E’ stato un anno davvero particolare, anche per le canzoni, troppi pensieri, troppe distrazioni per apprezzare al meglio tutta la musica che è uscita in questi mesi. Qualcuno ha sentito l’esigenza di riavvolgere il nastro, di vivere un flashback per dare nuova luce a un’emozione. Ghemon ha ripreso in mano una delle canzoni del suo ultimo disco, quella cui teneva di più, Inguaribile e romantico, e l’ha ricantata in duetto con Malika Ayane. Nessuna riedizione dell’album Scritto nelle stelle che era uscito ad aprile, almeno per il momento. C’era solo la voglia di far ascoltare meglio “una canzone che lo merita”.
Ghemon, perché proprio quel brano del disco?
“Con un battuta potrei dire perché è bello, anzi direi perché è bellissimo. Ma ci tengo particolarmente perché racconta di me e perché in questa versione con Malika prende altra vita e, mentre finché lo interpretavo io da solo era una confessione, con lei diventa uno scambio tra due persone che si amano. In questa canzone, però, non è soltanto l’amore ad essere importante ma il voler ringraziare la persona che ti sta accanto per quando ti aiuta nei tuoi momenti difficili, perché riesce a guardare oltre insieme a te”.
Il brano si chiude sulle parole “la voce amica”: hai pensato subito alla voce di Malika?
“E’ stata proprio una mia idea, inseguita senza pensare a niente altro, non ci sono state né la volontà iniziale né poi le scelte della mia etichetta. Ho riascoltato il brano e ho pensato alla voce di Malika, ho immaginato che le nostre voci si sarebbero sposate bene e una mattina di agosto ho alzato il telefono e l’ho chiamata. Ho seguito l’istinto, nella mia testa funzionava ma era ancora una scommessa sulla carta: poi quando l’abbiamo registrata in studio sembrava proprio che il brano fosse stato scritto per cantarlo insieme”.
Insomma, per citare il titolo dell’album era “Scritto nelle stelle”?
“A questo punto credo proprio di sì”.
Il nuovo brano uscirà in una riedizione dell’album?
“Per il momento no, è solo in una versione digitale. Però in futuro gli destineremo una collocazione su vinile insieme a un altro brano, perché no”.
Malika ha detto che trova rivoluzionario che si dia attenzione nuova a un brano, di questi tempi. E che “è un peccato mortale considerare sette giorni l’intervallo di tempo in cui il lavoro di un artista ha diritto di essere notato. Chi pensa ai distratti, agli occupati, agli assenti perché impegnati altrove? Ecco, io ero altrove”. La disattenzione nei confronti della musica è il problema?
“Volevo proprio accendere la luce su questa canzone perché credo meritasse e meriti ancora di essere ascoltata e apprezzata da più persone. Dice bene Malika, ci sono tanti distratti e questo è un anno in cui le distrazioni sono all’ordine del giorno, ci sono argomenti che ci tengono un bel po’ in apprensione, ci può stare che qualcuno si perda via dei pezzi”.
A proposito dell’album “Scritto nelle stelle”, a un certo punto con “Champagne” ci si trova di fronte ad un brano che ricorda un po’ “Aspettando il sole” di Neffa, non solo per il giro armonico ma anche per il modo in cui suona la chitarra, sembra quasi un omaggio.
“In qualche maniera si può riportare lì ma da quando ho scoperto il rap per me la prima regola è sempre stata di non copiare, quindi se fosse stata una citazione l’avrei fatta in modo maiuscolo. Darò sempre atto a Neffa di essere stato un artista che mi ha mostrato la strada e anche un amico che mi ha incoraggiato a fare quello che faccio, cioè a mischiare il canto e la musica suonata al rap. Quella musica mi è sicuramente entrata sotto pelle”.
Sei sempre stato un rapper sui generis, a cominciare dal fatto che possiedi una laurea in giurisprudenza: l’avvocato del rap?
“Quello è un incidente (ride). L’idea della laurea in giurisprudenza era nata per gioco con il mio papà. Le due cose poi sono andate avanti in parallelo. Io ho scoperto il rap molto presto, avevo 13 anni, però vivevo ad Avellino e non in una grande città, quindi era una cosa tutta mia. Il mio primo demo l’ho fatto a 17 anni e, per quanto dentro di me sentissi che la musica sarebbe stata il mio futuro, ho finito la scuola e mi sono iscritto all’Università. Nel triennio si è capito che stavo prendendo tutta un’altra strada però ci tenevo a finire il corso: ricordo di aver fatto la tesi sul diritto d’autore nell’era di Internet, quindi ho concluso con qualcosa che mi fosse almeno utile”.
Come ora il soul, anche il tuo rap aveva un colore caldo, nei tuoi video ci sono sempre sfondi di campagna, molto poco “urban”.
“E’ vero, questa era l’altra mia regola oltre al non copiare: dire sempre esattamente chi sei. Mi sono stufato molto presto dell’idea di farmi un personaggio, tipo supereroe dei fumetti per dire cose che non mi riguardavano. Che però, riconosco, è un’arte anche quella. Per parlare di me dovevo sempre dire cose che mi riguardavano direttamente, la mia musica la vedo calda e in luoghi caldi”.
I personaggi del rap oggi come li vedi?
“Facevo, faccio e farò sempre il tifo per il rap. E’ positivo che rispetto al passato oggi ci siano una musica e una scena molto variegate: le diverse ramificazioni possono piacere o non piacere ma sanno comunque intrattenere, sono sempre in movimento, si sono creati in questi anni tanti pubblici diversi e questa è sicuramente una cosa sana”.
Tornerai a Sanremo?
“Sono chiuse le regioni, quindi non posso andare dalla Lombardia alla Liguria”.
In attesa di un lasciapassare?
“Laddove in caso di lavoro dovesse arrivare un lasciapassare allora ci vado volentieri”.
Ghemon, perché proprio quel brano del disco?
“Con un battuta potrei dire perché è bello, anzi direi perché è bellissimo. Ma ci tengo particolarmente perché racconta di me e perché in questa versione con Malika prende altra vita e, mentre finché lo interpretavo io da solo era una confessione, con lei diventa uno scambio tra due persone che si amano. In questa canzone, però, non è soltanto l’amore ad essere importante ma il voler ringraziare la persona che ti sta accanto per quando ti aiuta nei tuoi momenti difficili, perché riesce a guardare oltre insieme a te”.
Il brano si chiude sulle parole “la voce amica”: hai pensato subito alla voce di Malika?
“E’ stata proprio una mia idea, inseguita senza pensare a niente altro, non ci sono state né la volontà iniziale né poi le scelte della mia etichetta. Ho riascoltato il brano e ho pensato alla voce di Malika, ho immaginato che le nostre voci si sarebbero sposate bene e una mattina di agosto ho alzato il telefono e l’ho chiamata. Ho seguito l’istinto, nella mia testa funzionava ma era ancora una scommessa sulla carta: poi quando l’abbiamo registrata in studio sembrava proprio che il brano fosse stato scritto per cantarlo insieme”.
Insomma, per citare il titolo dell’album era “Scritto nelle stelle”?
“A questo punto credo proprio di sì”.
Il nuovo brano uscirà in una riedizione dell’album?
“Per il momento no, è solo in una versione digitale. Però in futuro gli destineremo una collocazione su vinile insieme a un altro brano, perché no”.
Malika ha detto che trova rivoluzionario che si dia attenzione nuova a un brano, di questi tempi. E che “è un peccato mortale considerare sette giorni l’intervallo di tempo in cui il lavoro di un artista ha diritto di essere notato. Chi pensa ai distratti, agli occupati, agli assenti perché impegnati altrove? Ecco, io ero altrove”. La disattenzione nei confronti della musica è il problema?
“Volevo proprio accendere la luce su questa canzone perché credo meritasse e meriti ancora di essere ascoltata e apprezzata da più persone. Dice bene Malika, ci sono tanti distratti e questo è un anno in cui le distrazioni sono all’ordine del giorno, ci sono argomenti che ci tengono un bel po’ in apprensione, ci può stare che qualcuno si perda via dei pezzi”.
A proposito dell’album “Scritto nelle stelle”, a un certo punto con “Champagne” ci si trova di fronte ad un brano che ricorda un po’ “Aspettando il sole” di Neffa, non solo per il giro armonico ma anche per il modo in cui suona la chitarra, sembra quasi un omaggio.
“In qualche maniera si può riportare lì ma da quando ho scoperto il rap per me la prima regola è sempre stata di non copiare, quindi se fosse stata una citazione l’avrei fatta in modo maiuscolo. Darò sempre atto a Neffa di essere stato un artista che mi ha mostrato la strada e anche un amico che mi ha incoraggiato a fare quello che faccio, cioè a mischiare il canto e la musica suonata al rap. Quella musica mi è sicuramente entrata sotto pelle”.
Sei sempre stato un rapper sui generis, a cominciare dal fatto che possiedi una laurea in giurisprudenza: l’avvocato del rap?
“Quello è un incidente (ride). L’idea della laurea in giurisprudenza era nata per gioco con il mio papà. Le due cose poi sono andate avanti in parallelo. Io ho scoperto il rap molto presto, avevo 13 anni, però vivevo ad Avellino e non in una grande città, quindi era una cosa tutta mia. Il mio primo demo l’ho fatto a 17 anni e, per quanto dentro di me sentissi che la musica sarebbe stata il mio futuro, ho finito la scuola e mi sono iscritto all’Università. Nel triennio si è capito che stavo prendendo tutta un’altra strada però ci tenevo a finire il corso: ricordo di aver fatto la tesi sul diritto d’autore nell’era di Internet, quindi ho concluso con qualcosa che mi fosse almeno utile”.
Come ora il soul, anche il tuo rap aveva un colore caldo, nei tuoi video ci sono sempre sfondi di campagna, molto poco “urban”.
“E’ vero, questa era l’altra mia regola oltre al non copiare: dire sempre esattamente chi sei. Mi sono stufato molto presto dell’idea di farmi un personaggio, tipo supereroe dei fumetti per dire cose che non mi riguardavano. Che però, riconosco, è un’arte anche quella. Per parlare di me dovevo sempre dire cose che mi riguardavano direttamente, la mia musica la vedo calda e in luoghi caldi”.
I personaggi del rap oggi come li vedi?
“Facevo, faccio e farò sempre il tifo per il rap. E’ positivo che rispetto al passato oggi ci siano una musica e una scena molto variegate: le diverse ramificazioni possono piacere o non piacere ma sanno comunque intrattenere, sono sempre in movimento, si sono creati in questi anni tanti pubblici diversi e questa è sicuramente una cosa sana”.
Tornerai a Sanremo?
“Sono chiuse le regioni, quindi non posso andare dalla Lombardia alla Liguria”.
In attesa di un lasciapassare?
“Laddove in caso di lavoro dovesse arrivare un lasciapassare allora ci vado volentieri”.