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Jeff Buckley, 25 anni senza la 'grazia' di un grande artista

Una nuotata di notte in un fiume. Un episodio che ancora avvolge in un alone di mistero e leggenda il musicista morto a soli 30 anni il 29 maggio 1997
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"Non sono riuscito a svegliarmi dall’incubo che mi ha risucchiato e trascinato giù… Oh, era così reale". Venticinque anni fa moriva Jeff Buckley, inghiottito di notte dalle acque di un fiume. Impossibile non ricordare i versi di So real, uno dei brani dal suoi primo e leggendario album Grace.

Jeffrey Scott Buckley, questo il suo nome completo, fu un grande talento del rock, idolatrato dai fan negli Usa, nel Regno Unito, in Australia e in molti altri Paesi. Aveva solo 30 anni (era nato il 17 novembre del 1966 nella cittadina californiana di Anaheim) quando, dopo aver incantato il mondo con brani rimasti nella storia della musica come Grace o Hallelujah di Leonard Cohen, nella sua meravigliosa interpretazione, morì annegato in un affluente del Mississippi, durante il tragitto verso gli studi di registrazione, a Memphis.

"Non sono riuscito a svegliarmi dall’incubo che mi ha risucchiato e trascinato giù… Oh, era così reale". Venticinque anni fa moriva Jeff Buckley, inghiottito di notte dalle acque di un fiume. Impossibile non ricordare i versi di So real, uno dei brani dal suoi primo e leggendario album Grace.

Jeffrey Scott Buckley, questo il suo nome completo, fu un grande talento del rock, idolatrato dai fan negli Usa, nel Regno Unito, in Australia e in molti altri Paesi. Aveva solo 30 anni (era nato il 17 novembre del 1966 nella cittadina californiana di Anaheim) quando, dopo aver incantato il mondo con brani rimasti nella storia della musica come Grace o Hallelujah di Leonard Cohen, nella sua meravigliosa interpretazione, morì annegato in un affluente del Mississippi, durante il tragitto verso gli studi di registrazione, a Memphis.

Il destino lo fece vivere solo due anni in più del padre, Tim Buckley, anche lui musicista, che morì di overdose nel 1975, a 28 anni, quando il piccolo Jeff, nato nel 1966, di anni ne aveva solo nove. Già da tempo, però, Tim non viveva più con lui e con la madre, la violoncellista Mary Guibert, che aveva un nuovo compagno, Ron Moorhead, da lui considerato importante per la sua crescita, anche musicale.

La sera del 29 maggio 1997, mentre a bordo di un furgone guidato dal suo autista Keith Foti si stava dirigendo agli studi di registrazione, passando lungo il Wolf River, un affluente del Mississippi, chiese di fermarsi: aveva voglia di fare un bagno.

Si immerse nel fiume vestito e con gli stivali: canticchiava il ritornello di Whole lotta love dei Led Zeppelin. Nuotò fino ai piloni del ponte dell'autostrada, nello stesso momento in cui stava transitando un battello che probabilmente creò un gorgo che lo risucchiò sott'acqua. Il corpo fu trovato solo il mattino del 4 giugno, impigliato tra i rami di un albero sotto il ponte di Beale Street, la via principale di Memphis.

Dopo il ritrovamento, la madre sottolineò con forza che la morte dell'artista "non è stata 'misteriosa', legata a droghe, alcol o suicidio. Abbiamo un rapporto della polizia, un referto del medico legale e un testimone oculare, che provano che si è trattato di un annegamento accidentale". Anche l'esame autoptico escluse la presenza di droghe nel sangue e un livello di alcol minimo, pari a un bicchiere di vino.

Buckley era apprezzato da molti suoi colleghi, che lo consideravano un punto di riferimento. Tra questi, Bono lo definì "una goccia pura in un oceano di rumore". Il suo successo è legato al disco Grace, uscito nel 1994 e che Jimmy Page definì "il mio disco preferito del decennio", mentre un'icona come Bob Dylan lo descrisse come "uno dei più grandi compositori del decennio".

David Bowie, a proposito del suo primo album Grace disse: "Se fossi su un’isola deserta vorrei solo questo disco con me". Thom Yorke, leader dei Radiohead, lo vide suonare a Parigi a metà anni 90 e più tardi confesserà: "Il coraggio di cantare in falsetto mi venne sentendo Jeff Buckley. Era di un altro mondo". Alcuni suoi live - per esempio So real, dal concerto a Rotterdam, divenne leggenda. Parigi, all’Olympia, lo incorona. Ma, forse, c'era un'ombra. "Avevo la preziosa e insostituibile lussuria del fallimento, del rischio, della resa", avrebbe detto suonando da sconosciuto nei caffè del Village, a New York.

La morte lo colse mentre stava mettendo a punto il secondo album in studio, Sketches for my sweetheart the drunk, iniziato subito dopo la fine di un lungo tour mondiale, tra il 1994 e il 1996, seguito alla pubblicazione di Grace. "Stai con me sotto queste onde stanotte / Sii libera per una volta nella tua vita stanotte", cantava nel brano Nightmares by the Sea, che apre il secondo disco del suo lavoro uscito postumo nel 1998. Jeff Buckley entrava nel mito e nella schiera delle stelle della musica andate via troppo presto.