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La confessione di Eminem: "Ho preso tante, troppe droghe. Erano deliziose"

L'esibizione alla Rock And Roll Hall Of Fame
L'esibizione alla Rock And Roll Hall Of Fame (afp)
L'autocritica del rapper durante la cerimonia per l'ingresso nella Hall Of Fame. "Ne sono uscito solo grazie alla musica: mi ha salvato la vita"
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New York - A settembre Eminem aveva rivelato di aver messo “molto tempo” a far ripartire il cervello dopo l’overdose che lo stava per uccidere nel 2007. Sabato, alla cerimonia per il suo ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame, il rapper americano nato in Missouri e cresciuto a Detroit, 50 anni, undici album, 220 milioni di dischi venduti, 15 Grammy, ha aggiunto una considerazione in più, non prima di aver chiesto alla figlia Hailie Jade Mathers, 26, di tapparsi le orecchie: “Le droghe erano fottutamente deliziose e nonostante tutto sentivo il bisogno di prenderle e prenderne tante, troppe”.

Eminem, il cui vero nome è Marshall Bruce Mathers III, è stato il protagonista dell’evento ospitato al Microsoft Theater di Los Angeles, dove ha ricevuto il ‘biglietto’ d’accesso nell’ambito Pantheon della musica. “Mi rendo conto - sono state le sue prime parole - quale onore sia essere qui stasera, e il privilegio di poter fare la musica che amo”. Poi  il rapper è passato al momento più emozionante del suo intervento:  “La musica mi ha praticamente salvato la vita. Cercherò di dirlo nella maniera meno dolorosa possibile, senza balbettare e tutto il resto. Probabilmente non sarei dovuto essere qui stasera per un paio di ragioni”. “Intanto - ha continuato - ero quasi morto di overdose nel 2007. E poi… Hailie, copriti le orecchie, perché le droghe erano fottutamente deliziose”.

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La telecamera ha inquadrato la figlia, che scuoteva la testa. “Fermi - ha continuato Eminem - io ne sono uscito, ma ho detto che erano deliziose, vero?”. Il rapper, che proprio nel periodo in cui sarebbe entrato nel tunnel della droga aveva conquistato l'Oscar come miglior colonna sonora oriiginale con Lose Yourself, ha poi glorificato il momento della rinascita, non solo artistica, che lo ha portato a lanciare altri dischi di successo e a esibirsi, a febbraio, al Super Bowl, aiutato nel periodo buio dal suo amico, il rapper Dr Dre. “Alla fine - ha raccontato Eminem - dovevo davvero trovare la mia strada e ci sono riuscito attraverso la musica. Sono grato di poter essere adesso qui e fare musica hip, perché, oh amici, mi piace molto”.

La cerimonia è stata celebrata con un brano d’apertura inciso nel ’99, My Name Is e seguito da Rap God e Sing for the Moment, ma la storia della sua ex dipendenza dalla droga ha finito per oscurare tutto il resto. Era il dicembre di quindici anni fa quando Eminem era stato ricoverato per un’overdose di metadone. Da tempo aveva ammesso la sua dipendenza da Vicodin, Valium, Ambien e metadone, un inferno chimico di psicofarmaci nato durante le riprese del film autobiografico 8 Mile, girato nel 2002. Nel 2011 il rapper aveva raccontato al magazine Rolling Stone: “Stavamo anche sedici ore sul set e alla fine avevamo una finestra di poche ore in cui potevi dormire. Un giorno venne qualcuno che mi passò un Ambien, e quello mi fece uscire fuori di testa”. “Fu come - aggiunse - scoprire di avere tutto il tempo a disposizione”. Eminem è stato a lungo in un centro di disintossicazione, ma è stato un percorso doloroso. “Mi ci è voluto molto tempo - ha raccontanto a settembre al Paul Pod podcast - perché il mio cervello riprendesse a funzionare”.