I Rolling Stones nascono a Londra esattamente 60 anni fa, il 12 luglio del 1962, anche se la band era in quel momento molto diversa da come la conosciamo. Quando sale sul palco del piccolo Marquee Club di Londra, il gruppo è composto da Mick Jagger, dai chitarristi Keith Richards e Brian Jones, dal pianista Ian Stewart, dal batterista Mick Avory e dal bassista Dick Taylor, che da poco era tornato all'ovile e che se ne sarebbe andato di nuovo poche settimane dopo il concerto, sostituito da Bill Wyman, ex dei Cliftons.
È nel 1963 che gli Stones assumono la formazione che li farà conoscere al mondo. Anche il batterista Mick Avory aveva lasciato il gruppo per unirsi più tardi ai Kinks, e dopo il deludente passaggio di Tony Chapman, la band aveva reclutato Charlie Watts, che nel frattempo aveva lasciato i Blues Incorporeted di Alexis Korner per lavorare in un'agenzia pubblicitaria. Gli Stones iniziarono così una residenza di otto mesi al Crawdaddy Club dove solidificarono la loro fan base e attirarono l'attenzione di Andrew Loog Oldham, che divenne loro manager. Ad Oldham non interessava molto la musica ma aveva un'idea precisa e semplice in testa: fare di loro il contraltare di quei bravi ragazzi dei Beatles. Fu Oldham a convincerli che Ian Stewart fosse troppo mite e troppo in contrasto con l'aspetto maledetto degli altri membri della band. E così Stewart lasciò per diventare uno dei loro roadies di fiducia, restando però nell'orbita musicale per suonare nei loro album e nei loro tour fino alla sua morte, nel 1985.
Il nome scelto dalla band, Rolling Stones, è un chiaro omaggio all'omonima canzone del 1950 di Muddy Waters, Rollin' Stones, un pezzo blues del 1950 il cui testo si ispira a un vecchio proverbio che recita: A rolling stone gathers no moss / La pietra che rotola non raccoglie muschio. Uno slogan che da lì in poi segnerà la storia della musica mondiale. Con l'aiuto di Oldham, i Rolling Stones firmarono con la Decca Records che pubblicò il loro singolo di debutto, una cover di Come On di Chuck Berry con cui raggiunsero la posizione numero 21 in classifica. Fu l'inizio della loro lunga e fortunata storia discografica.
Quando, alla fine degli anni 60, i Rolling Stones iniziarono a definirsi la più grande rock & roll band del mondo, avevano già scommesso sulla possibilità di diventarlo sul serio. Di certo, ponendosi come alternativa ai Beatles, gli Stones avevano aperto la strada al rock & roll grintoso e duro che è arrivato a definire l'hard rock. La formula era pressoché perfetta: Mick Jagger aveva tutte le carte in regola per affermarsi come il prototipo del frontman rock con il suo machismo, la malizia e l'ironia distaccata mentre Keith Richards e Brian Jones diventarono presto il canone dei chitarrista dalle ritmiche sinuose e intrecciate. Sostenuti dalla sezione ritmica del bassista Bill Wyman e del batterista Charlie Watts, gli Stones eclissarono la concorrenza nel rock blues inglese come Animals e Them, e si prepararono allo sbarco negli States.
Tenendo sempre presente le radici blues, iniziarono a sperimentare musicalmente, incorporando il pop dei Beatles e dei Kinks nel loro suono. Flirtarono con la psichedelia e il movimento hippie ma, dopo il licenziamento dal gruppo di Brian Jones (sostituito con Mick Taylor, un ex chitarrista dei Bluesbreakers di John Mayall) e del manager Andrew Loog Oldham, sostituito da Allen Klein, tornarono al rock uscendo indenni da due episodi drammatici come il ritrovamento di Jones cadavere in piscina e la morte violento a un loro concerto ad Altamont di uno spettatore per mano del loro servizio d'ordine.
Per i successivi 50 anni hanno continuato a registrare album e ad esibirsi, e se i loro dischi non sono sempre stati dei successi, il loro nome non è mai uscito dai riflettori come la band più in vista dell'epoca. Nessuna delle band loro coetanee in Inghilterra ha continuato ad essere così popolare o produttiva come gli Stones, e nessuna ha dimostrato di avere una fan base così ampia e una popolarità di così vasta portata. Come è del resto impossibile ascoltare gruppi che li hanno seguiti che non ne abbiano subito l'influenza, se non sul piano musicale almeno su quello estetico.
Il loro percorso è costellato da una lunga scia di successi che gli Stones in queste settimane stanno riportando negli stadi, per nuovi e vecchi fan, nel tour che celebra i 60 anni di attività. Da Gimme Shelter a Paint It Black, da Jumpin' Jack Flash a Tumbling Dice e Start Me Up, passando per il loro immortale manifesto rock (I Can't Get No) Satisfaction. Il tour "Sixty" li vede impegnati per 14 concerti in 10 città europee, contraddistinti anche da una nuova versione della iconica lingua dei Rolling Stones creata appositamente per il tour dal designer britannico Mark Norton.
Partito da Madrid, il tour è arrivato in Italia, il 21 giugno scorso, per una sola data a Milano che ha richiamato 57 mila spettatori nello stadio di San Siro, e si concluderà a Stoccolma a fine luglio. "Sixty" segue il successo del precedente tour internazionale degli Stones "No Filter", che ha registrato record di incassi negli Usa e ha visto la band nell'autunno 2021 fare il sold out con più di mezzo milione di biglietti venduti negli Stati Uniti.