“Questo album è come un ponte tibetano lanciato verso qualcosa di nuovo”, dice Tricarico del suo nuovo disco intitolato Amore dillo senza ridere ma non troppo seriamente, in uscita il 7 maggio. E’ l’ottavo lavoro di una carriera che, iniziata nel 2000 con la pubblicazione del singolo Io sono Francesco, ha ormai dunque una storia di più di vent’anni. Si tratta di dieci canzoni in cui Tricarico mette in luce non solo la maturità di scrittura raggiunta nel suo percorso di cantautore ma anche uno sguardo più ampio e consapevole sui temi che gli stanno più a cuore, come il rapporto tra le persone e in particolare le relazioni amorose, indagate qui nei loro diversi momenti e le tante sfaccettature. In una canzone, La luna storta, Tricarico assume il punto di vista di una donna.
L’album ha un titolo molto lungo.
“Mi avevano consigliato di dimezzarlo ma a me piace così. Credo che di questi tempi vadano fatte le cose che ci piacciono e che sentiamo più giuste”.
Un titolo per racchiudere il segno di un album che passa da momenti più leggeri a momenti più intensi?
“Per me esprime un senso di passaggio per un album con dentro tante cose, amori che iniziano, amori più leggeri o che finiscono, ricordi, riflessioni. Il contrasto tra il serio e il sorriso racchiude ciò che si può presentare nel corso di una vita, e credo che Amore dillo senza ridere ma non troppo seriamente sintetizzi bene ciò che accade all’interno dell’album”.
Si potrebbe definire un album personale e autobiografico, ma per raccontare storie così diverse ci vogliono molte vite.
“Io parlo sempre di cose vissute, se no non avrebbe senso. Diciamo che elaboro storie diverse ed esperienze accumulate nel corso del tempo. Noi ci portiamo dietro tutto ciò che viviamo, poi sono io a decidere quando è il momento della riflessione, cosa lasciar cadere e cosa mi può ancora coinvolgere. Certo, ci può essere un’astrazione che non mi riguarda così direttamente, come accade ad esempio nell’elenco ironico e dongiovannesco del brano La Bella Estate, ma in generale io racconto sempre di me”.
Lucia, Rossana, e anche la sorella, e Francesca, la mamma, la zia, Luisa, Elisa, Federica, Beatrice, Marianna, Gina e poi Gaia, l’ultima, di cui lei dice si stava innamorando ma poi per fortuna è arrivata sua nonna che le ha consigliato di passare insieme con lei un’estate al mare per non mettersi nei guai. Questa è La Bella Estate, un divertimento ma anche una canzone che di questi tempi potrebbe costarle qualche critica.
“Non sono mai stato così viveur, quanto meno non mi sono mai innamorato di Gaia. Credo che di fondo ci sia la paura dell’amore. Un mio amico diceva: tante donne, nessuna donna. Non aveva la capacità di pensare a una donna sola, mentre l’amore richiede dedizione. Le figure di Don Giovanni o di Casanova non sono poi così superficiali come sembra, hanno un loro tormento. Certo in un momento come questo potrebbe essere tacciata di maschilismo, come del resto certe canzoni del passato oggi sarebbero impossibili da proporre. Tutto è politicamente corretto, anche l’ironia potrebbe essere interpretata male, rischia anche un divertissement come questo. Viviamo un momento delicato per l’intelligenza in generale, per il dubbio, per le sfumature, la vita è complessa, è riflessione, è dubbio: puoi dire anche una cosa terribile se la dici con ironia, puoi partire da un punto cattivo per arrivare a una riflessione buona, ma oggi la riflessione viene negata. Mi sembra che oggi venga premiata la superficialità, c’è un uso dei valori per fare i propri interessi. Mi trovo spesso spaesato di fronte a questo modo furbo di agire. Scrivo canzonette per l’estate, sono un clown, però mi rendo conto anch’io, da artista, che ci sottoponiamo all’autocensura, e questo meccanismo riduce il pensiero. Non vedo molte menti brillanti in giro. E del resto messaggi sempre più veloci, di pochi secondi su TikTok, non lasciano più la minima traccia. Prevalgono solo furbizia e arroganza. Tutto è ormai pubblicitario, è molto strano”.
In Tre numeri in più lei sembra affrontare la scomparsa di suo padre, come fece già con Io sono Francesco.
“Tre numeri in più è un brano che parla della mancanza, del senso di colpa, di impotenza ma allo stesso tempo anche degli esatti contrari. E’ un brano che parla di tante cose, ricco di contenuti e, senza andare nello specifico perché non avrebbe nessuna importanza per chi ascolta, si chiude con l’immagine di questo uomo che non è più un bambino né un ragazzo, e che è riuscito a risolvere una crisi internazionale, a sbrogliare il groviglio di una vita. Non ricordo chi diceva che nella vita non basta nascere ma bisogna rinascere, credo che il significato della vita sia in questo”.
Con La luna storta si cala nel punto di vista di una donna.
“E’ una donna che si accetta per come è, che impara ad amarsi nonostante il giudizio degli altri, parla di una presa di coscienza, la protagonista trova un modo per dare bellezza a se stessa. Ci sono rapporti in cui la paura di perdere l’altro a volte ci fa svilire noi stessi ma lei reagisce a tutto questo, recupera una stima in se stessa, impara ad amarsi per com’è. C’è un verso che dice: ‘Sono anch’io in questo bellissimo dipinto e faccio la mia parte al meglio’”.
Che momento attraversa la canzone italiana?
“E’ un mondo meno puro di una volta, quando la musica era un riscatto, voleva dire prendere una strada non ancora battuta da altri, adesso si seguono strade da mestieranti e questo dispiace per la musica e l’arte. Oggi si va sul sicuro, si segue e si ripete ciò che ha successo, si sceglie la semplicità imitando ciò che è già stato fatto. Basta dosare il copia e incolla senza rischiare di doverne rispondere in tribunale”.
Tricarico a Sanremo: i precedenti
Lei è spesso rimasto collaterale, non tornerebbe al Festival di Sanremo?
“Ho provato a tornare al Festival, ho presentato una delle canzoni inedite di questo album, Mi manchi negli occhi, ma non è stata scelta. Non c’è nessuno snobismo da parte mia, sono trasversale, ho cominciato ad ascoltare la musica dalla radio di mia nonna materna, l’idea di uscire dalla sua radio per arrivare a farmi ascoltare da tutti mi faceva piacere. Quello resta il mio obiettivo, se a volte poi non capita fa niente, ma è la cosa più bella che possa succedere".
Per lei in questi ultimi anni ci sono stati incontri artistici importanti come quello con Francesco De Gregori, con cui canta nel brano A Milano non c'è il mare e con cui è poi andato anche in tour.
“E’ stato molto importante, per l’incontro in sé e per l’amicizia che ne è nata. Per aver conosciuto un uomo e un artista così integro nel corso della sua carriera. In Italia ha creato un modo e uno stile che molti hanno copiato, spesso in modo imbarazzante. De Gregori è sempre andato dritto per la sua strada e durante quel tour ho visto quanto questo lo abbia premiato, ai concerti c’era gente di tutta le età, c’era una fame che non si vede nei media, perché la gente coglie l’onestà”.