Radiohead, i 25 anni di 'Ok Computer': l'ultimo disco che ha cambiato il rock
di Giovanni Gagliardi , di Giovanni GagliardiIl 21 maggio di 25 anni fa, usciva quello che è considerato da molti come l'ultimo disco ad aver cambiato la musica rock: Ok Computer dei Radiohead, il loro terzo disco che è anche il più famoso e venduto nella storia della band britannica. Per Thom Yorke e compagni, il lavoro rappresentò un punto di svolta e un salto artistico rispetto al precedente The Bends del 1995, un album che aveva incassato successo commerciale e lodi della critica e su quella rotta il gruppo avrebbe potuto tranquillamente continuare a viaggiare. Ma i Radiohead non sono mai stati quelli che si riposano sugli allori, sacrificando creatività e ricerca artistica in cambio di fama e fortuna facili. E allora, via tutto.
La band decise per la svolta: da arrangiamenti basati sulla chitarra e testi introspettivi del secondo disco, la band passò alla musica sperimentale e a testi astratti per dare vita ad un'opera profetica che riuscì ad alterare contemporaneame…
Il 21 maggio di 25 anni fa, usciva quello che è considerato da molti come l'ultimo disco ad aver cambiato la musica rock: Ok Computer dei Radiohead, il loro terzo disco che è anche il più famoso e venduto nella storia della band britannica. Per Thom Yorke e compagni, il lavoro rappresentò un punto di svolta e un salto artistico rispetto al precedente The Bends del 1995, un album che aveva incassato successo commerciale e lodi della critica e su quella rotta il gruppo avrebbe potuto tranquillamente continuare a viaggiare. Ma i Radiohead non sono mai stati quelli che si riposano sugli allori, sacrificando creatività e ricerca artistica in cambio di fama e fortuna facili. E allora, via tutto.
La band decise per la svolta: da arrangiamenti basati sulla chitarra e testi introspettivi del secondo disco, la band passò alla musica sperimentale e a testi astratti per dare vita ad un'opera profetica che riuscì ad alterare contemporaneamente i confini della musica rock e ad anticipare l'imminente malessere politico, tecnologico e sociale. E che ancora oggi resiste come una meraviglia sonora e tematica.
La nascita del disco e l'ossessione per i fantasmi
Era il 1997 e Thom Yorke, Jonny Greenwood, Ed O'Brien, Colin Greenwood, Philip Selway e il produttore Nigel Godrich, si trovavano nella sonnolenta cittadina inglese di Bath, nella regione inglese del Sud Ovest, nella contea del Somerset, nel maniero centenario di St Catherine's Court, in ritiro artistico per lavorare al nuovo disco. E fu lì che Thom Yorke, nel bel mezzo delle sei settimane dedicate all'esilio autoimposto, diventò ossessionato dai fantasmi che secondo le leggende abitavano la vecchia casa di campagna, compresa quello di una figlia illegittima di Enrico VIII. "A un certo punto svegliandomi una mattina dopo una notte intera ad ascoltare le voci decisi che dovevo tagliarmi i capelli". Ma con le forbicine del coltellino svizzero si procurò dei tagli, finché il batterista della band, Philip Selway, non venne in suo soccorso.
Le paranoie infantili di Thom Yorke
Un periodo di distacco e isolamento, che portarono Yorke anche a riflettere sulla sua paranoia infantile riguardo agli incidenti stradali (come "tutto può succedere in qualsiasi momento e tu non ne hai il controllo"). Inoltre, stava anche ragionando sul "pervadente senso di solitudine [che aveva] provato dal giorno in cui [era] nato", così come sull'idea che "le persone si alzano troppo presto per lasciare le case dove non vogliono vivere, per guidare verso lavori dove non vogliono essere. (Ed è interessante notare che Chuck Palahniuk aveva ritratto preoccupazioni simili per l'isolamento quotidiano e la futilità nel suo romanzo Fight Club, quindi a metà degli anni 90 si respirava un'aria comune di disagio generazionale).
La paura per la tecnologia
C'era anche la paura di Yorke del "sovraccarico di informazioni" e della disconnessione pubblica derivante dai progressi tecnologici come i telefoni cellulari e internet. Infine, come Yorke aveva spiegato nel 2017, i Radiohead erano stati spinti a manifestare contro il falso ottimismo e la prosperità spronati da Tony Blair e dal Partito Laburista.
Via dal Britpop
Quindi, il gruppo aveva molte cose per la testa e racchiuderle tutte richiedeva loro di essere altrettanto lungimiranti musicalmente. Ciò significava prendere le distanze dal regno già in declino del Britpop che per loro "era solo un revival degli anni 60", disse il chitarrista Jonny Greenwood, "era il sogno di vivere in un'altra epoca. Ma se prendi quella strada tanto vale mettersi a fare il complessino di jazz modello Dixieland".
Senza limiti
Invece decisero di non porsi limiti, influenzati dagli ascolti sul pullman in tour: da Pet sounds dei Beach Boys a What's going on di Marvin Gaye fino a Bitches Brew di Miles Davis. "Ci influenzò tantissimo, era quello che volevamo fare", diceva Greenwood, oggi anche autore di numerose colonne sonore, l'ultima quella per il film You were never really here di Lynne Ramsay che nel 2017 a Cannes valse il premio per la miglior interpretazione maschile a Joaquin Phoenix, "non ci preoccupava il fatto che nessuno di noi avesse o sapesse suonare la tromba o ne avesse mai desiderata una. Comunque avevamo il tipo di arroganza che ti fa dire 'Sì, possiamo farcela'".
Una pietra miliare
Il risultato è stato uno degli album più influenti dell'ultimo quarto di secolo, con brani come Paranoid android, Let down, No surprises e Karma police ("Era la prima volta che lavoravamo in questo modo", ha ricordato il produttore Nigel Godrich ripercorrendo la genesi del brano. A Thom Yorke non piaceva la seconda parte e da solo con Godrich si mise a lavorare su campionamenti e loop).
Il paragone con i Pink Floyd
Considerato l'ultimo capolavoro del rock che veniva prima, ma anche il primo della musica che arrivò dopo, Ok Computer è riuscito a toccare vette talmente alte da strappare paragoni con i Pink Floyd ("A me neanche piacevano", ammise il chitarrista Ed O'Brien), anche per le allusioni simboliche all'industrializzazione, alla socializzazione e al capitalismo e simili.
Per quanto riguarda la sua famosa rappresentazione di due uomini che si stringono la mano, non è un riferimento a Wish you were here dei Pink Floyd. Piuttosto, chiarì Yorke, raffigura una persona "alla quale viene venduto qualcosa che non vuole veramente, e qualcuno che è amichevole, ma perché sta cercando di vendere qualcosa".
Nuove strategie di marketing
Inoltre furono usate strategie promozionali creative innovative, come la messa in circolazione di floppy disk con screensaver, radio fm a forma di computer desktop e cassette incollate all'interno dei lettori.
L'importanza del web
Ma la trovata principale fu sicuramente la creazione del sito web dei Radiohead, che sono stati tra i primi gruppi ad averne uno. Un esempio che ha spinto innumerevoli altri artisti a fare lo stesso negli anni successivi.
Un grande successo
Indubbiamente, queste strategie hanno aiutato OK Computer a diventare un enorme successo: oltre ad arrivare al numero 1 della classifica degli album del Regno Unito e al numero 21 della Billboard 200, è valso loro la prima nomination ai Grammy Awards (per l'album dell'anno) e la vittoria (per la migliore performance di musica alternativa).
In 25 anni, il disco ha venduto circa 8 milioni di copie conquistando un posto stabile nell'elenco dei dischi fondamentali di musica rock da avere assolutamente, a riprova che Capitol Records e Radiohead avevano poche ragioni per essere "nervosi" all'idea di pubblicarlo.