Eurovision, Morgan contro tutti: "Mahmood, Blanco e Lauro sono la nuova Trinità"

Morgan
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Il musicista: "Non mi sento rappresentato da loro". Bocciati anche i presentatori: "Cattelan, Pausini e Mika ricordano il cieco, il muto il sordo delle barzellette. Malgioglio inqualificabile"
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"Non sto seguendo l'Eurovision, credo sia più scena che sostanza. Tutta l'Italia della comunicazione si ferma perché c'è l'Eurovision Song Contest? E allora io non mi fermo e non lo guardo; io lavoro e non mi fermo, solo perché c'è l'Eurovision...". È la presa di posizione personale che esprime Morgan, a margine della sua lezione-spettacolo a Roma su Umberto Bindi al Conservatorio di Santa Cecilia, organizzata dal Club Tenco assieme al concerto serale nella capitale all'Officina Pasolini, in occasione del 90esimo anniversario di nascita del cantautore (morto il 23 settembre del 2002) che fu tra i massimi esponenti della cosiddetta 'scuola genovese' assieme a Luigi Tenco, Fabrizio De André, Gino Paoli, Bruno Lauzi.

"La nuova Trinità"

L'Italia, che ospita a Torino questa edizione dell'Eurovision Song Contest, grazie alla vittoria lo scorso anno dei Maneskin, che saranno sul palco per la finale di sabato è in gara con i trionfatori dell'ultimo Festival di Sanremo, Mahmood e Blanco, ma in scena ci sarà pure Achille Lauro, anche se ufficialmente in rappresentanza della repubblica di San Marino. Un 'trio' che a Morgan desisamente non piace: "È la nuova Trinità - dice - ma io non mi sento rappresentato da loro e non credo di essere l'unico".

Per il musicista la 'trinità' musicale italiana ideale non è composta da contemporanei: "Escludendo me stesso? Purtroppo sono tutti morti, sarebbero Fabrizio De André e Franco Battiato morti fisicamente e Ivano Fossati che è vivo ma è morto artisticamente". A Francesco De Gregori non lo diciamo... "Ma lui è ancora un ragazzo!", scherza Morgan.

Bocciati i presentatori

Quanto ai presentatori dello show, per Morgan "non c'è limite alla aberrazione: Mika non è italiano, Laura Pausini non padroneggia il linguaggio e Cattelan è moscio... quanto a Malgioglio è inqualificabile. Ma che scelte sono? Questa sarebbe la 'vetrina' dell'Italia? Mi ricordano la barzelletta con il cieco, il muto, il sordo...".

L'importanza di Umberto Bindi

"Umberto Bindi ha lasciato un sicuramente un segno, ma presso le menti musicalmente e culturalmente più evolute; avrebbero dovuto comprenderlo in vita, meritava molto di più rispetto a quello che ha raccolto", sottolinea Morgan. "Dopo tutto, la differenza fra lui e Domenico Modugno non è così ampia come invece lo è la differenza della loro popolarità e del loro successo - osserva Morgan - come stile sono leggermente diversi, ma la portata artistica, dal punto di vista strettamente musicale, è forse maggiore in Bindi che in Modugno".

"Un passaggio fondamentale per la canzone"

Il lavoro che bisogna fare oggi, per Morgan, "è di istruire questa nuova generazione completamente digiuna di musica interessante, nata in cattività con brani monosillabici fatti con tre accordi e una cassa che spacca il cervello. Siccome il talento nell'essere umano esiste, stento a credere che non ci sia più. Probabilmente, sono i riferimenti culturali ad essere sbagliati. Umberto Bindi andrebbe somministrato fra gli elementi culturali da assorbire, assieme ad altri come Fabrizio De Andrè, Franco Battiato, Bob Dylan. Quello di Bindi è un passaggio fondamentale per il mondo della canzone e non può assolutamente essere trascurato, deve essere conosciuto per non restare nell'ignoranza musicale".

"Lui emarginato per l'omosessualità, io per la droga"

Quanto all'emarginazione di Umberto Bindi dal mondo dello spettacolo, a causa della sua omosessualità nel clima ottuso dell'epoca, per Morgan "gli italiani cercano sempre un pretesto per emarginare, perché fondamentalmente la massa in Italia è cattiva, direi che è 'fascista' nel senso della violenza e del comportamento cafone e becero. In tal senso, è un disastro assoluto. Bindi è stato emarginato per l'omosessualità, io lo sono per la droga, ma sono soltanto pretesti: l'obiettivo è emarginare chi osa andare oltre i limiti del grigiore tollerato. Perché - conclude - non si tollera chi si vuole distinguere e che allora va sradicato, colpito e affossato".