zero si scaglia contro i politici, colpevoli di aver tradito il loro mandato: “E’ uno sfogo personale” spiega, “contro la distanza dei politici dalla vita reale delle persone, che insiste sulla mancanza di frequentazione della periferia, dove si aggirano ombre che celano disagi e spaccature sociali”. In un altro, Troppi cantanti pochi contanti, si rivolge al mondo della musica e in particolare alla scena musicale contemporanea, e ne denuncia il poco coraggio. Un brano scandito da voci campionate e ritmi carioca, con un coro firmato dai Neri Per Caso: in un mondo in cui "branchi di artisti" si avvicinano alla discografia col desiderio di “fama, ricchezza e visibilità”, Zero avverte chi vuole idealmente prendere il suo posto che può tentare “ma solo facendo ricorso al vero talento: abbandonate la tastiera del computer per tornare agli strumenti. Queste sonorità che vengono adottate oggi, se mi posso permettere, rendono i prodotti il risultato di un copia incolla continuato che non ci permette più di diversificare i diversi messaggi e i diversi personaggi. E io questo lo trovo molto negativo".
“Quel brano è anche un modo per cercare un confronto, di parlare delle mie passioni artistiche” spiega Renato Zero, “ma vedo che per alcuni conta solo trovare una corsia preferenziale. Io al contrario anche nella musica non accetto compromessi, per questo non sopporto la superficialità con cui viene affrontato oggi il rapporto con la musica. Credo che anche oggi bisognerebbe impegnarsi per trovare la propria linea e il proprio racconto, fare musica non può soltanto essere un modo per fuggire dalla realtà. Oggi fanno successo i rapper, personalmente non disdegno, vorrei anche affiancarne qualcuno un giorno per vedere un risultato artistico ma sono pochi gli artisti di valore, nella quantità c’è scarso interesse per fare davvero musica, è solo estetica, rituale metropolitano, disagio”.
Zero insiste spesso sul tema del rispetto, crede che negli ultimi anni sia mancato nei suoi confronti soprattutto da parte del mondo dei discografici e della radiofonia, sente di far parte di quel numero di artisti che si sono impegnati a far bene nella musica, cita gli esempi irripetibili e incantabili dei testi di Dylan che hanno saputo raggiungere l’accademia, trasformando il cantautore americano in una bandiera. A questi esempi dedica un brano di questo album, Grandi momenti, e abbracciando “signora Nostalgia” ricorda gli anni dei Beatles, e li cita anche cantando quei momenti indimenticabili “spesi alla ricerca di sé, scanditi da guai, bugie bianche e grandissime conquiste”. E conclude ricordando “la bella scommessa che ho vissuto sul palcoscenico che rappresenta anche le speranze di ogni artista: riuscire a vincere le proprie paure e i timori, lanciarsi nella professione con consapevolezza, anche cercando di modificare la realtà, come hanno fatto Dylan, Cohen, De André e tanti altri grandi”.