Look total white e decisamente genderless, con una gonna 'longuette' con tasconi laterali e una zip frontale. Un top super aderente, con maniche lunghe e cappuccio. E il volto coperto da una sorta di passamontagna. Si è presentato così Mahmood, ieri sul palco dello 02 Shepherd's Bush Empire, storico teatro di Hammersmith a Londra, i cui oltre 2000 posti sono stati tutti riempiti dal pubblico di ragazze e ragazzi che, senza più mascherine, hanno cantato e ballato a squarciagola, quasi a voler recuperare il tempo perduto in due anni di pandemia.
Il Ghettolimpo Tour
Mahmood ha fatto centro nella capitale britannica, quarta tappa del suo Ghettolimpo Tour, rinviato a causa della pandemia e iniziato il 21 aprile con una data zero a Trezzo sull'Adda per poi continuare al tristemente noto Bataclan di Parigi e a Losanna. Per toccare Madrid il 4 maggio e tornare in Italia il 7, 18 e 30 maggio all'Alcatraz di Milano. Ovviamente, tra le varie esibizioni live, c'è l'attesa performance del prossimo 14 maggio, quando in coppia con Blanco canterà Brividi sul palco dell'Eurovision Song Contest.
Il concerto di Londra
Ad animare la serata, accanto alla band del 29enne musicista milanese figlio di madre sarda di Orosei e padre egiziano, l'entusiasmo di una platea fatta soprattutto di giovani: con moltissimi italiani della grande comunità di connazionali rimasta nella capitale britannica anche dopo la Brexit, una visibile presenza di ammiratori sardi (a cui è stato dedicato un classico della canzone in lingua isolana, No potho reposare) e molti spettatori locali. Il segno di un artista che accetta la sfida del palcoscenico internazionale, sulla scia di veterani come Zucchero o Gianna Nannini tornati a esibirsi a loro volta nella Londra del dopo lockdown in queste stesse settimane.
Cappuccio e bavaglio
Aperto simbolicamente dal cantante vestito totalmente in bianco e a volto coperto, con una sorta di bavaglio da cui Mahmood si è quasi subito sbarazzato come in un gesto liberatorio, il concerto si è fatto happening collettivo. "Per me è stato quasi uno shock, una cosa meravigliosa", ha commentato il cantante, intervistato dall'amministratore delegato (italiano) della Fondazione Thomson Reuters, Antonio Zappulla, in un evento ospitato a coronamento del suo passaggio londinese nella sede dell'ambasciata d'Italia nel Regno Unito dall'ambasciatore Raffaele Trombetta: evento iscritto fra le iniziative della campagna di comunicazione e "nation branding" Be.It avviata dalla Farnesina per promuovere l'immagine di un'Italia che si rinnova e che innova, all'insegna dei valori tradizionali di "creatività, passione, stile", ma pure dell'impeto di trasformazione e "diversità" che ne caratterizzano il profilo attuale.
Una campagna di cui Mahmood esita con un tocco di umiltà a definirsi "ambasciatore", anche a schermirsi da "una responsabilità" che teme possa finire per limitarne in qualche modo la libertà creativa. E di cui tuttavia, lo incoraggia Trombetta, resta un testimonial ideale - per istinto e realtà dei fatti - semplicemente "continuando a essere se stesso, a fare ciò che fa".