L'ultima sfida di Boosta, la musica vicina al silenzio: "Sento la necessità del vuoto"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiDavide "Boosta" Dileo si prende un'altra pausa dai Subsonica e riparte in tour con il suo progetto di piano solo. Dopo aver presentato la scorsa estate dal vivo, e secondo questa stessa formula, i brani del suo secondo album solista Facile pubblicato nel 2020, il tastierista della band torinese è pronto a tornare sui palchi italiani con The Post Piano Session, un mini-tour che, partito da Oristano, arriverà l'1 dicembre all'Auditorium Melotti a Rovereto e l'8 dicembre all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Il 27 novembre alle 19 Boosta sarà invece all'interno della Milano Music Week per boREALis, un concerto a colori "per pianoforte ed elettricità".
Il "post piano…
Davide "Boosta" Dileo si prende un'altra pausa dai Subsonica e riparte in tour con il suo progetto di piano solo. Dopo aver presentato la scorsa estate dal vivo, e secondo questa stessa formula, i brani del suo secondo album solista Facile pubblicato nel 2020, il tastierista della band torinese è pronto a tornare sui palchi italiani con The Post Piano Session, un mini-tour che, partito da Oristano, arriverà l'1 dicembre all'Auditorium Melotti a Rovereto e l'8 dicembre all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Il 27 novembre alle 19 Boosta sarà invece all'interno della Milano Music Week per boREALis, un concerto a colori "per pianoforte ed elettricità".
Il "post piano" richiama il concetto di post rock tanto che Boosta commenta dicendo: "Abbiamo sempre considerato il "post rock" territorio di appartenenza delle chitarre. Ma se al posto delle corde della chitarra risuonassero quelle del pianoforte?". Tra i brani in scaletta anche pezzi inediti dal nuovo disco, che uscirà nel 2022: "Mi piaceva giocare con l'idea di allontanarmi da ciò che facciamo di solito noi pianisti, in generale compositori, che mettiamo al centro del concerto il pianoforte", spiega il musicista torinese. "Stavolta mi è venuta voglia di modificarne un po' il suono, senza arrivare agli estremi di John Cage con il pianoforte preparato ma grazie all'utilizzo di delay, distorsori e riverberi. Tutto ciò significa scavallare il concetto delle piano session classiche, oltre al fatto che questa passione per i distorsori e per gli accordi in minore suggerisce anche l'occasione per fare una passeggiata nelle atmosfere del post rock, più dilatate ma emotivamente importanti".
Musicista, dj, compositore, autore anche per altri (ha scritto per Mina) e produttore, conduttore e scrittore, docente al conservatorio di Como, in questo tour Boosta mette assieme le sue due passioni, quella per il pianoforte e quella per l'elettronica: "È una sintesi dei due mondi che mi piacciono e la dimostrazione che per me l'elettronica non significa soltanto suonare un sequencer o una batteria elettronica ma la possibilità di scolpire il suono di uno strumento".
Il concerto di piano solo è una tentazione suggestiva, lo è stato per tanti musicisti non solo compositori di musica assoluta ma anche cantautori ai quali a un certo punto viene voglia di spogliare le canzoni per tornare all'essenziale, a una dimensione minimalista: "Anche il mio nuovo disco andrà proprio in questa direzione", sottolinea Boosta. "Sento sempre più la necessità del vuoto, di suonare poco, il meno possibile. Questa ricerca a togliere suono è molto difficile, è la sfida più complicata di tutto il mio percorso artistico perché mescola la capacità di creazione all'assenza, una musica fatta di piccole melodie e di pochi accordi. La difficoltà poi si esalta ancora di più dal vivo, dove bisogna fare i conti con l'attenzione del pubblico: in una sala al buio devi avere molto coraggio nel lasciare andare il silenzio, o lasciar suonare un pianissimo per un tempo che può sembrare infinito, ci può sempre essere un colpo di tosse o un altro fattore di disturbo, devi sempre fare i conti con l'incubo di vedere il tuo pubblico che si alza e abbandona la sala".
La scelta del piano solo sembra in controcorrente, in un momento in cui i giovanissimi riscoprono il rock chitarristico: "Ho fatto un percorso bellissimo e ho ancora la fortuna di poterlo fare. È difficile seguire i gusti del pubblico, è molto più semplice fare ciò di cui hai bisogno e di cui senti l'urgenza. L'hype è una sinusoide, tutto va e viene". Cosa pensa del successo dei Maneskin? "Mi ha sorpreso ma è anche bello essere sorpresi. Sono felice per loro, mi auguro che non si facciano divorare dal successo, che non si perdano, che mantengano il senso della realtà".