Spettacoli

"Quel giorno che per il provino alla 'It' Rino Gaetano si portò il cantante"

Gli artisti 'It': in prima fila Rino Gaetano e De Gregori, in alto al centro Venditti 
Il ricordo dei fratelli Micocci che con il padre Vincenzo condivisero nella famosa etichetta romana la scoperta del cantautore e ne accompagnarono i primi passi nel mondo della discografia
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"Rino Gaetano stava sempre nei nostri uffici, considerava nostro padre Vincenzo Micocci il suo padre putativo. La sua vera famiglia era alla It, l'etichetta dov'era cresciuto, dove era diventato famoso, è lì che sentiva di avere i suoi amici". Quando Rino Gaetano arrivò la prima volta negli uffici dell'etichetta alla Collina Fleming di Roma, la stessa che aveva scoperto Venditti e De Gregori e che avrebbe lanciato tantissimi altri cantautori, come Sergio Caputo e Gianni Togni, oltre al primo disco di Fiorella Mannoia, i fratelli Stefano e Francesco Micocci avevano intorno ai vent'anni ma ricordano bene quel cantautore timido che un giorno si affacciò negli uffici di via Banti: "Arrivò un giorno con Antonello Venditti, che l'aveva conosciuto al Folkstudio e da qualche tempo l'aveva preso sotto la sua ala protettrice. Antonello gli dava spesso un passaggio con il suo Maggiolino Volkswagen, perché Rino non aveva la patente. Quel giorno voleva presentargli Vincenzo, il suo discografico, che lo accolse e gli dette appuntamento qualche giorno dopo per un'audizione".

Rino Gaetano scriveva già le sue canzoni, "ma non aveva nessuna intenzione di cantarle" ricorda Stefano Micocci, "lui voleva essere solo un autore, pensava di accontentarsi del successo che era sicuro quelle canzoni avrebbero avuto e dei soldi che avrebbe raccolto: il suo obiettivo era riscattarsi, riuscire a dare una casa dignitosa ai genitori che gestivano un portierato a via Nomentana e vivevano in un seminterrato". Il giorno dell'audizione Rino non si presentò da solo: "Venne con un suo amico, disse: ecco, lui è il mio cantante" ricorda Francesco Micocci, "mio padre gli disse che se scriveva le sue canzoni allora avrebbe dovuto anche cantarle, per questo si chiamavano cantautori, termine che tra l'altro aveva inventato proprio lui. Ma Rino non ne voleva sapere niente, non solo perché era molto timido: al collegio a Narni, dove lo avevano mandato a studiare i suoi genitori, lo avevano scartato dal coro, gli avevano messo in testa che non sarebbe mai riuscito a cantare, che la sua voce era bruttissima, sgraziata. Convincerlo a cantare per mio padre non fu semplice, fu un lavoro estenuante ma alla fine ci riuscì".   

      

Il primo 45 giri, quello del 1973 con I Love You Maryanna e Jaqueline, lo incise comunque utilizzando lo pseudonimo di Kammamuri's, non voleva apparire. Fino al 1974, l'anno del vero debutto, in cui uscì l'ellepì Ingresso libero, quello che contiene Tu, forse non essenzialmente tu un brano autobiografico in cui Rino ricorda il bar che frequenta a Montesacro e l'autobus 60, che utilizzava per raggiungere il centro. "Era l'autobus che tornava spesso nei suoi racconti, quello di cui conosceva tutte le coincidenze, ma per lui non era semplice spostarsi, visti gli orari che si facevano in quei primi giorni di lavoro, quindi spesso si fermava a dormire su un divano negli studi di via Banti", ricorda Stefano Micocci. "Quello della It era un ambiente ricco di stimoli, in quegli uffici passavano tutti i cantautori, anche quelli Rca, la casa che distribuiva i nostri dischi, passavano Lucio Dalla e Ron, che abitavano a Collina Fleming, e anche Renato Zero".  

Nel 1975 esce Ma il cielo è sempre più blu, la canzone nel 45 giri è divisa sulle due facciate: "Non era mai successo, durava 4 minuti da una parte e 3 minuti e 70 dall'altra, quasi 8 minuti in tutto. Non l'avevamo inserita nell'album appena uscito perché volevamo che fosse un pezzo a se stante, una cosa atipica" ricorda Francesco Micocci, "il singolo avrebbe venduto 100 mila copie, ma non immediatamente anche se si capì che aveva del potenziale". Rino incide con la It in tutto nove singoli e i primi 4 album, i più importanti e l'ultimo uscì dopo la partecipazione con Gianna al Festival di Sanremo. "Era Nuntereggae più e conteneva l'omonima canzone con la quale Rino voleva partecipare al Festival, ma mio padre riuscì a fargli cambiare idea. Gianna, che era popolare, Sanremo sarebbe stato così il trampolino di lancio per l'estero, e infatti ebbe ragione perché il pezzo andò benissimo anche in Francia, in Germania, in America latina, per Rino fu il boom". Vincenzo Micocci aveva avuto ragione: se Ma il cielo è sempre più blù si era fermata a 100 mila copie, Gianna si piazzò al terzo posto al Festival e superò le 500mila copie di vendita.

Dopo la vittoria a Sanremo e il successo in classifica Rino Gaetano passa alla Rca, fino a quel momento soltanto distributrice dei suoi dischi, è la fine del suo rapporto con la It, ma in quei due anni tra il 1978 e il 1980, gli anni di Resta vile maschio, dove vai? e di E io ci sto, il cantautore torna spesso negli uffici di via Banti. "Veniva, era un po' deluso", ricorda Francesco Micocci "era un cantautore ma gli avevano affiancato altri autori, da noi veniva a respirare l'aria familiare che conosceva. E' vero che la nostra idea era che prima o poi lo avremmo spostato alla Rca pur rimanendo produttori e coeditori, ma solo perché riuscisse ad andare all'estero". Per loro, per gli amici di via Banti, Rino resterà sempre quello che nelle cene scriveva il testo delle canzoni sui bordi dei tovaglioli, "nacquero così Cogli la mia rosa d'amore e anche Ma il cielo è sempre più blu...". Ora la cantano negli stadi.