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Willie Peyote e il nuovo album 'Pornostalgia': "L'importante è fare schifo"

Per il suo sesto lavoro, l'artista dichiara il suo amore per gli Skiantos: "Oggi usano l'eccellenza come specchietto per le allodole ma i ragazzi non hanno nessuna garanzia"
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Pornostalgia è il sesto album di Willie Peyote, a tre anni dal precedente, e fortunato, Iodegradabile. Tre anni nei quali, però, non è successo niente mentre succedeva di tutto, anni di silenzio musicale e di isolamento, ma anche di dolore e di paura. Sembrava che il mondo si fosse fermato e invece, alla fine, andava avanti lo stesso. E in questo falso movimento Willie Peyote è cresciuto, ha scoperto cose di se stesso, ha guardato il mondo con altri occhi e ha scritto le canzoni di questo nuovo album, molto bello, profondo quanto divertente, anticipato da un singolo che è una sorta di manifesto, un invito a prendere posizione e a 'fare schifo', un po' come dicevano gli hippies straccioni negli anni Sessanta o i punk con spille da balia e lamette alla fine dei Settanta. "Il passato? Sì, ma mi sono rifatto a un passato più vicino a noi, quello degli Skiantos, a Freak Antoni", sottolinea Willie Peyote "che diceva…

Pornostalgia è il sesto album di Willie Peyote, a tre anni dal precedente, e fortunato, Iodegradabile. Tre anni nei quali, però, non è successo niente mentre succedeva di tutto, anni di silenzio musicale e di isolamento, ma anche di dolore e di paura. Sembrava che il mondo si fosse fermato e invece, alla fine, andava avanti lo stesso. E in questo falso movimento Willie Peyote è cresciuto, ha scoperto cose di se stesso, ha guardato il mondo con altri occhi e ha scritto le canzoni di questo nuovo album, molto bello, profondo quanto divertente, anticipato da un singolo che è una sorta di manifesto, un invito a prendere posizione e a 'fare schifo', un po' come dicevano gli hippies straccioni negli anni Sessanta o i punk con spille da balia e lamette alla fine dei Settanta. "Il passato? Sì, ma mi sono rifatto a un passato più vicino a noi, quello degli Skiantos, a Freak Antoni", sottolinea Willie Peyote "che diceva, come ha citato Aimone nel tributo del Primo maggio, 'fare schifo è un imperativo morale'. Oggi usano lo specchietto per le allodole dell'eccellenza e del merito per offrirti nessuna garanzia e molto sfruttamento, spremono e utilizzano le persone solo per accrescere le proprie interazioni. Il modo migliore per sottrarsi a questo meccanismo è fare schifo. Perché eccellere, studiare tanto, lauree, master, se poi non entro nel mondo del lavoro o devo andare all'estero? Perché dire sempre che i ragazzi non hanno voglia di lavorare o chiedono troppi soldi? Fare schifo è una risposta, un modo per cercare di affrancarsi da questo meccanismo. Con un pizzico di sana ironia".

Sono passati tre anni da 'Iodegradabile' e si potrebbe dire che questo 'Pornostalgia' sia obbiettivamente un album più maturo, nei testi come nelle musiche...

"Mi piacerebbe che fosse così, ho concluso il lavoro sull'album con la consapevolezza che fosse più maturo del precedente, più consapevole. Sia chiaro, è sempre tutto costellato di dubbi e insicurezze, ma in due o tre passaggi dell'album posso dire di sapere dove sono collocato. Faccio parte di una generazione dimezzo, nel rap come nel cantautorato, quelli della mia età, quelli nati tra la metà degli anni Ottanta e i primi Novanta, sono tutti molto 'in mezzo' a tutto. Siamo musicalmente in mezzo tra quello che c'era prima e quello che deve arrivare, e quindi non cadiamo in una categoria precisa. Ma per quello che mi riguarda, però, penso di non avere nulla da dimostrare a nessuno, non ho ansie, faccio quello che so fare al meglio delle mie possibilità. E al tempo stesso cresco, cambio, e credo che questa crescita nel disco si senta".

Essere 'in mezzo' è anche parte del suo stile, che da una parte è 'serio' e dall'altra 'leggero'.

"In realtà mi piace l'idea di poter dimostrare che queste due modalità possono stare insieme, che si possono fare tutte e due le cose, essere 'catchy' serenamente, senza dimenticarsi le cose importanti o profonde. Nei testi è così, ma lo può essere anche la musica, dove per me è stata importante la collaborazione con Daniel Bestonzo, che ha dato una spinga alla produzione, agli arrangiamenti, che fino ad ora era mancata comprendendo quello che avevo in testa e aiutandomi a realizzarlo. È un disco meno 'suonato', c'è una buona dose di elettronica, mescolata con gli strumenti veri e questo crea un mix che era quello che volevo".

C'è, insomma, una nuova ricerca di bellezza?

"Cercare la bellezza o l'arte è sempre importante. Non so se sia così per questo album, ma di certo, soprattutto per quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, la sensazione alla quale puntavamo era quella di benessere, quella sensazione che si è andata perdendo con la pandemia. Arte? Non posso dirlo io, so che ho fatto la musica che piace a me. Per metterla su un disco o suonarla dal vivo devo avere voglia di farla, se poi arrivano risultati ne siamo contenti, ma non è una faccenda primaria, io sono del Toro e ovviamente mi basta anche meno. Di certo so che se non rischio oggi, a trentasei anni, quando dovrei farlo? In pochi nella musica oggi rischiano, non lo fai se puoi perdere, non lo fai se devi confermare un tuo status. Nel resto del mondo non ci si pone il problema, non credo che uno come Kendrick Lamar se lo sia posto quando ha fatto To pimp a butterfly. Quindi non voglio più guardare gli altri con un senso di inferiorità, non sarò Kendrick Lamar o De André ma so che stando sempre a metà non si va da nessuna parte, non voglio risparmiare per il futuro...".

Questo ha favorito la grande varietà di situazioni musicali e di emozioni diverse nell'album?

"Sì, ma tutto è stato fatto con grande attenzione, per evitare che alcune cose possano essere mal interpretate o usate con un intenzione diversa. La scrittura è certamente figlia del momento storico, nelle canzoni c'è un racconto decisamente più personale, un pezzo come Sempre lo stesso film mi ha talmente dilaniato che non so se riuscirò a farlo da vivo. Sono tornato ad essere più schietto per dire certe cose, ci ho messo dentro anche qualche dolore, perché in fondo in questi due anni passati felice non mi sentivo. C'è chi dice che mi rode sempre il culo, ma di musica leggera ce n'è tanta, magari qualcuno ha voglia di sentire una cosa diversa".

E ora prima di tornare a suonare dal vivo parte il PEYOTeMes, un talk tour per presentare l'album.

"Il talk tour significa poter tornare ad incontrare un po' le persone, in un rapporto un po' più paritario, senza la distanza che si crea con un palco. Voglio creare una situazione nella quale confrontarmi con le persone, condividere i pensieri, le domande, le curiosità. Nei due anni che sono passati il rapporto con le persone è quello che mi è mancato di più, non il live, ma quel motore che ti dà il confronto con la gente. L'ho dovuto cercare dentro di me, mi sentivo abbandonato, non sapevo più cosa cazzo stessi facendo. Voglio tornare a sentire tutto più vicino, dare un corpo all'arte, che sennò mi sembrerebbe fine a se stessa".