Spettacoli

Renato Zero: "Le mie canzoni contro il karaoke della musica di oggi"

Esce 'Zerosettanta - Volume Uno', l'ultimo capitolo della trilogia incisa dall'artista romano per festeggiare i suoi 70 anni: "Mi ha chiamato il sindaco di Roma Virginia Raggi, mi aiuterà per Fonopoli"
3 minuti di lettura
"Un karaoke non fa primavera" canta Renato Zero in apertura di Zerosettanta - Volume Uno, il suo nuovo disco, terzo e ultimo capitolo della trilogia con la quale l'artista romano ha voluto festeggiare i suoi 70 anni. Il primo brano si intitola Amara melodia ed è una dolente ballata dedicata alla melodia, ferita dalle canzoni italiane di oggi in cui, canta ancora Zero, "dominano plug-in e disincanto, l'arte passa la mano e il copia e incolla è la formula bella". Il musicista romano la spiega così: "Sono del segno della Bilancia e lo sono sempre stato fino in fondo, devo dire quello che mi preme. L'affronto che la melodia sta subendo oggi nella musica italiana lo sento proprio come un'urgenza, dovevo parlarne".


Il riferimento, neanche troppo velato, è al rap, alla trap, alla canzone del pop indie: "La canzone oggi vive di anemia e abbandono, volevo invece sottolineare il bisogno della melodia e delle armonie, fondamentali per l'estensione di un brano e di un progetto. La musica ha un valore troppo grande per ognuno e noi musicisti e cantanti siamo dei distributori di emozioni, abbiamo una responsabilità enorme". Poi Zero aggiunge: "La chiamano leggera, ma quale musica leggera, non diciamo sciocchezze, la musica è una libertà necessaria, la nostra canzone ha fatto le guerre, da Vecchio scarpone fino ad oggi siamo tutti figli di una tradizione musicale che non dev'essere tradita".

In Nemico caro, Zero affronta invece l'odiatore di sempre ma pur trovandolo ancora "sempre vigile e sempre presente" nota che "oggi però ha imparato a vestirsi, si lava i denti la mattina e si pettina, e mi rispetta molto, abbiamo insomma stabilito una tregua e speriamo che duri". C'è anche un brano che si ricollega al filone ironico dei suoi primi successi, si intitola Finalmente te ne vai: "Sì, è figlio di canzoni come Baratto e di Sbattiamoci, c'è quel Renato Zero irriverente, che utilizza le armi dell'ironia, perché quando il risultato si acquisisce attraverso la comicità risulta decisamente più forte".

 
Il discorso durante la presentazione del nuovo album cade sui live, ci sono di fronte ancora mesi di blocco per i concerti: "Le mie canzoni, le mie modeste opere, sono visive, forse non hanno bisogno di supporto, non è sempre detto che sia necessaria la mia fisicità, meglio il camerino rispetto al palco, meglio la sagrestia rispetto alla chiesa, senza la sagrestia e i suoi riti non ci sarebbe la messa. A 70 anni ho conquistato tappe che non avrei mai pensato di raggiungere, do poco peso alle classifiche e a quanto guadagno nelle tournée. Certo però che vedere i miei colleghi trigger e rider, i tecnici di palco, i datori luce stare fermi per così tanto tempo fa male".
 
Zero confessa che il suo prossimo obiettivo sarà chiudere la bocca ai politici "per fare Fonopoli anche a mie spese, sono stanco, non intendo barattare Zero con un elettorato qualsiasi, mantengo una coerenza che non prevede baratti... finora ci ho provato, attraverso 4 legislature e con 3 sindaci diversi: dovranno rispondere delle loro mancanze nei confronti delle giovani generazioni". Fonopoli, il suo progetto di un'accademia con scuole per artisti e spazi in cui esprimersi e tenere spettacoli. "Gigi Proietti e Carla Fracci mi avevano dato la loro disponibilità, si erano offerti per far parte di un comitato di direttori artistici".
 
Il progetto era eminentemente romano. Ha sentito per caso anche il sindaco Virginia Raggi: "Sì, ho sentito la Raggi, mi ha chiamato due settimane fa e mi ha voluto salutare, è vero che l'ho bacchettata appena venne eletta ma lei ha stima di me. Parlando di Fonopoli mi ha manifestato la volontà di volermi agevolare, anche se attraversiamo un periodo in cui si tratta di stringere la cinghia. Sarebbe interessante anche poter utilizzare a questo scopo una caserma abbandonata, sul territorio di Roma ma anche non necessariamente di Roma, un'ipotesi di concessione rinnovabile, ovvio, nessuno pretende. Mi piacerebbe lasciare al mio pubblico qualcosa di me".
 
A Fonopoli ci sarebbe spazio per un'accademia, una scuola per musicisti e cantanti, lo si fa anche in molti talent televisivi, cosa ne pensa Zero? "L'insegnamento a tozzi e bocconi non è idonea a garantire a un aspirante musicista o cantante una crescita hce possa aiutarlo nello spettacolo. Nei talent ogni volta cambiano le facce e si ricomincia, mi richiamo al discorso necessario nel nostro paese: la stabilità viene prima di ogni cosa, è fondamentale in tutto".
 
Busserebbero a Fonopoli anche molti artisti rap e indie: "C'è posto per tutti, ma il carro del melodico e dell'armonico dev'essere portante, sia consistente e faccia da motrice a tutto il resto, io questo quasi lo esigerei. Se un aspirante artista viene a contatto con noi gli viene fornito un ventaglio più ampio. Per stare sul palco bisogna passare attraverso altre esperienze: io nella mia gavetta ho fatto l'attore, il ballerino, il sarto, il truccatore. La scuola l'ho fatta in maniera trasversale: osservare Federico Fellini di notte per 15 giorni, ogni volta che c'era un film, è stato un privilegio, mi riferisco a questo tipo di insegnamento. Il marciapiede l'ho vissuto fino in fondo, ho assorbito tutto, solo così arrivi ad avere una consapevolezza di come il mondo deve essere rappresentato. Per scrivere deve avere un mondo che ti ispiri, che ti spinga ad ascoltare gli altri, mentre noi in questa società siamo impediti, c'è tanta diffidenza, questo virus non è un castigo, siamo noi che ci siamo castigati".
 
Il discorso torna sul rap, da dove era partito: "Vorrei vedere uno di questi rapper in classifica in America. Oggi non ci sono più brani come Volare, Il cielo in una stanza, Il nostro concerto, meraviglie che hanno sfidato l'universo e si sono attestati come classici della musica italiana. La vera colpevole è la discografia che non è più italiana, vengono dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti con le loro corazzate Potemkin, noi da esordienti eravamo molto più protetti con gli italiani, su di noi si investiva. Alla Rca Ennio Melis creò il Cenacolo, un villaggio musicale, si facevano allestimenti di spettacoli, provini per i dischi, era una factory interessante, nessuno veniva lasciato indietro e i migliori si affermavano".