Mai visto prima un sovversivo così gioioso, un guerrigliero così pacifista. Lo spettacolo, pardon conferenza stampa, con la quale Jovanotti ha annunciato il suo ritorno alla vita dopo il lungo stop di pandemia e delicate questioni personali, è un'esplosione selvaggia e vorticosa di idee, due ore e 10 minuti di talk show arricchito da video, citazioni, cartoline illustrate, collegamenti coi dodici sindaci coinvolti nel Jova Beach Party 2022, analogie tra il suo rito estivo e la motivazione del Nobel per la fisica a Parisi.
Mai visto prima un sovversivo così gioioso, un guerrigliero così pacifista. Lo spettacolo, pardon conferenza stampa, con la quale Jovanotti ha annunciato il suo ritorno alla vita dopo il lungo stop di pandemia e delicate questioni personali, è un'esplosione selvaggia e vorticosa di idee, due ore e 10 minuti di talk show arricchito da video, citazioni, cartoline illustrate, collegamenti coi dodici sindaci coinvolti nel Jova Beach Party 2022, analogie tra il suo rito estivo e la motivazione del Nobel per la fisica a Parisi.
Tenete fermo Jovanotti per due anni ed ecco quello che succede: la montagna si apre come un vulcano che erutta e travolge tutto.
Lui sembra nato e cresciuto per mettere in imbarazzo gli odiatori di professione, i cinici, quelli che "tanto è tutta 'na merda", i guastatori che non sopportano l'innocenza, o semplicemente che qualche volta le cose vengano fatte come si deve, né più né meno, solo come si deve. Difficile per molti tollerare un modello d'impresa che fa lavorare migliaia di persone, che produce ricchezza nei luoghi che attraversa, che è ecologicamente corretto anzi attivo.
La ripresa del Jova Beach Party può essere la festa di tutti, interclassista e intergenerazionale, "l'utopia temporanea", con Lorenzo che celebra matrimoni, esalta le storie della gente comune, ospita decine di artisti in un arco che va da Benny Benassi a Toto Cutugno, un festival più che un tour. Eppure si può dir male, c'è qualcosa di profondamente disdicevole in tutto questo e non possiamo tacere. È assurdo che quello che abbiamo visto, in presenza o in collegamento, sia un evento riservato a pochi. Forse Jovanotti non se n'è reso conto ma quello che ha proposto è un format, uno spettacolo scoppiettante e imprevedibile, un mix perfetto per i nostri tempi, a metà tra storytelling, podcast e televisione. La prossima volta, caro Lorenzo, la conferenza stampa si fa in un palasport, aperto al pubblico, altro che media.