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Franco Battiato, il tributo all'Arena di Verona: quaranta artisti per l'omaggio al maestro

Tre ore e mezza tra canzoni, racconti e immagini: uno spettacolo seguito dal vivo da circa seimila spettatori, che a dicembre diventerà una prima serata su Rai 3
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“La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”. La voce di Manlio Sgalambro attraversa l’Arena di Verona, le parole tratte dall’opera Il Cavaliere dell’intelletto che Franco Battiato scrisse nel 1994 sono il prologo a un grande concerto-tributo per il cantautore siciliano scomparso il 18 maggio scorso. Poi, sulle immagini del suo film del 2003 Perduto amor, ecco Arisa che canta il brano guida della colonna sonora. È l’inizio dell’evento monstre con 40 artisti che si sono alternati sul palco per tre ore e mezza tra canzoni, racconto e immagini: uno spettacolo seguito dal vivo da circa seimila spettatori, che a dicembre diventerà una prima serata su Rai 3. Con un fuoriprogramma, i fischi a Vittorio Sgarbi e a Al Bano, ospiti non annunciati che decidono di salire sul palco accolti da urla di dissenso e buu. Tanto da essere costretti presto ad abbandonare la sc…

“La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”. La voce di Manlio Sgalambro attraversa l’Arena di Verona, le parole tratte dall’opera Il Cavaliere dell’intelletto che Franco Battiato scrisse nel 1994 sono il prologo a un grande concerto-tributo per il cantautore siciliano scomparso il 18 maggio scorso. Poi, sulle immagini del suo film del 2003 Perduto amor, ecco Arisa che canta il brano guida della colonna sonora. È l’inizio dell’evento monstre con 40 artisti che si sono alternati sul palco per tre ore e mezza tra canzoni, racconto e immagini: uno spettacolo seguito dal vivo da circa seimila spettatori, che a dicembre diventerà una prima serata su Rai 3. Con un fuoriprogramma, i fischi a Vittorio Sgarbi e a Al Bano, ospiti non annunciati che decidono di salire sul palco accolti da urla di dissenso e buu. Tanto da essere costretti presto ad abbandonare la scena.

C’è l’Orchestra Filarmonica dell'Opera Italiana Bruno Bartoletti, c’è anche la band che lo accompagnava in tournée, ci sono gli artisti con i quali Battiato visse una lunga collaborazione come Alice, che nel concerto canta quattro brani, Io chi sono, che conclude emozionata fino alle lacrime tra applausi scroscianti, quindi Prospettiva Nevski, La cura e, in duetto con Juri Camisasca, Nomadi. E poi ci sono i grandi nomi che a Battiato devono una canzone o un duetto, come Gianni Morandi e Gianna Nannini, c’è Paola Turci per una lirica Povera Patria (applauditissima, termina in lacrime), c’è Angelo  Branduardi per Il re del mondo e c’è Jovanotti che canta L’era del cinghiale bianco con tutto il pubblico a tenere il tempo per lui. Accanto ai giovani che, sempre curioso e disponibile, Battiato aveva voluto incontrare, come Emma Marrone. C'è Mahmood che interpreta con carattere No time no space. E c’è Morgan, che in inizio di serata canta con grande ispirazione Come un cammello in una grondaia e più tardi, con Fabio Cinti, Segnali di vita e infine, con i Bluvertigo, Shock in my town (nel ’98 collaborarono all’album di Battiato che la conteneva, Gommalacca). E poi agli altri gruppi che hanno dato un’interpretazione più rock delle sue canzoni, come l’elettrizzante Strani giorni del quartetto formato da Cristina Scabbia, Davide Ferrario, Saturnino e Chicco Gussoni e, sul finale, i Subsonica con Up patriots to arms, prima della chiusura con la voce registrata di Battiato per cantare Torneremo ancora, la canzone testamento del 2019, che chiuderà la serata.   

Lungo l’elenco degli artisti selezionati dal gruppo di organizzatori che si autodefinisce “il comitato” (sono collaboratori e amici di vecchia data di Battiato, il manager Francesco Cattini, il discografico Stefano Senardi, il produttore Pino Pinaxa Pischetola e il direttore musicale Carlo Guaitoli). È tutto il mondo della musica d’autore, del pop e del rock italiani che rende onore al maestro che voleva soltanto essere chiamato Franco ed essere trattato da tutti alla pari (“una volta mi riattaccò il telefono perché lo avevo chiamato Maestro, quando richiamandolo dissi: ‘ciao Franco’ mi rispose: ‘ora sì che va bene” ci racconta Emma Marrone che Battiato volle al festival di Milo, e la invitò per tre giorni nella sua casa. La cantante salentina canta L’animale con accento pop, vestito scuro, il dettaglio dell’acconciantura sistemata come nel ritratto di un quadro che Battiato le ha prima dedicato e poi regalato.

Passano sul palco Vinicio Capossela per una versione dai suoni “vintage” di La torre, quindi Fiorella Mannoia che canta La stagione dell’amore, e poi gli amici siciliani Carmen Consoli, Demartino e Colapesce, Luca Madonia, Giovanni Caccamo, Mario Incudine per Centro di gravità permanente. “Selezionare il 40 artisti è stata la cosa più difficile” ammette Pino Pinaxa Pischetola. “Per la scelta delle canzoni ci siamo confrontati tra noi con una votazione”. Poi le hanno affidate agli artisti: “Nessuno ha rifiutato la nostra indicazione, per alcuni casi però siamo stati facilitati, naturale che Morandi cantasse Che cosa resterà di me, Battiato la scrisse appositamente per lui”.

Morandi, che la interpreta magistralmente, ricorda dietro le quinte la nascita di quella canzone che Battiato scrisse per l’album Dalla/Morandi, un brano bellissimo ma in origine così difficile e lontana dal suo stile: “Fu Lucio a coinvolgerlo. Per quell’album chiese aiuto a tutti, a Guccini, a Mogol e ognuno portava delle cose. Finché arrivo questa canzone di Battiato che lasciò perplesso Lucio, si parlava di scribi, di sumeri, Lucio diceva: ‘ma noi siamo emiliani!’. Io chiamai Franco e gli dissi: ‘la canzone è bellissima però come facciamo a cantare Isacco di Ninive?’ e lui disse ‘va bene, scrivo una parte solo per te, l’Emilia, il figlio di un pensiero rosso e partigiano e poi, ora che ho palpiti diversi verso il creato, voglio regalarti qualcosa di spirituale perché vedo che anche tu ora nutri dei dubbi’. Dopo due anni l’ha ricondotta alla Mesopotamia, togliendo i riferimenti all’Emilia e facendola del tutto sua proprio con il titolo Mesopotamia. Però il pezzo nasce per noi, per me e per Lucio. Mi piace molto, l’abbiamo anche cantata insieme varie volte, mi piace in modo particolare la frase ‘Che cosa resterà di noi’, lui era già oltre, sereno, pensava al dopo, io invece sono diverso”.

Alice sottolinea che non ha smesso negli anni di rendere omaggio all’amico Battiato: “Al di là della nostra collaborazione artistica iniziata nel 1980, ho reso omaggio a Franco Battiato per la prima volta nel 1985 con l’album Gioielli rubati e non ho più smesso. Così, con commozione, condivido quest’evento e mi unisco alla coralità con cui è stato accolto, per amore di Franco, della sua musica, della sua arte elevata come d’altronde era lui. Spero proprio che in questa serata speciale, per rendergli omaggio, per dirgli grazie, possiamo tutti essere semplicemente strumento della sua musica e di ciò che ha veicolato e ci lasciato, in questo suo straordinario passaggio sulla Terra. Certamente il suo suono continuerà a vivificarci. È così”.

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Per Fiorella Mannoia, “Franco era un uomo ‘verticale’ con i piedi per terra e la testa in alto, nella spiritualità di cui era assetato. E aveva un grande senso dell’umorismo, amava ridere anche di se stesso, una dote rara. Manca a tutti noi”. Jovanotti sul palco dice “com’è bello stare sul palco, lo avevo dimenticato, stasera torno a esibirmi dopo due anni e devo dire grazie a Franco”. Sul palco le canzoni si sono succedute senza una vera conduzione, a parte pochi interventi del giornalista e conduttore Umberto Broccoli. Dietro le quinte, Pif ha registrato interviste e raccolto immagini che andranno ad arricchire lo speciale della prima serata in programma a dicembre su Rai 3. “Ci sarà anche un disco live, abbiamo registrato tutta la serata” rivela Francesco Cattini, il manager per venti anni al fianco di Franco Battiato. “L’album uscirà il prossimo anno, non so dire quando, capirete, non è una cosa semplice raccogliere 40 liberatorie da tutti gli artisti”.

(ansa)